Gioco
Due cugine divise dall'emigrazione unite nel segno di Capoliveri
Rosella Fascetti
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A sinistra Pauline Chelini, accanto la cugina Pauline CorsettiDue storie di vita che hanno in comune la lontanza dalla terra d'origine. Due cugine, una nata in Australia ed una in America, che si ritrovano dopo 70 anni. In mezzo l'avventura, piena di dolore e di speranza, di una famiglia di migranti elbani. Una delle tante, tantissime, che dalla fine dell'Ottocento decise di abbandonare l'isola
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CAPOLIVERI. Due storie di vita che hanno in comune la lontanza dalla terra d'origine. Due cugine, una nata in Australia ed una in America, che si ritrovano dopo 70 anni. In mezzo l'avventura, piena di dolore e di speranza, di una famiglia di migranti elbani. Una delle tante, tantissime, che dalla fine dell'Ottocento decise di abbandonare l'isola per cercare fortuna in continente e, in molti casi, anche molto più lontano. In questo caso un storia a lieto fine: un abbraccio desiderato a lungo e reso possibile anche grazie alle nuove tecnologie.
Protagoniste di quella avventura che attraversa tutto il globo, dall'America all'Australia, Pauline Corsetti, 67 anni, e Pauline Chelini, 73. Figlie di due fratelli, Orlando e Maria, che negli anni Venti, con la valigia mezza vuota e il cuore pieno di ricordi e di speranza, prendono la via del mare.
La mamma di Pauline Corsetti, Maria Chelini, lasciò Capoliveri pochi anni dopo il matrimonio per raggiungere il marito a Innisfail, nel Nord dell'Australia. «Erano tempi duri - racconta Paoline - in guerra gli italiani erano considerati nemici. In quegli anni abitavamo in delle specie di campi di concentramento». Dopo la guerra la famiglia si trasferisce a Melburne dove la giovane Pauline conosce il futuro marito, Remo Ruggeri, di origine abruzzese. Remo, durante un viaggio in Italia dai parenti, passa a salutare la famiglia della fidanzata all'Elba. «Si è innamorato dell'isola - racconta Pauline - e quando è tornato mi ha detto: "quando ci sposiamo andiamo a abitare a Capoliveri"». E così è andata. Nel 1972 un ramo della famiglia fa ritorno a casa. In Australia restano due zii di Pauline, Gaetano e Giuseppe. Il resto della dinastia Chelini, invece, è dall'altra parte del mondo: in America.
Il capostipite dei Chelini americani è Orlando, papà di Pauline che oggi, a 73 anni, ha attraversato l'oceano per conoscere di persona la cugina. «Mio zio arrivò in America come militare, a bordo di una nave della Marina - continua Pauline - e lì è rimasto come clandestino, ha messo su un'impresa tessile e ha avuto fortuna. Dava lavoro ai capoliveresi immigrati come lui».
Orlando e Maria, a distanza di migliaia di chilometri, si tengono in contatto scrivendosi per oltre sessanta anni. Fino alla morte, avvenuta per entrambi nello stesso anno, il 1988. A quel punto è Pauline Corsetti a continuare a mantenere il legame, prima con la zia americana, poi con la cugina che non ha mai visto di persona. «Negli ultimi tempi abbiamo scoperto skype - racconta - e con la webcam ci siamo anche viste. Mia cugina ha sempre desiderato vedere Capoliveri, conoscere i luoghi dove era cresciuto suo padre». E così, pochi giorni fa, dalla Florida (dove si è ritirata a vivere dopo essere cresciuta a New York) Pauline Chelini ha preso un aereo per l'Italia. Il 21 settembre alle ore 8,00 del mattino le due cugine si sono incontrate all'aeroporto di Fiumicino. Poche ore dopo lo sbarco a Portoferraio e l'arrivo a Capoliveri da dove, ottanta anni prima, i Chelini era partiti.
Protagoniste di quella avventura che attraversa tutto il globo, dall'America all'Australia, Pauline Corsetti, 67 anni, e Pauline Chelini, 73. Figlie di due fratelli, Orlando e Maria, che negli anni Venti, con la valigia mezza vuota e il cuore pieno di ricordi e di speranza, prendono la via del mare.
La mamma di Pauline Corsetti, Maria Chelini, lasciò Capoliveri pochi anni dopo il matrimonio per raggiungere il marito a Innisfail, nel Nord dell'Australia. «Erano tempi duri - racconta Paoline - in guerra gli italiani erano considerati nemici. In quegli anni abitavamo in delle specie di campi di concentramento». Dopo la guerra la famiglia si trasferisce a Melburne dove la giovane Pauline conosce il futuro marito, Remo Ruggeri, di origine abruzzese. Remo, durante un viaggio in Italia dai parenti, passa a salutare la famiglia della fidanzata all'Elba. «Si è innamorato dell'isola - racconta Pauline - e quando è tornato mi ha detto: "quando ci sposiamo andiamo a abitare a Capoliveri"». E così è andata. Nel 1972 un ramo della famiglia fa ritorno a casa. In Australia restano due zii di Pauline, Gaetano e Giuseppe. Il resto della dinastia Chelini, invece, è dall'altra parte del mondo: in America.
Il capostipite dei Chelini americani è Orlando, papà di Pauline che oggi, a 73 anni, ha attraversato l'oceano per conoscere di persona la cugina. «Mio zio arrivò in America come militare, a bordo di una nave della Marina - continua Pauline - e lì è rimasto come clandestino, ha messo su un'impresa tessile e ha avuto fortuna. Dava lavoro ai capoliveresi immigrati come lui».
Orlando e Maria, a distanza di migliaia di chilometri, si tengono in contatto scrivendosi per oltre sessanta anni. Fino alla morte, avvenuta per entrambi nello stesso anno, il 1988. A quel punto è Pauline Corsetti a continuare a mantenere il legame, prima con la zia americana, poi con la cugina che non ha mai visto di persona. «Negli ultimi tempi abbiamo scoperto skype - racconta - e con la webcam ci siamo anche viste. Mia cugina ha sempre desiderato vedere Capoliveri, conoscere i luoghi dove era cresciuto suo padre». E così, pochi giorni fa, dalla Florida (dove si è ritirata a vivere dopo essere cresciuta a New York) Pauline Chelini ha preso un aereo per l'Italia. Il 21 settembre alle ore 8,00 del mattino le due cugine si sono incontrate all'aeroporto di Fiumicino. Poche ore dopo lo sbarco a Portoferraio e l'arrivo a Capoliveri da dove, ottanta anni prima, i Chelini era partiti.
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