Sicurezza
fondali dell’Alto Tirreno
Il Parco a caccia delle navi dei veleni
Valentina Landucci
I contorni non sono ancora definiti, come neppure il ruolo che in questa vicenda giocheranno da un lato la magistratura e dall'altro gli enti pubblici. Ma è chiaro che sulle rivelazioni del pentito Francesco Fonti relative alla possibile presenza, nelle acque dell'alto Tirreno, di navi dei veleni il Parco dell'Arcipelago non intende stare con le mani in mano
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PORTOFERRAIO. I contorni non sono ancora definiti, come neppure il ruolo che in questa vicenda giocheranno da un lato la magistratura e dall'altro gli enti pubblici. Ma è chiaro che sulle rivelazioni del pentito Francesco Fonti relative alla possibile presenza, nelle acque dell'alto Tirreno, di navi dei veleni il Parco dell'Arcipelago non intende stare con le mani in mano.
«Siamo preoccupati - spiega la direttrice dell'ente Parco, Franca Zanichelli - si tratta di notizie sconcertanti rispetto alle quali dobbiamo agire con la massima cautela, nel rispetto dei ruoli istituzionali».
Ciò non vuol dire che l'ente non si attiverà, là dove dovesse essercene la possibilità. «Siamo troppo piccoli e con poche risorse - spiega Zanichelli - ma possiamo mettere a disposizione, a tutela del nostro mare, i rapporti di collaborazione avviati nell'ambito del progetto Argomarine. I partner con i quali abbiamo avviato una collaborazione per mettere a punto il sistema di controllo contro l'inquinamento da idrocarburi hanno gli strumenti adeguati per offrire un supporto al controllo dei fondali».
«Metteremo a disposizione le competenze maturate dal Parco - continua il presidente dell'ente, Mario Tozzi - perché possano essere utili a livello regionale e nazionale». Non è ancora chiaro se anche il mare toscano sia stato contaminato da rifiuti radioattivi o di altra natura. Per Tozzi, tuttavia, l'intera vicenda deve rappresentare un monito per l'Italia. «Un Paese che sceglie di affidarsi al nucleare - afferma - deve anche chiedersi dove smaltire le scorie. Abbiamo visto che fine hanno fatto quelle prodotte fino a oggi».
Eccetto forse il probabile coinvolgimento della "Scajola" la nave per le ricerche scientifiche dalla Capitaneria di Porto, della campagna di ricerche nelle acque del Tirreno non sono ancora stati resi noti tempi e modi. Sia perché l'indagine in corso non ha ancora dato i suoi frutti rispetto alla possibile collocazione di un relitto contenente rifiuti tossici, sia perché gli enti stanno probabilmente adoperandosi per programmare iniziative.
«Il Parco - continua Zanichelli - è riuscito ad attivare una serie di rapporti positivi con soggetti in grado di intervenire là dove fosse richiesto un contributo di uomini e mezzi per far fronte a questa emergenza. Come detto dobbiamo essere cauti, evitare allarmismi ma al contempo essere attenti per cooperare là dove ci venga richiesto».
«Siamo preoccupati - spiega la direttrice dell'ente Parco, Franca Zanichelli - si tratta di notizie sconcertanti rispetto alle quali dobbiamo agire con la massima cautela, nel rispetto dei ruoli istituzionali».
Ciò non vuol dire che l'ente non si attiverà, là dove dovesse essercene la possibilità. «Siamo troppo piccoli e con poche risorse - spiega Zanichelli - ma possiamo mettere a disposizione, a tutela del nostro mare, i rapporti di collaborazione avviati nell'ambito del progetto Argomarine. I partner con i quali abbiamo avviato una collaborazione per mettere a punto il sistema di controllo contro l'inquinamento da idrocarburi hanno gli strumenti adeguati per offrire un supporto al controllo dei fondali».
«Metteremo a disposizione le competenze maturate dal Parco - continua il presidente dell'ente, Mario Tozzi - perché possano essere utili a livello regionale e nazionale». Non è ancora chiaro se anche il mare toscano sia stato contaminato da rifiuti radioattivi o di altra natura. Per Tozzi, tuttavia, l'intera vicenda deve rappresentare un monito per l'Italia. «Un Paese che sceglie di affidarsi al nucleare - afferma - deve anche chiedersi dove smaltire le scorie. Abbiamo visto che fine hanno fatto quelle prodotte fino a oggi».
Eccetto forse il probabile coinvolgimento della "Scajola" la nave per le ricerche scientifiche dalla Capitaneria di Porto, della campagna di ricerche nelle acque del Tirreno non sono ancora stati resi noti tempi e modi. Sia perché l'indagine in corso non ha ancora dato i suoi frutti rispetto alla possibile collocazione di un relitto contenente rifiuti tossici, sia perché gli enti stanno probabilmente adoperandosi per programmare iniziative.
«Il Parco - continua Zanichelli - è riuscito ad attivare una serie di rapporti positivi con soggetti in grado di intervenire là dove fosse richiesto un contributo di uomini e mezzi per far fronte a questa emergenza. Come detto dobbiamo essere cauti, evitare allarmismi ma al contempo essere attenti per cooperare là dove ci venga richiesto».
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