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PIOMBINO
Vertenza tuta, 125 adesioni alla MagonaIn ballo 550 euro per ogni anno di lavoro
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Le precedenti primarie al quartiere SalivoliVertenza tuta in Magona: sono 125 le adesioni all'azione legale imbastita da Slai Cobas. Si tratta di un primo blocco, già consegnato ai legali del sindacato, mentre nella sede di via Cavour continuano ad arrivare richieste da raggruppare in un secondo faldone.
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PIOMBINO. Vertenza tuta in Magona: sono 125 le adesioni all'azione legale imbastita da Slai Cobas. Si tratta di un primo blocco, già consegnato ai legali del sindacato, mentre nella sede di via Cavour continuano ad arrivare richieste da raggruppare in un secondo faldone.
Le adesioni sono giunte prevalentemente da lavoratori attivi, iscritti alle diverse sigle sindacali. Pochi i pensionati che, con loro, chiedono il riconoscimento come orario di lavoro del tempo impiegato per il cambio indumenti a inizio e a fine turno. A Piombino, l'azione collettiva è circoscritta a Magona perchè lì, a differenza di quanto accade in Lucchini e in Dalmine, il cartellino si timbra solo dopo aver raggiunto gli spogliatoi.
La prima fase, dunque, si è appena conclusa, con un obiettivo numerico che è andato oltre le previsioni annunciate qualche tempo fa dal responsabile Cobas, Giancarlo Chiarei, che aveva puntato su cento "sì" entro metà settembre. A questo punto l'avvocato Giuliana Giulianetti aprirà la procedura che condurrà alla Direzione provinciale del lavoro. Sede in cui affrontare il tentativo di conciliazione. Chiarei prevede un atteggiamento negativo dell'azienda, e se sarà così si passerà al Tribunale.
Il motivo che ha indotto a imboccare il procedimento, nasce dalla convinzione che, quando il dipendente indossa gli abiti da lavoro, esegue una disposizione aziendale. Quindi, il tempo necessario a svolgere l'operazione preliminare, indispensabile per svolgere la propria mansione, rientrerebbe nell'orario da retribuire. Alcune cause hanno confortato la tesi. Come alla Standa o alla Mex Meyer. Altre volte il giudice ha bocciato la richiesta. Che, per Magona, si attesta sui 15 minuti per turno.
Se il magistrato avvalorasse le tesi dei Cobas e confermasse il periodo di tempo, moltiplicandolo in maniera forfettaria per 220 giornate lavorate in un anno, si arriverebbe a circa 55 ore. Per un dipendente con un'anzianità ventennale, eccoci a 1.100 ore da recuperare. Con un importo orario di dieci euro - uguale per tutti i lavoratori indipendentemente dai livelli - si raggiungono circa 11.000 euro lordi. Per gli anni successivi, la riscossione potrebbe essere sostituita da un aumento dei riposi. Anche i pensionati possono tentare se al momento della domanda non sono stati superati i cinque anni dall'uscita.
Se l'azienda nel frattempo dovesse installare in portineria la macchinetta per timbrare? Chiarei non ha dubbi: «Significherebbe che la nostra azione ha avuto il suo peso. E allora la vertenza si farebbe per i pensionati e per gli attivi fino all'entrata in vigore del nuovo sistema».
Le adesioni sono giunte prevalentemente da lavoratori attivi, iscritti alle diverse sigle sindacali. Pochi i pensionati che, con loro, chiedono il riconoscimento come orario di lavoro del tempo impiegato per il cambio indumenti a inizio e a fine turno. A Piombino, l'azione collettiva è circoscritta a Magona perchè lì, a differenza di quanto accade in Lucchini e in Dalmine, il cartellino si timbra solo dopo aver raggiunto gli spogliatoi.
La prima fase, dunque, si è appena conclusa, con un obiettivo numerico che è andato oltre le previsioni annunciate qualche tempo fa dal responsabile Cobas, Giancarlo Chiarei, che aveva puntato su cento "sì" entro metà settembre. A questo punto l'avvocato Giuliana Giulianetti aprirà la procedura che condurrà alla Direzione provinciale del lavoro. Sede in cui affrontare il tentativo di conciliazione. Chiarei prevede un atteggiamento negativo dell'azienda, e se sarà così si passerà al Tribunale.
Il motivo che ha indotto a imboccare il procedimento, nasce dalla convinzione che, quando il dipendente indossa gli abiti da lavoro, esegue una disposizione aziendale. Quindi, il tempo necessario a svolgere l'operazione preliminare, indispensabile per svolgere la propria mansione, rientrerebbe nell'orario da retribuire. Alcune cause hanno confortato la tesi. Come alla Standa o alla Mex Meyer. Altre volte il giudice ha bocciato la richiesta. Che, per Magona, si attesta sui 15 minuti per turno.
Se il magistrato avvalorasse le tesi dei Cobas e confermasse il periodo di tempo, moltiplicandolo in maniera forfettaria per 220 giornate lavorate in un anno, si arriverebbe a circa 55 ore. Per un dipendente con un'anzianità ventennale, eccoci a 1.100 ore da recuperare. Con un importo orario di dieci euro - uguale per tutti i lavoratori indipendentemente dai livelli - si raggiungono circa 11.000 euro lordi. Per gli anni successivi, la riscossione potrebbe essere sostituita da un aumento dei riposi. Anche i pensionati possono tentare se al momento della domanda non sono stati superati i cinque anni dall'uscita.
Se l'azienda nel frattempo dovesse installare in portineria la macchinetta per timbrare? Chiarei non ha dubbi: «Significherebbe che la nostra azione ha avuto il suo peso. E allora la vertenza si farebbe per i pensionati e per gli attivi fino all'entrata in vigore del nuovo sistema».
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