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AMBIENTE

Gli elbani mobilitati per salvare le dune

Valentina Landucci
Veduta aerea del golfo di Lacona Nel cerchio la spiagga in vendita
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Veduta aerea del golfo di Lacona Nel cerchio la spiagga in vendita

Cinquemila metri quadrati di essenze autoctone rare messe in pericolo da scorribande di auto e moto, falò, rifiuti. Per tenere sotto controllo l'area delle dune, evitare che si trasformi in una discarica, proteggere la flora e la fauna che la caratterizzano, nasce l'idea di un azionariato popolare per salvare dal degrado e dal cemento l'ultima porzione di dune rimasta sulle spiagge dell'Elba. Serve mezzo milione di euro

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CAPOLIVERI. Azionariato popolare per ricomprare i gioielli di famiglia svenduti dallo Stato ai privati. O più semplicemente l'estremo tentativo di salvare dal degrado e dal cemento l'ultima porzione di dune rimasta sulle spiagge dell'Elba. Serve mezzo milione di euro. Una cifra che né il Parco dell'Arcipelago né il ministero dell'Ambiente possono permettersi. Ma forse gli elbani, tutti insieme, sì. E di fronte all'ennesimo caso di "svendita" del patrimonio naturalistico dell'isola nasce l'idea di una Fondazione di scopo per acquistare le dune.

Capoliveri, spiaggia di Lacona, cinquemila metri quadrati di terreno a pochi metri da una delle più gettonate spiagge elbane. Cinquemila metri quadrati di essenze autoctone rare messe in pericolo da scorribande di auto e moto, falò, rifiuti. Qualche anno fa il Demanio, per far cassa, ha venduto tutto a un imprenditore privato. Poi anche lui si è stancato di avere a che fare con un pezzo di terra comunque vincolato (rientra infatti nei confini del Parco). E decide di vendere. Due anni fa. Ma chi se lo compra un terreno così, sorvegliato speciale anche da parte dell'Ispra (l'istituto per la protezione e la ricerca ambientale)?

L'idea di andare da un notaio, costituire un comitato di scopo e cominciare a mettere insieme la cifra necessaria a salvare questo angolo di paradiso è di Francesco Mezzatesta, naturalista ex consulente del ministero dell'Ambiente e fondatore della Lipu. «Inutile recriminare sul passato - dice Mezzatesta - la situazione ci costringe a metterci in moto: parliamo di un'area di grandissimo valore ambientale che rischia di scomparire». «E una volta scomparsa - gli fa eco Franca Zanichelli, direttore del Parco - indietro non si torna.

Quello che serve è tenere sotto controllo l'area delle dune, evitare che si trasformi in una discarica, proteggere la flora e la fauna che la caratterizzano». Più facile a dirsi che a farsi senza mezzo milione in tasca. «Il Parco da solo non ce la fa - continua Zanichelli - ma un gruppo di persone si è fatto avanti per sostenere questa idea di azionariato popolare: pubblico e privato insieme per salvare le dune». Una prima volta per l'Elba e, se il progetto dovesse andare in porto, magari neanche l'ultima: di posti come Lacona "in svendita" ce ne sono diversi.

Dalle ex miniere di Rio Marina al promontorio che domina la spiaggia di Capo Bianco. «La zona dunale - nota Zanichelli - potrebbe essere un'attrazione in più per il turismo scolastico: già oggi è meta di escursioni didattiche che coinvolgono centinaia di bambini, organizzate in collaborazione con la cooperativa Arca».

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