Sicurezza
PIOMBINO
Crac Donati, fisco pronto a collaborare
Luca Centini
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Gli uffici dell’Agenzia delle entrateGli imprenditori raggirati dovranno rispondere al debito Possibile però bloccare gli importi aggiuntivi in attesa della sentenza
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PIOMBINO. Sospensione delle sanzioni e rateizzazioni concordate per resistere allo «scossone». Sono le uniche, impervie strade a disposizione dei cittadini raggirati per limitare i danni causati dal crac finanziario che ha investito lo studio di consulenza fiscale di Riccardo Donati. La voragine finanziaria, secondo le ultime indicazioni, potrebbe assestarsi su un totale di almeno 5 milioni di euro.
Somme che il professionista ha omesso di versare mettendo in crisi 300 piccole e medie imprese, attive nel tessuto produttivo di Venturina e di altri comuni della zona.
Diversi clienti dello studio, finito nel mirino delle Fiamme Gialle, si sono già rivolti agli uffici dell'Agenzia delle entrate di Piombino per fare chiarezza su quanto accaduto, ottenendo informazioni sul percorso da intraprendere per mettersi in regola con il fisco. «Offriamo la massima collaborazione ai contribuenti coinvolti nella vicenda - spiegano dall'Agenzia delle entrate - siamo pronti ad analizzare i casi singolarmente e fare il possibile per venire a capo del problema».
La schiera di contribuenti raggirati potrà fare ben poco sul fronte del debito di imposta. Saranno loro stessi, secondo quanto confermato dall'Agenzia, a dover rispondere del debito con il fisco, disponendo della possibilità di rivalersi legalmente nei confronti del consulente.
I margini sono più ampi sotto l'aspetto del pagamento delle sanzioni, la cui entità stimata si attesta mediamente intorno al 30% della somma non versata. Cifre consistenti se si tiene conto che alcune aziende hanno debiti superiori ai 400mila euro. «In base alla legge 423 del 1995 il contribuente può richiedere, a determinate condizioni, la sospensione delle sanzioni fino a che il tribunale competente non emetterà una sanzione irrevocabile, presentando un'istanza all'Agenzia delle entrate - sostengono - a quel punto, accertate le responsabilità, sarà stabilito se le sanzioni saranno a carico del consulente o del cliente».
Per richiedere la sospensione delle sanzioni il contribuente, una volta ricevuta a domicilio la cartella di pagamento, deve dimostrare di essersi mosso per colmare il debito con il fisco, con un pagamento in unica soluzione o attraverso un percorso di rateizzazione concordato con Gerit, l'agenzia di riscossione. Altra condizione vincolante per poter usufruire della sospensione è certificare, tramite l'esibizione delle matrici degli assegni e le ricevute fiscali, di aver destinato i soldi per le imposte nelle mani del consulente fiscale. «Per chi ha pagato in contanti - commentano dall'Agenzia - il problema si complica qualora non fossero state rilasciate ricevute dettagliate. Dovendo ricondurre le causali dei pagamenti a somme ben precise, è importante che nelle ricevute siano indicati i compensi specifici, corrisposti per le diverse imposta».
Nel caso del crac dello studio Donati lo stretto rapporto di fiducia che si è instaurato con il professionista ha finito per ritorcersi contro agli stessi clienti che, in assenza di garanzie sulle cifre versate, sono stati beffati senza rendersene conto. «Occorre precisare che si tratta di casi eccezionali - spiegano dall'Agenzia delle entrate - la protezione dei contribuenti varia in relazione al rapporto e alla fiducia che si crea tra con il professionista. E' chiaro che mantenere una traccia dei pagamenti, tramite ricevute dettagliate, è un consiglio utile».
Difficile, secondo l'Agenzia, sfuggire ai controlli. «Eseguiamo controlli formali ogni anno, a campione vasto - spiegano - effettuare versamenti minimi per nascondere le irregolarità è solo un modo per prendere tempo, primo o poi le infrazioni vengono a galla. Lo stesso avviene compensando le denunce dei redditi con crediti inesistenti, puntualmente smascherati nei controlli svolti negli anni successivi».
Somme che il professionista ha omesso di versare mettendo in crisi 300 piccole e medie imprese, attive nel tessuto produttivo di Venturina e di altri comuni della zona.
Diversi clienti dello studio, finito nel mirino delle Fiamme Gialle, si sono già rivolti agli uffici dell'Agenzia delle entrate di Piombino per fare chiarezza su quanto accaduto, ottenendo informazioni sul percorso da intraprendere per mettersi in regola con il fisco. «Offriamo la massima collaborazione ai contribuenti coinvolti nella vicenda - spiegano dall'Agenzia delle entrate - siamo pronti ad analizzare i casi singolarmente e fare il possibile per venire a capo del problema».
La schiera di contribuenti raggirati potrà fare ben poco sul fronte del debito di imposta. Saranno loro stessi, secondo quanto confermato dall'Agenzia, a dover rispondere del debito con il fisco, disponendo della possibilità di rivalersi legalmente nei confronti del consulente.
I margini sono più ampi sotto l'aspetto del pagamento delle sanzioni, la cui entità stimata si attesta mediamente intorno al 30% della somma non versata. Cifre consistenti se si tiene conto che alcune aziende hanno debiti superiori ai 400mila euro. «In base alla legge 423 del 1995 il contribuente può richiedere, a determinate condizioni, la sospensione delle sanzioni fino a che il tribunale competente non emetterà una sanzione irrevocabile, presentando un'istanza all'Agenzia delle entrate - sostengono - a quel punto, accertate le responsabilità, sarà stabilito se le sanzioni saranno a carico del consulente o del cliente».
Per richiedere la sospensione delle sanzioni il contribuente, una volta ricevuta a domicilio la cartella di pagamento, deve dimostrare di essersi mosso per colmare il debito con il fisco, con un pagamento in unica soluzione o attraverso un percorso di rateizzazione concordato con Gerit, l'agenzia di riscossione. Altra condizione vincolante per poter usufruire della sospensione è certificare, tramite l'esibizione delle matrici degli assegni e le ricevute fiscali, di aver destinato i soldi per le imposte nelle mani del consulente fiscale. «Per chi ha pagato in contanti - commentano dall'Agenzia - il problema si complica qualora non fossero state rilasciate ricevute dettagliate. Dovendo ricondurre le causali dei pagamenti a somme ben precise, è importante che nelle ricevute siano indicati i compensi specifici, corrisposti per le diverse imposta».
Nel caso del crac dello studio Donati lo stretto rapporto di fiducia che si è instaurato con il professionista ha finito per ritorcersi contro agli stessi clienti che, in assenza di garanzie sulle cifre versate, sono stati beffati senza rendersene conto. «Occorre precisare che si tratta di casi eccezionali - spiegano dall'Agenzia delle entrate - la protezione dei contribuenti varia in relazione al rapporto e alla fiducia che si crea tra con il professionista. E' chiaro che mantenere una traccia dei pagamenti, tramite ricevute dettagliate, è un consiglio utile».
Difficile, secondo l'Agenzia, sfuggire ai controlli. «Eseguiamo controlli formali ogni anno, a campione vasto - spiegano - effettuare versamenti minimi per nascondere le irregolarità è solo un modo per prendere tempo, primo o poi le infrazioni vengono a galla. Lo stesso avviene compensando le denunce dei redditi con crediti inesistenti, puntualmente smascherati nei controlli svolti negli anni successivi».
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