Il dolore
Partono le ricerche tra l'Elba e Capraia
Federico Lazzotti
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La motovedetta ScialojaAl lavoro la Scialoja in collaborazione con i Noe di Grosseto
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LIVORNO. La caccia alla nave dei veleni al largo di Livorno è partita. L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze e diretta dal sostituto procuratore Ettore Squillace Greco in collaborazione con il Ministero e le Procure di Paola e Livorno dovrà accertare se - come sostiene il pentito della 'ndrangheta Francesco Fonti - esista una discarica di rifiuti tossici sui fondali tra Livorno e La Spezia, nel triangolo che comprende Gorgona, Capraia e Isola d'Elba. In particolare - spiega il pentito che ha rivelato la presenza del relitto Cunsky al largo di Cetraro, nel Mar Ionio - si tratterebbe di una nave mercantile che «trasportava scorie tossiche di un'industria farmaceutica del Nord».
Se e quando è stata affondata, e soprattutto che cosa trasportasse, dovranno accertarlo i rilievi della motovedetta Scialoja della Capitaneria di porto in collaborazione con i Noe di Grosseto. Mentre è non molto probabile che il pentito venga ascoltato di nuovo dal procuratore di Paola Bruno Giordano proprio su questa vicenda. Ora, invece, toccherà ai militari verificare attraverso radar ecoscandagli e sonar la presunta presenza sul fondale della nave dei veleni.
Due i limiti alle ricerche: l'estensione della zona da controllare e la profondità a cui effettuare i rilievi. Il pattugliamento, infatti, si estenderà in un'area molto vasta, di oltre quaranta miglia quadrate, e le strumentazioni della Scialoja non possono scendere sotto i trecento metri di profondità. In alcuni tratti, come nel canale tra Capraia e Gorgona, gli abissi superano invece i mille metri.
Gli inquirenti mantengono la bocca cucita, ma una certezza ci sarebbe. E riguarderebbe la presunta natura dei rifiuti. Secondo il pentito, infatti, sarebbero tossici. Per gli investigatori si tratterebbe - nal caso esistessero - di rifiuti sì, ma speciali. Due i particolari che indicano questa strada. Il primo riguarda le conseguenze. Infatti se si trattasse di rifiuti radioattivi, come quelli trovati in Calabria, o tossici, negli ultimi anni ci sarebbe stata una moria di pesce nello specchio d'acqua dove sarebbe affondata la nave, che invece non c'è stata. Il secondo riguarda, invece, le testimonianze dei pescatori che negli anni Novanta nella zona indicata da Fonti spesso pescavano bidoni con dentro olii esausti, bulloni e resti di auto.
Se e quando è stata affondata, e soprattutto che cosa trasportasse, dovranno accertarlo i rilievi della motovedetta Scialoja della Capitaneria di porto in collaborazione con i Noe di Grosseto. Mentre è non molto probabile che il pentito venga ascoltato di nuovo dal procuratore di Paola Bruno Giordano proprio su questa vicenda. Ora, invece, toccherà ai militari verificare attraverso radar ecoscandagli e sonar la presunta presenza sul fondale della nave dei veleni.
Due i limiti alle ricerche: l'estensione della zona da controllare e la profondità a cui effettuare i rilievi. Il pattugliamento, infatti, si estenderà in un'area molto vasta, di oltre quaranta miglia quadrate, e le strumentazioni della Scialoja non possono scendere sotto i trecento metri di profondità. In alcuni tratti, come nel canale tra Capraia e Gorgona, gli abissi superano invece i mille metri.
Gli inquirenti mantengono la bocca cucita, ma una certezza ci sarebbe. E riguarderebbe la presunta natura dei rifiuti. Secondo il pentito, infatti, sarebbero tossici. Per gli investigatori si tratterebbe - nal caso esistessero - di rifiuti sì, ma speciali. Due i particolari che indicano questa strada. Il primo riguarda le conseguenze. Infatti se si trattasse di rifiuti radioattivi, come quelli trovati in Calabria, o tossici, negli ultimi anni ci sarebbe stata una moria di pesce nello specchio d'acqua dove sarebbe affondata la nave, che invece non c'è stata. Il secondo riguarda, invece, le testimonianze dei pescatori che negli anni Novanta nella zona indicata da Fonti spesso pescavano bidoni con dentro olii esausti, bulloni e resti di auto.
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