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«Potrebbero esserci altri container»

Valentina Landucci
Il presidente Mario Tozzi
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Il presidente Mario Tozzi

«Potrebbero essercene altri, le ricerche devono continuare». Mario Tozzi, presidente del Parco dell'Arcipelago ne è convinto. Quel tratto di mare a dieci miglia a nord di Marciana Marina, proprio di fronte alle spiagge di San Vincenzo, dove lunedì i ricercatori del Nurc hanno trovato un container abbandonato e dal contenuto misterioso, potrebbe rivelarsi per Tozzi e per Legambiente una vera e propria discarica.

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PORTOFERRAIO. «Potrebbero essercene altri, le ricerche devono continuare». Mario Tozzi, presidente del Parco dell'Arcipelago ne è convinto. Quel tratto di mare a dieci miglia a nord di Marciana Marina, proprio di fronte alle spiagge di San Vincenzo, dove lunedì i ricercatori del Nurc hanno trovato un container abbandonato e dal contenuto misterioso, potrebbe rivelarsi per Tozzi e per Legambiente una vera e propria discarica.

Di fronte a questo tipo di scenario si aprono i primi interrogativi. Anzitutto chi riporterà in superficie il container per verificarne il contenuto, e come. Il Parco, in collaborazione con gli esperti del centro di ricerche sottomarine della Nato, ha già fatto la sua parte, facendosi carico di verificare la denuncia dal gruppo di ambientalisti tedeschi di Green Ocean che, a bordo della nave Thales, lo scorso 5 luglio, aveva avvisato una portacontainer maltese, la Toscana, con le gru in movimento in mare aperto. Ora spetta alle altre istituzioni, in primo luogo la procura, indicare la strada sulla quale procedere.

E qui c'è il secondo interrogativo: se esiste già un fascicolo in procura sulla vicenda segnalata dagli abientalisti di Green Ocean, e a cosa hanno portato le ricerche condotte fino ad oggi dalla nave Scialoja della marina militare. «A questo punto - aggiunge Umberto Mazzantini di Legambiente Arcipelago - non solo occorre capire cosa c'è dentro il container. Ma è essenziale proseguire con le ricerche in una zona che in questi anni potrebbe essere diventata una discarica. Proprio qui, per la natura dei fondali presenti e lo scarso traffico navale, avrebbero dovuto essere scaricati i fanghi di Piombino. Ci chiediamo a cosa abbiano portato fino a oggi le ricerche della Scialoja. Hanno trovato qualche altro container? E dove?».

Al momento però non ci sono risposte nè certezze. «Mi auguro che nel proseguire le ricerche - continua Mazzantini - si tenga conto delle indicazioni degli ambientalisti di Green Ocean. Se quel container è stato scaricato dalla nave maltese Toscana significa che stiamo parlando di un'imbarcazione che approfittando del vento forte si è lasciata trasportare alla deriva mentre caricava le gru di container poi finiti in mare. E questo spiegherebbe anche perchè il ritrovamento di lunedì è avvenuto a circa 900 metri dal punto nave indicato dall'equipaggio della Thales».

Recuperare il container, che per la verità neppure gli esperti del Parco e del Nurc si aspettavano di trovare in una zona comunque di passaggio e con un fondale relativamente basso, non dovrebbe essere un'operazione difficile. Ma occorre che qualcuno se ne faccia carico. «E a questo punto non può più essere il Parco» aggiunge Tozzi, che torna a sottolineare come grazie ai progetti scentifici dell'ente è stato possibile andare a verificare la fondatezza della denuncia del gruppo di ambientalisti tedeschi. «L'intera vicenda - continua Tozzi - è la dimostrazione della necessità che il Ministero finanzi la ricerca, assegni più risorse ai Parchi, efficaci guardiani dell'ambiente e del patriomonio naturalistico del nostro Paese».

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