Il dolore
Intervento dell’Asl
Acqua con troppo mercurio
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Uno scorcio della fabbrica Lucchini a PiombinoPer l'approvigionamento vengono utilizzati pozzi alla Vignarca indipendenti dalla rete pubblica. E l'Asl, con gli operatori del servizio di Medicina del lavoro, interviene con le sue prescrizioni
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PIOMBINO. Troppo mercurio nell'acqua utilizzata in due degli spogliatoi funzionanti nello stabilimento Lucchini. E l'Asl, con gli operatori del servizio di Medicina del lavoro, interviene con le sue prescrizioni. «A scopo strettamente precauzionale», rilevano alcune fonti per chiarire subito dopo che «la situazione, oltre ad essere sotto controllo, non presenta elementi particolari di rischio». Nel frattempo, le docce e i rubinetti continuano ad essere usati regolarmente.
La situazione fuori norma risulta circoscritta agli spogliatoi dei reparti Lam 1 e Lam 2. La vicenda è iniziata con il campionamento delle acque usate, provenienti da uno della ventina di pozzi di Vignarca destinati esclusivamente ad usi industriali. Niente a che vedere, dunque, con l'acquedotto che approvvigiona le nostre case.
Le analisi sono state eseguite dopo la segnalazione di alcuni lavoratori che accusavano eritemi e prurito. I tecnici di Medicina del lavoro hanno deciso di integrare i test ordinari con altre analisi per la ricerca di metalli pesanti.
Complessivamente i risultati del laboratorio sono stati tranquillizzanti e rispettosi dei parametri fissati dalla normativa. Tranne che per il mercurio. Trattandosi di un metallo pesante tossico, l'Asl ha chiesto alla Lucchini di introdurre fonti di approvvigionamento alternative nell'arco di 15 giorni per rifornire d'acqua gli spogliatoi. Troppo pochi, secondo la Lucchini, che di giorni ne ha chiesti 180. Servirebbero ad allacciare i due spogliatoi ad una rete idrica diversa.
Quando, nell'aprile dello scorso anno, a causa di un guasto all'impianto di clorazione si registrò un problema di inquinamento da batteri colifecali in un altro spogliatoio della fabbrica, i bagni furono chiusi e la fase di emergenza affrontata con le autopompe dell'Asa. Stavolta, però, l'intervento appare più complicato.
V.P.
La situazione fuori norma risulta circoscritta agli spogliatoi dei reparti Lam 1 e Lam 2. La vicenda è iniziata con il campionamento delle acque usate, provenienti da uno della ventina di pozzi di Vignarca destinati esclusivamente ad usi industriali. Niente a che vedere, dunque, con l'acquedotto che approvvigiona le nostre case.
Le analisi sono state eseguite dopo la segnalazione di alcuni lavoratori che accusavano eritemi e prurito. I tecnici di Medicina del lavoro hanno deciso di integrare i test ordinari con altre analisi per la ricerca di metalli pesanti.
Complessivamente i risultati del laboratorio sono stati tranquillizzanti e rispettosi dei parametri fissati dalla normativa. Tranne che per il mercurio. Trattandosi di un metallo pesante tossico, l'Asl ha chiesto alla Lucchini di introdurre fonti di approvvigionamento alternative nell'arco di 15 giorni per rifornire d'acqua gli spogliatoi. Troppo pochi, secondo la Lucchini, che di giorni ne ha chiesti 180. Servirebbero ad allacciare i due spogliatoi ad una rete idrica diversa.
Quando, nell'aprile dello scorso anno, a causa di un guasto all'impianto di clorazione si registrò un problema di inquinamento da batteri colifecali in un altro spogliatoio della fabbrica, i bagni furono chiusi e la fase di emergenza affrontata con le autopompe dell'Asa. Stavolta, però, l'intervento appare più complicato.
V.P.
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