La manifestazione
Porto Azzurro
Mirco Mencacci ospite di Cine27
Francesca Lenzi
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Mirco Mencacci domani ospite di Cine27 a Porto AzzurroMirco Mencacci, 48 anni, artista non vedente e autore del suono per film come "Le fate ignoranti" e "La finestra di fronte" di Ozpetek, o "La meglio gioventù" di Giordana, sarà domani al carcere di Porto Azzurro, ospite di "Cine27"
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PORTO AZZURRO. Mirco Mencacci, 48 anni, artista non vedente e autore del suono per film come "Le fate ignoranti" e "La finestra di fronte" di Ozpetek, o "La meglio gioventù" di Giordana, sarà domani al carcere di Porto Azzurro, ospite di "Cine27".
Un'iniziativa di "Samarcanda", finanziata da Cesvot, con il patrocinio del Comune e in cooperazione con la direzione carceraria.
È mai entrato in una prigione?
«No, infatti ho una certa curiosità, anche se vorrei; mi sembra di mancare di rispetto per coloro che ci vivono, tuttavia credo sia una dimensione che spesso immaginiamo, ma difficilmente riusciamo a cogliere la verità al di là del muro».
Montatore del suono, tecnico del suono...Cosa fa effettivamente?
«Non esiste in italiano un termine per definire il mio lavoro; in inglese si dice "sound designer", ovvero progettista del suono. Sono molte le attività e i contesti in cui opero. Ad esempio per i film, partendo da una sceneggiatura cerco di immaginare l'acustica; come il regista crea i suoi quadri visivi, così io concepisco le inquadrature sonore, al fine di rendere le emozioni della pellicola».
Cos'è il suono?
«Arriva con il senso che più usiamo; nonostante si pensi sempre alla vista come percezione più presente, è l'udito la sensazione più partecipe. Sentiamo di notte, quando gli occhi sono chiusi, nel grembo materno, ancor prima di nascere. L'udito riceve, poi il cervello seleziona; anche nel linguaggio comune, spesso è più rilevante il tono vocale, rispetto alle parole dette. Il suono ha un'importanza fortissima, non solo per me, che ne ho fatta una professione, ma per tutti. È il contatto più potente che abbiamo; dopo l'amore, è tutto».
Un'iniziativa di "Samarcanda", finanziata da Cesvot, con il patrocinio del Comune e in cooperazione con la direzione carceraria.
È mai entrato in una prigione?
«No, infatti ho una certa curiosità, anche se vorrei; mi sembra di mancare di rispetto per coloro che ci vivono, tuttavia credo sia una dimensione che spesso immaginiamo, ma difficilmente riusciamo a cogliere la verità al di là del muro».
Montatore del suono, tecnico del suono...Cosa fa effettivamente?
«Non esiste in italiano un termine per definire il mio lavoro; in inglese si dice "sound designer", ovvero progettista del suono. Sono molte le attività e i contesti in cui opero. Ad esempio per i film, partendo da una sceneggiatura cerco di immaginare l'acustica; come il regista crea i suoi quadri visivi, così io concepisco le inquadrature sonore, al fine di rendere le emozioni della pellicola».
Cos'è il suono?
«Arriva con il senso che più usiamo; nonostante si pensi sempre alla vista come percezione più presente, è l'udito la sensazione più partecipe. Sentiamo di notte, quando gli occhi sono chiusi, nel grembo materno, ancor prima di nascere. L'udito riceve, poi il cervello seleziona; anche nel linguaggio comune, spesso è più rilevante il tono vocale, rispetto alle parole dette. Il suono ha un'importanza fortissima, non solo per me, che ne ho fatta una professione, ma per tutti. È il contatto più potente che abbiamo; dopo l'amore, è tutto».
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