Sicurezza
Portoferraio
Depurazione, rimborsi a rischio
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La sede di Asa a Portoferraio, l’azienda dovrà rimborsare agli utenti la tassa di depurazione non dovuta degli ultimi cinque anniI rimborsi della tassa di depurazione? Un illusione. A beneficiarne sarà una piccolissima parte degli elbani. E il motivo è semplice: per l'Ato - l'ambito terriotoriale ottimale che sovrintende alle politiche dell'acqua e della depurazione sul territorio - sull'isola gli impianti di depurazione ci sono
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PORTOFERRAIO. I rimborsi della tassa di depurazione? Un illusione. A beneficiarne sarà una piccolissima parte degli elbani. E il motivo è semplice: per l'Ato - l'ambito terriotoriale ottimale che sovrintende alle politiche dell'acqua e della depurazione sul territorio - sull'isola gli impianti di depurazione ci sono. Magari non sempre funzionanti a dovere. Ma tanto basta per negare i rimborsi.
Una vicenda che ruota intorno alla sentenza della Corte costituzionale secondo la quale la tassa di depurazione fino ad oggi imposta agli utenti che non usufruiscono del servizio - nei territori dove cioè non ci sono impianti di depurazione - è illegittima. Una decisione alla quale è seguito - a fine settembre - il decreto attuativo del ministro dell'ambiente, Stefania Prestigiacomo, che stabilisce tempi e modi di restituzione. E è su questo decreto che si gioca la partita elbana: un'isola dove gli scarichi delle fognature continuano a finire in mare. E che dunque - conti alla mano - potrebbe ricevere rimborsi per quasi 800mila euro: le tasse di depurazione indebitamente pagate per cinque anni.
Il fatto però che i liquami, prima di essere scaricati nelle acque cristalline del Parco nazionale dell'Arcipelago, vengano convogliati in una tubazione che - a norma di legge - percorre trecento metri sotto il mare prima di liberare i residui di fogna in mare, di per sé costituisce un impianto di depurazione. O almeno questa è l'interpretazione di Ato in relazione al decreto attuativo della Prestigiacomo. Dunque niente rimborso. A meno che l'utente non sia allacciato al tubone sottomarino. In quel caso la restituzione dei soldi è prevista. Non si sa quando, ma è prevista.
Anche in questo caso, comunque, non saranno gli enti che fino ad oggi hanno riscosso la tassa di depurazione a restituire il dovuto. Paradossalmente - ma del resto è quello che prevede il decreto - chi gode del servizio di depurazione e lo paga regolarmente vedrà lievitare la propria bolletta a favore di chi fino ad oggi ha pagato indebitamente quel contributo. In pratica gli elbani "attaccati" al tubone sottomarino o all'unico impianto esistente sull'isola (quello del Grigolo) e i contribuenti del continente pagheranno di più per rimborsare chi non usufruisce della depurazione.
Quando questo avverrà? Difficile stabilirlo - fanno sapere da Ato - perché anzitutto occorre capire chi ha diritto al rimborso. E in questo compito a dare una mano all'Ambito territoriale ottimale sarà l'Asa, il gestore del servizio idrico sul territorio. L'azienda precisa che in questi anni, stando alle norme in vigore, era inevitabile che tutti pagassero la depurazione pur senza usufruirne. La modifica alla norma è arrivata solo con la sentenza della Consulta e i rimborsi dipenderanno 8dalle modalità attuative del decreto ministeriale - spiega Asa - nonché dai dati trasmessi da parte dello stesso gestore del servizio idrico a Ato. Spetterà all'Autorità d'ambito attivarsi per individuare i clienti che dovranno essere rimborsati».
Una vicenda che ruota intorno alla sentenza della Corte costituzionale secondo la quale la tassa di depurazione fino ad oggi imposta agli utenti che non usufruiscono del servizio - nei territori dove cioè non ci sono impianti di depurazione - è illegittima. Una decisione alla quale è seguito - a fine settembre - il decreto attuativo del ministro dell'ambiente, Stefania Prestigiacomo, che stabilisce tempi e modi di restituzione. E è su questo decreto che si gioca la partita elbana: un'isola dove gli scarichi delle fognature continuano a finire in mare. E che dunque - conti alla mano - potrebbe ricevere rimborsi per quasi 800mila euro: le tasse di depurazione indebitamente pagate per cinque anni.
Il fatto però che i liquami, prima di essere scaricati nelle acque cristalline del Parco nazionale dell'Arcipelago, vengano convogliati in una tubazione che - a norma di legge - percorre trecento metri sotto il mare prima di liberare i residui di fogna in mare, di per sé costituisce un impianto di depurazione. O almeno questa è l'interpretazione di Ato in relazione al decreto attuativo della Prestigiacomo. Dunque niente rimborso. A meno che l'utente non sia allacciato al tubone sottomarino. In quel caso la restituzione dei soldi è prevista. Non si sa quando, ma è prevista.
Anche in questo caso, comunque, non saranno gli enti che fino ad oggi hanno riscosso la tassa di depurazione a restituire il dovuto. Paradossalmente - ma del resto è quello che prevede il decreto - chi gode del servizio di depurazione e lo paga regolarmente vedrà lievitare la propria bolletta a favore di chi fino ad oggi ha pagato indebitamente quel contributo. In pratica gli elbani "attaccati" al tubone sottomarino o all'unico impianto esistente sull'isola (quello del Grigolo) e i contribuenti del continente pagheranno di più per rimborsare chi non usufruisce della depurazione.
Quando questo avverrà? Difficile stabilirlo - fanno sapere da Ato - perché anzitutto occorre capire chi ha diritto al rimborso. E in questo compito a dare una mano all'Ambito territoriale ottimale sarà l'Asa, il gestore del servizio idrico sul territorio. L'azienda precisa che in questi anni, stando alle norme in vigore, era inevitabile che tutti pagassero la depurazione pur senza usufruirne. La modifica alla norma è arrivata solo con la sentenza della Consulta e i rimborsi dipenderanno 8dalle modalità attuative del decreto ministeriale - spiega Asa - nonché dai dati trasmessi da parte dello stesso gestore del servizio idrico a Ato. Spetterà all'Autorità d'ambito attivarsi per individuare i clienti che dovranno essere rimborsati».
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