Il Tirreno

PIOMBINO

Dalmine, sciopero contro la chiusura

Si ferma il tubificio, volantinaggi ai mercati e un gazebo informativo

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PIOMBINO. Lavoratori Dalmine in sciopero contro la chiusura del tubificio annunciata dall'azienda. Le Rsu e le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm hanno deciso di esaurire il pacchetto di 10 ore di sciopero nella giornata di oggi. I dipendenti del primo turno incroceranno le braccia dalle ore 9 alle 14 e saranno impegnati in attività di volantinaggio nei mercati settimanali di Venturina e Follonica. Nel secondo turno sciopero dalle 18 alle 22, i lavoratori allestiranno un gazebo informativo in piazza Gramsci fino alle 20.

La grave situazione dello stabilimento Dalmine è stata discussa nel corso del consiglio comunale, con un ordine del giorno, approvato all'unanimità, che «non accetta la logica delle dismissioni da parte di Tenaris e chiede al sindaco e alla giunta di adoperarsi con ogni sistema affinché il pericolo di chiusura sia scongiurato». Richiesta inoltre la convocazione di un consiglio straordinario urgente per affrontare i temi in gioco.

Intanto i consiglieri regionali dell'Udc, Giuseppe Del Carlo, Marco Carraresi e Luca Titoni hanno presentato un'interrogazione urgente in consiglio regionale chiedendo al presidente Claudio Martini «di conoscere se è in possesso di informazioni più precise sulla vicenda della Dalmine» e inoltre «quali misure urgenti intende assumere la Regione per sostenere la produzione e l'occupazione dello stabilimento» e se «intende porre la situazione all'attenzione del governo, data la criticità del territorio di Piombino, già duramente colpito dalla crisi. Tutte le forze politiche locali e nazionali - ha aggiunto Del Carlo nel suo intervento - devono stringersi attorno ai lavoratori, sostenendo qualsiasi iniziativa in difesa dei posti di lavoro».

Forte preoccupazione e solidarietà ai lavoratori viene espressa anche dal Pd Val di Cornia, per voce del responsabile lavoro della segreteria Daniele Mercati: «Il gruppo Tenaris, scavalcando ogni logica di concertazione, ha presentato un piano inaccettabile. Le motivazioni legate al costo delle bonifiche e degli oneri demaniali usati dall'azienda ci sembrano strumentali, su questi temi c'è stata più volte la disponibilità dei sindacati e delle amministrazioni regionali, provinciali e locali per trovare soluzioni percorribili. Crediamo - aggiunge Mercati - che debbano essere attivati tavoli di trattativa nazionale tra sindacati e azienda allo scopo di tutelare i diritti e le prospettive degli operai».

Per la Cgil non sarà la chiusura della Dalmine a risolvere il problema delle bonifiche. «Il problema del risanamento di quel territorio industriale non scompare licenziando i lavoratori - spiega il responsabile di zona Cgil, Giuseppe Bartoletti - il risanamento resterà in carico, almeno in parte, alla proprietà attuale. Non accetteremo quindi la chiusura dello stabilimento - continua - invece di usare i lavoratori come forma di pressione per altri problemi, sarebbe opportuno costruire un percorso che garantisca la produzione nello stabilimento e confermi la scelta già annunciata del polo logistico».

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