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Dalmine, la Regione contro la chiusuraConvocata l'azienda

Dalmine, la Regione contro la chiusuraConvocata l'azienda

L'assessore al lavoro Simoncini incontra i sindacati «Disponibili a confrontarci su demanio e bonifiche»

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PIOMBINO. La Regione convocherà di dirigenti della Dalmine per un incontro da tenersi prima del 19 ottobre. Questa la decisione che è scaturita ieri dal vertice che si è svolto a Firenze tra l'assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini e i sindacati, durante il quale è stata ribadita la contrarietà al piano presentato dalla Tenaris-Dalmine che prevede un taglio di 1.024 posti di lavoro su circa 2.800, con la chiusura del tubificio piombinese che occupa ora 124 persone.
«Faremo presente all'azienda la nostra posizione - ha dichiarato Simoncini - manifestando anche la disponibilità a confrontarci sulle questioni del demanio e delle bonifiche. Sulla base dell'incontro, valuteremo poi la possibilità di un tavolo nazionale in cui chiedere un impegno al governo. La Regione si muoverà subito a sostegno dei lavoratori e della salvaguardia della presenza Tenaris-Dalmine sul territorio. Nel consiglio regionale di mercoledì ribadiremo questa posizione».
«Con l'assessorato regionale all'ambiente - ha aggiunto Simoncini - proseguiremo l'interlocuzione con il ministero sulla modalità e sui tempi delle bonifiche».
Soddisfatti i sindacati. «Il problema vero - ha sottolineato il segretario della Fiom Luciano Gabrielli - è che la Dalmine dovrà cambiare opinione e continuare ad investire nel settore dei tubi medio-piccoli che vuole abbandonare alla concorrenza cinese. Questo permetterebbe di fare a Piombino quel polo logistico che l'azienda aveva in programma».
Ma sulla vicenda Dalmine conto economico, investimenti e costo delle bonifiche si intrecciano. L'azienda dice di perdere 4 milioni di euro all'anno a Piombino, a cui si aggiungono circa 25 milioni che dovrebbe pagare tra danno ambientale e bonifiche. Così il sindacato parla anche della necessità di raggiungere «un miglior equilibrio sui costi delle bonifiche».
«Non sono le bonifiche il problema cruciale - sostiene però il sindaco Gianni Anselmi - ma quello della politica industriale e del ruolo dello stabilimento di Piombino nel gruppo. La strumentalizzazione dell'azienda è evidente e sindacati, opinioni pubblica ed istituzioni non devono cadere nel tranello pensando che la questione sia solo quella delle bonifiche».
La pressione insomma, secondo il sindaco, deve essere in questo momento sul Gruppo Rocca e non sulle istituzioni, perché il vero problema è «la riqualificazione strategica del sito di Piombino». Così secondo Anselmi «il miglioramento degli equilibri non va disgiunto dall'efficacia degli interventi ambientali». Ma ricorda anche che «le istituzioni non hanno mai smesso di lavorare, anche prima che il problema lo ponesse la Dalmine, perché il ministero ridimensionasse il progetto Mise, ritenendo inutile, anzi addirittura dannoso dal punto di vista ambientale, prolungare il sistema di palancolatura fino alla foce del Cornia. Si può dunque tornare a discutere sulle bonifiche senza mettere discussione l'obiettivo, anche perché va ricordato un punto essenziale: gli investimenti dell'azienda sarebbero scorporati dal costo del risanamento ambientale» (g.p)

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