La protesta
Il processo
Processo al padre del bimbo che rimase ucciso giocandocon una pistola incustodita
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Il giudice MarinaiE' stato rinviato a giudizio il padre del bimbo di sei anni che nel gennaio del 2007 fa rimase ucciso dal proiettile esploso maneggiando la calibro 38 del babbo. La decisione è stata presa del giudice Gianmarco Marinai nell'udienza preliminare che si è svolta ieri al Tribunale di Livorno dopo che il pubblico ministero Carla Bianco non aveva dato il consenso alla richiesta di patteggiamento presentata dall'avvocato Fausto Bianchi
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SAN VINCENZO. E' stato rinviato a giudizio il padre del bimbo di sei anni che nel gennaio del 2007 fa rimase ucciso dal proiettile esploso maneggiando la calibro 38 del babbo. La decisione è stata presa del giudice Gianmarco Marinai nell'udienza preliminare che si è svolta ieri al Tribunale di Livorno dopo che il pubblico ministero Carla Bianco non aveva dato il consenso alla richiesta di patteggiamento presentata dall'avvocato Fausto Bianchi, non giudicando congrua la proposta di una condanna a un anno e due mesi per omicidio colposo e omessa custodia dell'arma.
Alessandro Laffi, 32enne sanvincenzino, dovrà così rivivere in aula, nel processo fissato per gennaio 2010, quella tragica domenica del 2007. Il giovane possedeva una pistola e di notte la teneva nel comodino, dopo una drammatica aggressione subìta dal padre nella sua villa di San Vincenzo da parte di una banda di ladri. Laffi ha sempre sostenuto che aveva l'intenzione di riporre la 38 in un armadietto blindato, come faceva di solito. Solo che quel giorno, sovrappensiero, invece l'appoggiò sul piano della credenza, in soggiorno. Dimenticandola lì, dal mattino, dove rimase fino a metà pomeriggio, quando il piccolo Riccardo la prese scambiandola per un'arma giocattolo. Il padre era sul divano, non vedeva il figlioletto perché giocava alle sue spalle, ma era tranquillo perché lo sentiva lì vicino, e non si era accorto che aveva impugnato l'arma. Il bimbo faticando a maneggiare quella pistola per lui così pesante si appoggiò la canna all'addome, e col pollice tirò il grilletto sparandosi: Riccardo morì due ore dopo il ricovero a Villamarina. (cloz)
Alessandro Laffi, 32enne sanvincenzino, dovrà così rivivere in aula, nel processo fissato per gennaio 2010, quella tragica domenica del 2007. Il giovane possedeva una pistola e di notte la teneva nel comodino, dopo una drammatica aggressione subìta dal padre nella sua villa di San Vincenzo da parte di una banda di ladri. Laffi ha sempre sostenuto che aveva l'intenzione di riporre la 38 in un armadietto blindato, come faceva di solito. Solo che quel giorno, sovrappensiero, invece l'appoggiò sul piano della credenza, in soggiorno. Dimenticandola lì, dal mattino, dove rimase fino a metà pomeriggio, quando il piccolo Riccardo la prese scambiandola per un'arma giocattolo. Il padre era sul divano, non vedeva il figlioletto perché giocava alle sue spalle, ma era tranquillo perché lo sentiva lì vicino, e non si era accorto che aveva impugnato l'arma. Il bimbo faticando a maneggiare quella pistola per lui così pesante si appoggiò la canna all'addome, e col pollice tirò il grilletto sparandosi: Riccardo morì due ore dopo il ricovero a Villamarina. (cloz)
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