La protesta
PORTOFERRAIO
«Inaccettabili le condizioni su Toremar»
Valentina Landucci
I conti non tornano. Sul fronte delle garanzie per i lavoratori e su quello della salvaguardia dei servizi pubblici. Transitando da Roma a Firenze la Toremar perde dipendenti, si accolla debiti e resta a secco di risorse per il rinnovo della flotta. Un quadro preoccupante che provoca l'immediata reazione di sindaci elbani e sindacati, pronti a dare battaglia.
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PORTOFERRAIO. I conti non tornano. Sul fronte delle garanzie per i lavoratori e su quello della salvaguardia dei servizi pubblici. Transitando da Roma a Firenze la Toremar perde dipendenti, si accolla debiti e resta a secco di risorse per il rinnovo della flotta. Un quadro preoccupante che provoca l'immediata reazione di sindaci elbani e sindacati, pronti a dare battaglia.
L'unica buona notizia è che da ieri è ufficiale il passaggio della Toremar dallo Stato alla Regione. Sono le condizioni del passaggio a essere condiderate, dai più, inaccettabili.
La questione sociale. In primo luogo perché l'accordo con Roma "scarica" i lavoratori precari. Persone, spiega Agostino Salsa della Filt Cgil, che da almeno 10 anni svolgono un lavoro indispensabile per garantire i servizi minimi di collegamento. Qualche numero: per assicurare le corse Tormar servono 187 marittimi. Ma negli accordi tra Stato e Regione ne vengono "passati" solo 161. Ne mancano 26 all'appello: quei 26 precari indispensabili per i servizi ma malauguratamente privi di un contratto a tempi indeterminato. Tradotto: meno marittimi, meno corse, meno servizi. «A nostro avviso - spiega Salsa - il personale precario deve essere considerato nell'organico indispensabile per far viaggiare le navi. E questo non è in discussione. Per tutte le altre questioni aspettiamo il confronto con la Regione il programma la prossima settimana». Il rischio che meno marittimi sia sinonimo di meno servizi infiamma il dibattito politico. «Scaricare i precari è socialmente inaccettabile - tuona Roberto Peria, sindaco di Portoferraio - questa operazione sembra lasciar intendere che il governo stia preparando il terreno al privato».
La questione economica. A creare qualche perplessità sono poi le condizioni economiche del passaggio di Toremar alla Regione che riceve in dote una compagnia con pochissime risorse per il rinnovo della flotta e 18 milioni di euro di debiti.
«Apprezzo l'atteggiamento e il senso di responsabilità della Regione - afferma il sindaco di Rio Elba, Danilo Alessi - ma questa prospettiva è la chiara dimostrazione che il governo abbandona l'Elba a se stessa e la penalizza. Le istituzioni non possono accettare questa logica, serve subito fare qualcosa».
La pesante eredità, di fatto, andrebbe a gravare le procedure di gara per l'affidamento dei servizi di trasporto pubblico. Quale privato vorrebbe farsi carico di una compagnia con navi vecchie e debiti in banca?
«Quel che è peggio - aggiunge Peria - è in questo modo non c'è futuro né per i lavoratori né per gli elbani. Senza possibilità di investimenti, indispensabili nello scenario dei prossimi 12 anni, è impossibile pensare a un servizio efficacie». Piuttosto debiti e taglio dei finanziamenti aprono la strada, lascia intendere il sindaco, ad una procedura fallimentare.
Più cauto ma non meno allarmato il sindaco di Rio Marina, Francesco Bosi. «Mi preoccupa - afferma - il fatto che alcune questioni fondamentali siano tutt'ora irrisolte o rimandate. E mi riferisco sia alla mancanza di garanzie o di necessari ammortizzatori sociali per il personale, sia al tema dei debiti che gravano su Toremar, risorse che avrebbero potuto essere destinate alla nuova flotta».
Un approfondimento tecnico sul futuro della compagnia, alla luce delle condizioni dettate dal governo, è stato fatto anche dall'Autorità portuale. «Siamo di fronte a una tappa fondamentale di un percorso tecnico - afferma Paola Mancuso - al quale la Regione ha lavorato con convinzione per superare non poche difficoltà. Sarebbe un grave errore perdere la possibilità di ragionare in un contesto più vicino al territorio nel momento in cui dovranno essere definiti i servizi minimi».
L'unica buona notizia è che da ieri è ufficiale il passaggio della Toremar dallo Stato alla Regione. Sono le condizioni del passaggio a essere condiderate, dai più, inaccettabili.
La questione sociale. In primo luogo perché l'accordo con Roma "scarica" i lavoratori precari. Persone, spiega Agostino Salsa della Filt Cgil, che da almeno 10 anni svolgono un lavoro indispensabile per garantire i servizi minimi di collegamento. Qualche numero: per assicurare le corse Tormar servono 187 marittimi. Ma negli accordi tra Stato e Regione ne vengono "passati" solo 161. Ne mancano 26 all'appello: quei 26 precari indispensabili per i servizi ma malauguratamente privi di un contratto a tempi indeterminato. Tradotto: meno marittimi, meno corse, meno servizi. «A nostro avviso - spiega Salsa - il personale precario deve essere considerato nell'organico indispensabile per far viaggiare le navi. E questo non è in discussione. Per tutte le altre questioni aspettiamo il confronto con la Regione il programma la prossima settimana». Il rischio che meno marittimi sia sinonimo di meno servizi infiamma il dibattito politico. «Scaricare i precari è socialmente inaccettabile - tuona Roberto Peria, sindaco di Portoferraio - questa operazione sembra lasciar intendere che il governo stia preparando il terreno al privato».
La questione economica. A creare qualche perplessità sono poi le condizioni economiche del passaggio di Toremar alla Regione che riceve in dote una compagnia con pochissime risorse per il rinnovo della flotta e 18 milioni di euro di debiti.
«Apprezzo l'atteggiamento e il senso di responsabilità della Regione - afferma il sindaco di Rio Elba, Danilo Alessi - ma questa prospettiva è la chiara dimostrazione che il governo abbandona l'Elba a se stessa e la penalizza. Le istituzioni non possono accettare questa logica, serve subito fare qualcosa».
La pesante eredità, di fatto, andrebbe a gravare le procedure di gara per l'affidamento dei servizi di trasporto pubblico. Quale privato vorrebbe farsi carico di una compagnia con navi vecchie e debiti in banca?
«Quel che è peggio - aggiunge Peria - è in questo modo non c'è futuro né per i lavoratori né per gli elbani. Senza possibilità di investimenti, indispensabili nello scenario dei prossimi 12 anni, è impossibile pensare a un servizio efficacie». Piuttosto debiti e taglio dei finanziamenti aprono la strada, lascia intendere il sindaco, ad una procedura fallimentare.
Più cauto ma non meno allarmato il sindaco di Rio Marina, Francesco Bosi. «Mi preoccupa - afferma - il fatto che alcune questioni fondamentali siano tutt'ora irrisolte o rimandate. E mi riferisco sia alla mancanza di garanzie o di necessari ammortizzatori sociali per il personale, sia al tema dei debiti che gravano su Toremar, risorse che avrebbero potuto essere destinate alla nuova flotta».
Un approfondimento tecnico sul futuro della compagnia, alla luce delle condizioni dettate dal governo, è stato fatto anche dall'Autorità portuale. «Siamo di fronte a una tappa fondamentale di un percorso tecnico - afferma Paola Mancuso - al quale la Regione ha lavorato con convinzione per superare non poche difficoltà. Sarebbe un grave errore perdere la possibilità di ragionare in un contesto più vicino al territorio nel momento in cui dovranno essere definiti i servizi minimi».
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