Il Tirreno

«No alla chiusura della Dalmine»

Il corteo di lavoratori che ieri ha percorso un tratto della Geodetica per protesta contro la ventilata chiusura dello stabilimento
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Il corteo di lavoratori che ieri ha percorso un tratto della Geodetica per protesta contro la ventilata chiusura dello stabilimento

Corteo di protesta dei lavoratori, dopo il piano dell'azienda che prevede la chiusura del tubificio piombinese. Già deciso un pacchetto di dieci ore di sciopero che ogni stabilimento gestirà autonomamente. A Piombino, le prime quattro ore sono state programmate per venerdì, insieme ad una nuova manifestazione con un probabile blocco della portineria della fabbrica

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PIOMBINO. I lavoratori della Dalmine hanno dato ieri la prima risposta al piano dell'azienda che prevede la chiusura del tubificio piombinese, nel quadro di un taglio complessivo di 1.024 unità delle 2.814 attualmente occupate negli stabilimenti del gruppo. Dopo un'assemblea che si è svolta all'interno della fabbrica, i lavoratori hanno formato un corteo lungo la strada Geodetica.

Il traffico in entrata ed in uscita dalla città ha subito un forte rallentamento per circa un'ora e mezza, ma non è stato mai interrotto. A portare la propria solidarietà ai lavoratori anche il sindaco Gianni Anselmi. I sindacati rifiutano con decisione la prospettiva di chiusura del tubificio piombinese, ma intendono portare avanti una battaglia unitaria di tutti i lavoratori del gruppo per costringere l'azienda ha rivedere complessivamente il pesante piano di tagli presentato lunedì a Bergamo.

«Se l'azienda vuole un accordo - ha dichiarato il segretario della Fiom Luciano Gabrielli - deve rinunciare all'ipotesi di chiusura di qualsiasi stabilimento». Secondo Gabrielli, Tenaris deve anche rinunciare ai progetti di delocalizzazione di attività produttive, come sta avvenendo per quelle di Costa Volpino in parte già trasferite in Romania.

Anche per il segretario della Fim Fausto Fagioli «la trattativa non può che partire dalla rinuncia di qualsiasi progetto di chiusura di stabilimenti. Una battaglia che il coordinamento sindacale ha deciso di portare avanti unitariamente contro il piano complessivo». Il coordinamento ha già deciso un pacchetto di dieci ore di sciopero che ogni stabilimento gestirà autonomamente. A Piombino le prime quattro ore sono state programmate per venerdì, insieme ad una nuova manifestazione con un probabile blocco della portineria della fabbrica.

Numerose intanto le prese di posizione e gli attestati di solidarietà ai lavoratori della Dalmine. Per Ezio Locatelli, segretario del Prc di Bergamo, e Alessandro Favilli, responsabile nazionale del lavoro industriale del Prc, «più che un piano industriale, quello presentato dalla Dalmine è un piano di macelleria occupazionale, il cui risultato sarebbe la riduzione di un terzo dell'attuale organico».
Anche per il Pdci si tratta di «un piano di estrema gravità del tutto insostenibile». Preoccupato anche il segretario dell'Udc Luigi Coppola, che mette soprattutto in discussione le motivazioni addotte dall'azienda alla decisione di chiudere il tubificio anche per gli alti oneri delle bonifiche e della messa in sicurezza della falda idrica. Sulla vicenda l'Udc un'interpellanza in consiglio comunale e un'interrogazione in Regione.
G.P.

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