Lutto
piombino
Il cimitero medievale può nascondere la cattedrale perduta
Cecilia Cecchi
Per gli studiosi la prima chiesa dedicata a San Cerbone si troverebbe sotto la vasta area funeraria
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PIOMBINO. Certo non si cerca la tomba di Tutankhamon, ma qui da noi trovare l'antica cattedrale di San Cerbone - V/VI secolo - avrebbe un effetto altrettanto forte. «Valutiamo la possibilità - dice Alfonso Forgione, Università dell'Aquila, sullo scavo di San Cerbone Nuovo - di trovare tracce dell'antica costruzione, una volta liberata l'area».
Liberata l'area da centinaia di persone sepolte proprio qui. Si tratta di cristiani, a testimonianza di un terreno considerato sacro praticamente sempre (ben prima c'erano gli etruschi). Vicino alla cappella "strati" di ossa.
«Uomini, donne, bambini, senza esclusione - prosegue Forgione - Importante solo la vicinanza col luogo di culto. Secondo il periodo dell'inumazione le tombe diventano più accurate».
Tanti, in questi giorni, gli archeologi - neo laureati o studenti - da diverse Università italiane, sui punti di scavo a ridosso del mare. Ma al centro dell'attenzione non ci sono più solo etruschi o i romani.
Queste sono le indagini archeologiche nel sito denominato "cappella di San Cerbone", condotte da Fabio Redi - cattedra di archeologia medievale dell'università dell'Aquila - in collaborazione con Andrea Camilli, ispettore della Soprintendenza archeologica della Toscana. Lavoro iniziato nel 2006, col finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno e il contributo dell'associazione Amici di Populonia.
In principio, cioè nel 1998, le operazioni di ricerca della "cattedrale perduta" erano partite nei pressi dell'abitato di Populonia. Poi grazie anche a un'intuizione di Riccardo Francovich le ricerche si sono spostate più vicino al mare.
«San Cerbone, vescovo africano - riprende Forgione - fonda la diocesi a Populonia. La tardiva attestazione di una pieve di Porto Baratti nel 1298, insieme alla testimonianza di resti di una chiesa dedicata a San Giuliano, sulla battigia del golfo tramandataci verso la metà del XVI secolo dal monaco domenicano Agostino del Riccio più la carta del 1589 già nell'archivio arcivescovile di Siena (che raffigura una chiesa sull'arenile), costituiscono i presupposti che hanno innescato le indagini archeologiche nell'area occupata dalla cappella settecentesca».
Un'urgenza puntare l'attenzione, da Populonia etrusca e romana, alle vicende che riguardano il territorio dalla diffusione del Cristianesimo a tutto il Medioevo.
I documenti sono frammentari, si parla di un'area in stato di abbandono. Centro che non esiste più, abitazioni sparse. Bisogna far luce sulle fasi tardo antiche perché ben altro che di un'area disabitata racconta l'archeologia funeraria del sito medievale.
«Nelle precedenti campagne di scavo sono state ritrovate strutture appartenenti a una chiesa di età compresa tra XI e il XII secolo e un edificio di cui non si è stabilito l'uso del X-XI secolo - spiega Forgione - Bisogna poi valutare quanto fatto dall'aggressione del mare».
Oltre 250 le sepolture già individuate.
«Adulti, bambini, uomini e donne - conferma - non troviamo gran corredo funerario, però i molti sedimenti di vario materiale (tra cui ceramica) dimostrano la presenza, più a monte, di un insediamento abitativo importante». Insomma nel 1200 la vita a Baratti c'era, eccome. Mentre il pericolo longobardi - ben noto pure a San Cerbone - incombeva e la gente si spostava in collina. I "resti" di stoviglie d'uso e quant'altro venivano portati al mare dalla pioggia, finendo per formare strati sulle tombe.
«Se consideriamo che la quantità di inumazioni va moltiplicata almeno per altri tre lati dell'edificio di culto - conclude Forgione - si va oltre un migliaio di sepolture segno che la popolazione del territorio era consistente. C'era la volontà di seppellire qui, un terreno sacro che è stato meglio organizzata col passare dei secoli. Abbiamo trovato tombe in lastre di pietra». Più che una speranza, ormai, riuscire, alla fine, a trovare anche l'antica cattedrale di Populonia.
Liberata l'area da centinaia di persone sepolte proprio qui. Si tratta di cristiani, a testimonianza di un terreno considerato sacro praticamente sempre (ben prima c'erano gli etruschi). Vicino alla cappella "strati" di ossa.
«Uomini, donne, bambini, senza esclusione - prosegue Forgione - Importante solo la vicinanza col luogo di culto. Secondo il periodo dell'inumazione le tombe diventano più accurate».
Tanti, in questi giorni, gli archeologi - neo laureati o studenti - da diverse Università italiane, sui punti di scavo a ridosso del mare. Ma al centro dell'attenzione non ci sono più solo etruschi o i romani.
Queste sono le indagini archeologiche nel sito denominato "cappella di San Cerbone", condotte da Fabio Redi - cattedra di archeologia medievale dell'università dell'Aquila - in collaborazione con Andrea Camilli, ispettore della Soprintendenza archeologica della Toscana. Lavoro iniziato nel 2006, col finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno e il contributo dell'associazione Amici di Populonia.
In principio, cioè nel 1998, le operazioni di ricerca della "cattedrale perduta" erano partite nei pressi dell'abitato di Populonia. Poi grazie anche a un'intuizione di Riccardo Francovich le ricerche si sono spostate più vicino al mare.
«San Cerbone, vescovo africano - riprende Forgione - fonda la diocesi a Populonia. La tardiva attestazione di una pieve di Porto Baratti nel 1298, insieme alla testimonianza di resti di una chiesa dedicata a San Giuliano, sulla battigia del golfo tramandataci verso la metà del XVI secolo dal monaco domenicano Agostino del Riccio più la carta del 1589 già nell'archivio arcivescovile di Siena (che raffigura una chiesa sull'arenile), costituiscono i presupposti che hanno innescato le indagini archeologiche nell'area occupata dalla cappella settecentesca».
Un'urgenza puntare l'attenzione, da Populonia etrusca e romana, alle vicende che riguardano il territorio dalla diffusione del Cristianesimo a tutto il Medioevo.
I documenti sono frammentari, si parla di un'area in stato di abbandono. Centro che non esiste più, abitazioni sparse. Bisogna far luce sulle fasi tardo antiche perché ben altro che di un'area disabitata racconta l'archeologia funeraria del sito medievale.
«Nelle precedenti campagne di scavo sono state ritrovate strutture appartenenti a una chiesa di età compresa tra XI e il XII secolo e un edificio di cui non si è stabilito l'uso del X-XI secolo - spiega Forgione - Bisogna poi valutare quanto fatto dall'aggressione del mare».
Oltre 250 le sepolture già individuate.
«Adulti, bambini, uomini e donne - conferma - non troviamo gran corredo funerario, però i molti sedimenti di vario materiale (tra cui ceramica) dimostrano la presenza, più a monte, di un insediamento abitativo importante». Insomma nel 1200 la vita a Baratti c'era, eccome. Mentre il pericolo longobardi - ben noto pure a San Cerbone - incombeva e la gente si spostava in collina. I "resti" di stoviglie d'uso e quant'altro venivano portati al mare dalla pioggia, finendo per formare strati sulle tombe.
«Se consideriamo che la quantità di inumazioni va moltiplicata almeno per altri tre lati dell'edificio di culto - conclude Forgione - si va oltre un migliaio di sepolture segno che la popolazione del territorio era consistente. C'era la volontà di seppellire qui, un terreno sacro che è stato meglio organizzata col passare dei secoli. Abbiamo trovato tombe in lastre di pietra». Più che una speranza, ormai, riuscire, alla fine, a trovare anche l'antica cattedrale di Populonia.
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