Sicurezza
ECONOMIA
Segnali di crisi nel commercio
Valentina Landucci
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Carlo Rizzoli e piazza Cavour a PortoferraioLa colpa in genere è degli affitti troppo alti. Ma incide anche il periodo di crisi, la diffusione della grande distribuzione, il cambiamento delle abitudini dei consumatori. E così il tessuto commerciale, quello dei piccoli negozi di vicinato, si impoverisce
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PORTOFERRAIO. Un fenomeno che colpisce anche Portoferraio dove non mancano le cessazioni di attività commerciali, anche se di rado si tratta di chiusure definitive.
Segnali di crisi. Più che di crisi a Portoferraio si potrebbe parlare di segnali di cambiamento in un contesto comunque vivace: solo in centro storico si contano 37 attività di pubblico esercizio (bar, pizzerie e ristoranti), e ben 93 attività commerciali di vicinato. Sul totale sono appena 4 o 5 i casi in cui i negozi chiudono i battenti e non li riaprono più. O quanto meno restano chiusi per lunghi periodi prima di essere sostituiti da altre attività. Per il resto si tratta di esercizi che passano di mano: dal padre al figlio, da un gestore all'altro. «Si tratta di segnali di cui tenere conto in un generale contesto di sofferenza delle attività commerciali - spiega l'assessore alle attività produttive, Carlo Rizzoli - ma è una dinamica generalizzata a livello nazionale, che riguarda in particolare certe tipologie commerciali ormai non più in grado di reggere la concorrenza della grande distribuzione. Ciò detto, dati alla mano, Portoferraio non si può dire una realtà in decadenza: il tessuto commerciale è vivo e i nostri sforzi, come amministrazione comunale, vanno nella direzione di promuovere iniziative di ulteriore valorizzazione e crescita». Il Comune, a prescindere da queste dinamiche, «sta mettendo in campo -spiega Rizzoli - uno sforzo congiunto, con i vari assessorati, per valorizzare il tessuto commerciale, in centro storico e nelle zone periferiche».
I dati. I numeri sono significativi. Al di là del centro storico nella zona di via Carducci, via Manganaro e aree limitrofe si registra la presenza di 39 esercizi pubblici e 140 attività commerciali di altra natura. Tra le Antiche Saline e Carpani 12 esercizi pubblici e 70 negozi di vario tipo. Nelle aree periferiche (sia in zona Biodola che nell'area di San Giovanni, Schiopparello, Magazzini e Bagnania) altre 48 attività tra bar, ristoranti e pizzerie, e 16 negozi di vicinato. Su tutto il territorio, infine, sono 17 le attività di media distribuzione (cioè supermercati e centri commerciali di dimensioni superiori a 250metri quadrati).
I progetti. «I numeri confermano che Portoferraio è una città viva - continua Rizzoli - e così dovrà continuare a essere. A questo scopo stiamo lavorando su diversi fronti per migliorare la qualità del nostro territorio». Maggiore pulizia delle strade in centro, riorganizzazione del servizio di raccolta dei rifiuti (con l'installazione di isole ecologiche al posto del porta a porta), promozione di eventi legati alle bellezze storiche e architettoniche ma anche alle eccellenze del territorio. Questi alcuni dei temi sui quali Rizzoli è al lavoro. «C'è già un accordo di massima con Slow Food - spiega l'assessore - con i produttori di vini elbani per l'organizzazione a dicembre del Mese dell'enogastronomia elbana».
Segnali di crisi. Più che di crisi a Portoferraio si potrebbe parlare di segnali di cambiamento in un contesto comunque vivace: solo in centro storico si contano 37 attività di pubblico esercizio (bar, pizzerie e ristoranti), e ben 93 attività commerciali di vicinato. Sul totale sono appena 4 o 5 i casi in cui i negozi chiudono i battenti e non li riaprono più. O quanto meno restano chiusi per lunghi periodi prima di essere sostituiti da altre attività. Per il resto si tratta di esercizi che passano di mano: dal padre al figlio, da un gestore all'altro. «Si tratta di segnali di cui tenere conto in un generale contesto di sofferenza delle attività commerciali - spiega l'assessore alle attività produttive, Carlo Rizzoli - ma è una dinamica generalizzata a livello nazionale, che riguarda in particolare certe tipologie commerciali ormai non più in grado di reggere la concorrenza della grande distribuzione. Ciò detto, dati alla mano, Portoferraio non si può dire una realtà in decadenza: il tessuto commerciale è vivo e i nostri sforzi, come amministrazione comunale, vanno nella direzione di promuovere iniziative di ulteriore valorizzazione e crescita». Il Comune, a prescindere da queste dinamiche, «sta mettendo in campo -spiega Rizzoli - uno sforzo congiunto, con i vari assessorati, per valorizzare il tessuto commerciale, in centro storico e nelle zone periferiche».
I dati. I numeri sono significativi. Al di là del centro storico nella zona di via Carducci, via Manganaro e aree limitrofe si registra la presenza di 39 esercizi pubblici e 140 attività commerciali di altra natura. Tra le Antiche Saline e Carpani 12 esercizi pubblici e 70 negozi di vario tipo. Nelle aree periferiche (sia in zona Biodola che nell'area di San Giovanni, Schiopparello, Magazzini e Bagnania) altre 48 attività tra bar, ristoranti e pizzerie, e 16 negozi di vicinato. Su tutto il territorio, infine, sono 17 le attività di media distribuzione (cioè supermercati e centri commerciali di dimensioni superiori a 250metri quadrati).
I progetti. «I numeri confermano che Portoferraio è una città viva - continua Rizzoli - e così dovrà continuare a essere. A questo scopo stiamo lavorando su diversi fronti per migliorare la qualità del nostro territorio». Maggiore pulizia delle strade in centro, riorganizzazione del servizio di raccolta dei rifiuti (con l'installazione di isole ecologiche al posto del porta a porta), promozione di eventi legati alle bellezze storiche e architettoniche ma anche alle eccellenze del territorio. Questi alcuni dei temi sui quali Rizzoli è al lavoro. «C'è già un accordo di massima con Slow Food - spiega l'assessore - con i produttori di vini elbani per l'organizzazione a dicembre del Mese dell'enogastronomia elbana».
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