Il Tirreno

Via alla centrale a biomasse

Luca Centini
Un’immagine della centrale a biomasse realizzata nella zona di Montegemoli
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Un’immagine della centrale a biomasse realizzata nella zona di Montegemoli

Dopo le polemiche, la Seca ora è soddisfatta: motori in funzione ma nessuno se ne è accorto

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PIOMBINO. Ha prodotto il primo megawatt di energia a metà aprile, e fra due mesi dovrebbe marciare a pieno regime. La nuova centrale elettrica a biomasse liquide, realizzata dalla società Seca nell'area industriale di Montegemoli, è già una realta importante nel tessuto energetico nazionale, una delle poche in Italia di queste dimensioni, la prima in Toscana. L'impianto, realizzato con un investimento di circa 27 milioni di euro, è riconducibile alla Sider Piombino di Bruno Pietrini.
L'attività della centrale è inziata senza clamore, con le polemiche accese durante la fase di progettazione che sembrano essersi dissolte. «La centrale è operativa, ma nessuno se n'è accorto - spiegano dalla società Seca - nessun cittadino si è lamentato per rumori, emissioni o problemi di altro genere. Ciò rende l'idea di quanto le polemiche dei mesi scorsi fossero fini a se stesse».
La centrale a bio masse da 50 megawatt termici si estende in un'area complessiva di circa 33mila metri quadrati. I tre grossi motori a scoppio installati nell'impianto e alimentati a biodiesel, ciascuno con una capacità massima di 8 megawatt all'ora marciano grazie all'alimentazione fornita da olio vegetale. Per ogni ora di attività l'impianto immette circa 22 Mw nella rete elettrica nazionale gestita da Terna e Enel. La centrale, che conta per adesso da una decina di addetti, è attiva per 16-18 ore al giorno, con la fermata prevista nei giorni di sabato e domenica. Tra due mesi dovrebbe marciare a pieno regime con l'organizzazione di un ciclo produttivo continuo in tre turni per 24 ore lavorative.
Ma è sulla scelta del materiale combustibile che si erano accese le proteste di ambientalisti, contrari agli impianti energetici a filiera lunga che utilizzano bio-carburanti provenienti da paesi lontani. Nei primi mesi di attività l'impianto è stato messo in moto con il gasolio, dopodichè i tre motori sono stati alimentati con olio di palma, combustibile importato dall'Indonesia che ne è il principale produttore mondiale. Per adesso le alternative al ricorso al palm-oil, che a breve giungerà direttamente al porto di Piombino e trasportato in autocisterne fino a Montegemoli, sono in fase di studio. La Seca ha avviato una collaborazione con l'Università di Pisa per valutare un possibile utilizzo di micro-alghe da cui ricavare l'olio per la combustione.
Altra ipotesi in fase di studio resta l'utilizzo dei semi di Jatropha, pianta che cresce nelle zone semidesertiche africane e protegge con le sue foglie il terreno dalla desertificazione. Una soluzione più sostenibile dal punto di vista ambientale e più vantaggiosa nel rapporto costi-efficacia. «Siamo un cantiere aperto e stiamo valutando le alternative per perfezionare sia l'organizzazione logistica che le modalità di produzione - spiegano da Seca - ci teniamo a sottolineare che la centrale produce energia senza inquinare. L'attività è costantemente sottoposta ai controlli sull'impianto ambientale svolti da Arpat».
Luca Centini

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