Italia
L’ECONOMIA NEL TUNNEL
L'agricoltura ormai rischia il collasso
Luca Centini
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La crisi investe anche l’agricolturaUna crisi pesantissima, l'agricoltura in Val di Cornia rischia il collasso. Dai cereali, le cui quote sono scese fino a 13/14 euro, alle difficoltà legate al mercato del vino e dell'olio, fino al calo dell'ortofrutticolo che convoglia la maggior parte delle aziende del territorio
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PIOMBINO. Un crollo uniforme che rischia di mettere in ginocchio l'intero comparto dell'agricoltura locale, costringendo le aziende più piccole a chiudere i battenti e quelle più strutturate a limitare i danni, con il conseguente rischio per i posti di lavoro.
I continui sbalzi dei prezzi, soprattutto verso il basso, e la concorrenza impossibile con i prodotti provenienti da altri paesi hanno ridotto all'osso i margini di guadagno degli agricoltori, costretti sempre più spesso a lavorare in perdita per non chiudere l' attività.
«La crisi non fa differenze e ha investito tutti i settori - spiega Marino Geri, presidente della Cia Val di Cornia - le aziende più strutturate, che in precedenza hanno investito ingenti risorse sulla qualità dei prodotti, faticano a reggere il colpo. Le più piccole, molte delle quali a conduzione familiare sono già sull'orlo del baratro. Affidarsi alle vendite è impraticabile. Siamo preoccupati perché tanta gente preferisce non seminare e il governo non sta facendo niente per migliorare la situazione».
Se la crisi del comparto agricolo si estende su tutto il territorio toscano, assume toni più drammatici nella nostra zona, vero cuore pulsante della produzione regionale. I dati relativi al 2008 parlano chiaro: la Val di Cornia accoglie il 39,2% delle imprese agricole della provincia, regolarmente iscritte alla camera di commercio. Una cifra pesante, se si tiene conto che il settore dell'agricoltura rappresenta il 22,7% sul totale delle imprese iscritte alla camera di commercio provinciale. Si parla in tutto di 1149 aziende agricole attive sul territorio, di cui 355 a Piombino e 246 a Campiglia, a cui si aggiunge un sistema sviluppato di micro-imprese, solitamente a conduzione familiare. Le maggiori ricadute della crisi si sono assestate sul settore orto-frutticolo, il più sviluppato sui terreni della Val di Cornia (498 ettari dedicati alla coltura degli spinaci, 465 ettari di carciofi e 345 ettari di meloni». In tutto nel 2008 sono state 71.959 ore, suddivise tra dipendenti a tempo indeterminato e assunti a termine.
Un vasto sistema di imprese che rischia di sciogliersi di fronte alla crisi. «La collocazione dei prodotti di diverse aziende è garantita tramite il passaggio dalle cooperative locali - spiega Geri - rafforzare questi strumenti potrebbe essere una soluzione. Serve inoltre che gli enti continuino il percorso per valorizzare i prodotti, attraverso le certificazioni di qualità e di provenienza, che permettono ai produttori locali di distinguersi sul mercato».
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