Il Tirreno

Il degrado

Comel, tre anni e mezzo di degrado

Valentina Landucci
Alcune immagini di auto abbandonate e rifiuti sui marciapiedi
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Alcune immagini di auto abbandonate e rifiuti sui marciapiedi

Sono passati tre anni e mezzo dall'incendio che distrusse la Comel, l'aziende di elettromestici alle Antiche Saline andata in fumo nel giugno 2006. Tre anni e mezzo trascorsi invano

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PORTOFERRAIO. Sono passati tre anni e mezzo dall'incendio che distrusse la Comel, l'aziende di elettromestici alle Antiche Saline andata in fumo nel giugno 2006. Tre anni e mezzo trascorsi invano. Dei lavori di messa in sicurezza autorizzati dal Comune più di sei mesi fa non c'è traccia.
Così la Comel, o meglio quello che ne resta tra mura annerite, brandelli di tenda, resti metallici contorti dal fuoco, vetri e calcinacci, fa ancora mostra di sé nel cuore economico della città. Imprese, supermercati, negozi. Qui lavora l'Elba che non vive di turismo. O almeno non solo di quello. L'Elba produttiva 12 mesi l'anno. Ma le condizioni di questa realtà produttiva sono tutt'altro che confortanti. La Comel da un lato. Dall'altro sporcizia, degrado, abbandono. Un reticolo di strade che si affacciano sul mare e sugli approdi dei cantieri della zona. Centinaia di barche grandi e piccole, tante di proprietà di turisti affezionati all'isola che, per raggiungerle, devono attraversare un campo minato da discariche abusive, auto abbandonate, rottami depositati sulla pubblica via di fronte ad alcune attività commerciali decisamente meno attente di altre a tenere in ordine i piazzali delle proprie attività.
E' da qui che passa o dovrebbe passare lo sviluppo del territorio, legato anche al faraonico progetto del waterfront. Ma l'impressione non è quella di trovarsi in un'ordinata cittadina balneare che offre a residenti e ospiti i propri efficienti servizi.
Pochi metri dopo la zona del centro commerciale, che si affaccia sulla strada provinciale, c'è un parcheggio sterrato dove tra cumuli di vecchie gomme abbandonate, carcasse di auto e furgoni, divani e poltrone sventrati ci sono anche due roulotte rugginose ma, viste le pentole e i panni appesi fuori, chiaramente abitate. Tutt'intorno fanghiglia e erba alta dalla quale spuntano reti da letto, materassi e bombole del gas. Il tour per le strade del quartiere prosegue, poco più in là, con il piazzale di una ditta, probabilmente chiusa da tempo. Davanti una carcassa di quella che forse un tempo era una porta finestra, vecchi mobili, imballaggi e cavi elettrici. Qua e là marciapiedi impraticabili, invasi da rifiuti. C'è di tutto. Seggiolini di auto, lavatrici, televisori. In via del Giglio parabrezza, batterie, un forno a micronde, lamiere, vetri e calcinacci che rendono il passaggio non solo difficile ma anche pericoloso.
Come pericoloso, del resto, è il rudere della Comel. Entrare dentro l'edificio pericolante è un gioco da ragazzi. Lo potrebbe fare anche un bambino, chissà con quali conseguenze, però. I buchi neri di quelle che una volta erano finestre salutano il passaggio delle auto dirette a negozi e supermercati della zona. Uno scenario desolante al quale, chi lavora qui, ha forse fatto l'abitudine. Uno scenario tutt'altro che di benvenuto per i turisti che, se i lavori di ripristino tarderanno ancora, troveranno tale e quale anche il prossimo anno.

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