Sicurezza
FRATTURA TRA I METALMECCANICI
Il contratto divide i sindacati
Valeria Parrini
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Renda (seduto) e Fagioli. Sopra operai in uscita dalla LucchiniFrattura scomposta tra Fiom da un lato, Fim e Uilm dall'altro. A dividere i tre sindacati dei metalmeccanici (nella zona le tute blu sono oltre 4.000) è la firma del contratto. L'organizzazione della Cgil, ieri, non ha siglato l'ipotesi d'intesa con Federmeccanica. Ed è pronta ad impugnarla, contestandone la validità giuridica
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PIOMBINO. Frattura scomposta tra Fiom da un lato, Fim e Uilm dall'altro. A dividere i tre sindacati dei metalmeccanici (nella zona le tute blu sono oltre 4.000) è la firma del contratto. L'organizzazione della Cgil, ieri, non ha siglato l'ipotesi d'intesa con Federmeccanica. Ed è pronta ad impugnarla, contestandone la validità giuridica. Fim e Uilm, invece, ne parlano in termini del tutto positivi. Passeranno al referendum. Ma solo per gli iscritti.
Di cosa si parla. L'intesa prevede un aumento medio, per un quinto livello, di 110 euro lordi in tre anni. Così: dal primo gennaio prossimo, 28 euro al mese, 40 dall'anno dopo e 42 dal 2012.
«Complessivamente, solo tre euro in meno rispetto ai 110 che si hanno moltiplicando i sei punti d'inflazione previsti dall'Ipco nel prossimo triennio, per il parametro fissato dei 18 euro e 88. Il contratto li acquisisce in prospettiva di un'inflazione che potrebbe anche non esserci», commenta il segretario della Uilm, Vincenzo Renda, ieri seduto al tavolo della stretta finale.
Non è l'unico punto ritenuto qualificante. Renda aggiunge l'istituzione del fondo di solidarietà a carico delle imprese e, volontariamente, dei lavoratori. E poi, l'aumento della percentuale che le aziende versano per la previdenza integrativa Cometa. «Non dimentichiamo l'elemento perequativo, valido dove non c'è contrattazione di secondo livello. Ora - chiude - la somma è di 260 euro annui. Abbiamo ottenuto 15 euro in più al mese, pari ad un incremento di 195 euro».
«Senza scambi». Soddisfazione palese anche in casa Fim. Il segretario provinciale, Fausto Fagioli, dice: «Per la prima volta da molto tempo a questa parte, abbiamo rinnovato il contratto prima della scadenza, senza scioperi e una tantum, senza compromettere diritti, aumentare orari, peggiorare la normativa vigente».
E ancora: «Questa intesa migliora le tutele, salvaguarda dall'inflazione come mai negli ultimi quindici anni. Come leggo il no della Fiom? In chiave politica. Non di merito. Nel 2008 le linee guida sulla contrattazione furono firmate unitariamente. Poi è cambiato governo e la Cgil, ma soprattutto la Fiom, ha fatto marcia indietro».
Tutti alle urne. Nel comunicato affisso nelle bacheche degli stabilimenti, la Fiom parla degli aumenti salariali più bassi mai ottenuti dalla categoria. Praticamente insussistenti per il primo anno. «Il comitato centrale è convocato per il 20 ottobre. Lì decideremo le azioni da intraprendere», commenta il segretario provinciale, Luciano Gabrielli. «Penso che dovremmo chiedere alle aziende la non applicazione delle deroghe ed un salario diverso da quello concordato. Resta il fatto che fino ad ora è stato negato un diritto democratico. Devono potersi esprimere tutti. Fim e Uilm sono disponibili a fare assemblee unitarie e un referendum generale, non circoscritto ai loro tesserati?».
Con i vertici nazionali, la Fiom contesta in primo luogo la legittimità e l'efficacia giuridica dell'intesa «sottoscritta in palese violazione delle regole contenute nel protocollo del 23 luglio 1993 e nello stesso contratto collettivo nazionale di lavoro 2008. Protocollo e contratto che sono ancora pienamente vigenti ed efficaci - prosegue il sindacato - non essendo mai stato disdetto il primo, e non essendo ancora scaduto il secondo che è in vigore fino a tutto il 2011».
A fine 2009, infatti, scade solo il primo biennio economico «ed eventualmente è solo questa la negoziazione oggi legittima. Modifiche e integrazioni dell'attuale sistema contrattuale, e del contratto nazionale vigente - conclude la Fiom - possono essere effettuate solo con il consenso di tutte le parti che hanno stipulato gli accordi stessi».
Di cosa si parla. L'intesa prevede un aumento medio, per un quinto livello, di 110 euro lordi in tre anni. Così: dal primo gennaio prossimo, 28 euro al mese, 40 dall'anno dopo e 42 dal 2012.
«Complessivamente, solo tre euro in meno rispetto ai 110 che si hanno moltiplicando i sei punti d'inflazione previsti dall'Ipco nel prossimo triennio, per il parametro fissato dei 18 euro e 88. Il contratto li acquisisce in prospettiva di un'inflazione che potrebbe anche non esserci», commenta il segretario della Uilm, Vincenzo Renda, ieri seduto al tavolo della stretta finale.
Non è l'unico punto ritenuto qualificante. Renda aggiunge l'istituzione del fondo di solidarietà a carico delle imprese e, volontariamente, dei lavoratori. E poi, l'aumento della percentuale che le aziende versano per la previdenza integrativa Cometa. «Non dimentichiamo l'elemento perequativo, valido dove non c'è contrattazione di secondo livello. Ora - chiude - la somma è di 260 euro annui. Abbiamo ottenuto 15 euro in più al mese, pari ad un incremento di 195 euro».
«Senza scambi». Soddisfazione palese anche in casa Fim. Il segretario provinciale, Fausto Fagioli, dice: «Per la prima volta da molto tempo a questa parte, abbiamo rinnovato il contratto prima della scadenza, senza scioperi e una tantum, senza compromettere diritti, aumentare orari, peggiorare la normativa vigente».
E ancora: «Questa intesa migliora le tutele, salvaguarda dall'inflazione come mai negli ultimi quindici anni. Come leggo il no della Fiom? In chiave politica. Non di merito. Nel 2008 le linee guida sulla contrattazione furono firmate unitariamente. Poi è cambiato governo e la Cgil, ma soprattutto la Fiom, ha fatto marcia indietro».
Tutti alle urne. Nel comunicato affisso nelle bacheche degli stabilimenti, la Fiom parla degli aumenti salariali più bassi mai ottenuti dalla categoria. Praticamente insussistenti per il primo anno. «Il comitato centrale è convocato per il 20 ottobre. Lì decideremo le azioni da intraprendere», commenta il segretario provinciale, Luciano Gabrielli. «Penso che dovremmo chiedere alle aziende la non applicazione delle deroghe ed un salario diverso da quello concordato. Resta il fatto che fino ad ora è stato negato un diritto democratico. Devono potersi esprimere tutti. Fim e Uilm sono disponibili a fare assemblee unitarie e un referendum generale, non circoscritto ai loro tesserati?».
Con i vertici nazionali, la Fiom contesta in primo luogo la legittimità e l'efficacia giuridica dell'intesa «sottoscritta in palese violazione delle regole contenute nel protocollo del 23 luglio 1993 e nello stesso contratto collettivo nazionale di lavoro 2008. Protocollo e contratto che sono ancora pienamente vigenti ed efficaci - prosegue il sindacato - non essendo mai stato disdetto il primo, e non essendo ancora scaduto il secondo che è in vigore fino a tutto il 2011».
A fine 2009, infatti, scade solo il primo biennio economico «ed eventualmente è solo questa la negoziazione oggi legittima. Modifiche e integrazioni dell'attuale sistema contrattuale, e del contratto nazionale vigente - conclude la Fiom - possono essere effettuate solo con il consenso di tutte le parti che hanno stipulato gli accordi stessi».
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