Sicurezza
progetto europeo
Grande Fratello antinquinamento
Cento occhi per monitorare il mare. Tanti quanti quelli di Argo, gigante della mitologia greca, tanti come quelli di Argomarine, un "Grande Fratello" per controllare tutto il mare dell'Arcipelago. Un sistema di verifica del traffico e dell'inquinamento marino
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PORTOFERRAIO. Cento occhi per monitorare il mare. Tanti quanti quelli di Argo, gigante della mitologia greca, tanti come quelli di Argomarine, un "Grande Fratello" per controllare tutto il mare dell'Arcipelago. Un sistema di verifica del traffico e dell'inquinamento marino all'interno di aree sensibili dal punto di vista ambientale e di particolare valore naturalistico come quelle delle isole della Toscana. Un investimento da 3 milioni e mezzo di euro.
Un occhio che scruta il mare collegato a una centrale operativa che si avvale di sofisticate attrezzature per il monitoraggio. In particolare, l'integrazione del rilevamento satellitare con un sistema di sensori chimici e ottici che potranno consentire di acquisire, in tempo reale, i segnali di sversamenti nel mare e stabilire con tempestività le bonifiche opportune. L'impiego di una tecnologia avanzata e una rete di collaborazioni transfrontaliere con esperti che saranno all'opera per costruire il sistema di controllo che avrà bisogno di ancora due anni prima di essere attivo. Le prove saranno svolte nel mare del Parco dell'Arcipelago Toscano e in quello dell'isola di Zacinto in Grecia. Le attività del Progetto prevedono il controllo dell'inquinamento da idrocarburi e degli sversamenti in mare di petrolio e derivati con l'utilizzo simultaneo di tecnologie che vanno dall'acquisizione di dati dai satelliti Envisat, Cosmo-SkyMed e RadarSat, provenienti da sensori ottici montati su imbarcazioni e traghetti, oppure su aerei ed elicotteri, nasi elettronici su boe o su veicoli sottomarini autonomi in grado di pattugliare larghe estensioni di mare. La banca dati, o meglio il cervello pensante di tutto il progetto sarà collocato all'interno della sala operativa della capitaneria di porto, in calata Buccari a Portoferraio. Una centrale di elaborazione dei dati che potrà prendere le iniziative ritenute più idonee utilizzando tecnologie di supercalcolo supersofisticate, in grado di elaborare i dati raccolti dalle varie fonti, valutare i modelli matematici e previsionali immagazzinati nella sua memoria e assistere le varie componenti dagli uomini della capitaneria ai mezzi disinquinanti nella gestione dell'emergenza.
Le isole dell'Arcipelago diventeranno un campo di prova delle attività scientifiche di monitoraggio del progetto che verrà esteso a tutta l'area del Mediterraneo. Un progetto coordinato dal Parco nazionale, voluto fermamente dalla direttrice, Franca Zanichelli e dove ieri si sono incontrati i rappresentanti scientifici del consorzio, coordinato da Michele Cocco. Un pool di esperti composto da otto istituti provenienti da 6 Paesi Europei: oltre al Cnr di Pisa, due istituti universitari (Grecia e Portogallo) un centro di ricerche sul monitoraggio ambientale della Norvegia, una azienda hi-tech inglese, il Parco Nazionale Marittimo dell'Isola di Zacinto (Grecia), il Nato undersea research center e il Joint research center della Unione Europea.
Un occhio che scruta il mare collegato a una centrale operativa che si avvale di sofisticate attrezzature per il monitoraggio. In particolare, l'integrazione del rilevamento satellitare con un sistema di sensori chimici e ottici che potranno consentire di acquisire, in tempo reale, i segnali di sversamenti nel mare e stabilire con tempestività le bonifiche opportune. L'impiego di una tecnologia avanzata e una rete di collaborazioni transfrontaliere con esperti che saranno all'opera per costruire il sistema di controllo che avrà bisogno di ancora due anni prima di essere attivo. Le prove saranno svolte nel mare del Parco dell'Arcipelago Toscano e in quello dell'isola di Zacinto in Grecia. Le attività del Progetto prevedono il controllo dell'inquinamento da idrocarburi e degli sversamenti in mare di petrolio e derivati con l'utilizzo simultaneo di tecnologie che vanno dall'acquisizione di dati dai satelliti Envisat, Cosmo-SkyMed e RadarSat, provenienti da sensori ottici montati su imbarcazioni e traghetti, oppure su aerei ed elicotteri, nasi elettronici su boe o su veicoli sottomarini autonomi in grado di pattugliare larghe estensioni di mare. La banca dati, o meglio il cervello pensante di tutto il progetto sarà collocato all'interno della sala operativa della capitaneria di porto, in calata Buccari a Portoferraio. Una centrale di elaborazione dei dati che potrà prendere le iniziative ritenute più idonee utilizzando tecnologie di supercalcolo supersofisticate, in grado di elaborare i dati raccolti dalle varie fonti, valutare i modelli matematici e previsionali immagazzinati nella sua memoria e assistere le varie componenti dagli uomini della capitaneria ai mezzi disinquinanti nella gestione dell'emergenza.
Le isole dell'Arcipelago diventeranno un campo di prova delle attività scientifiche di monitoraggio del progetto che verrà esteso a tutta l'area del Mediterraneo. Un progetto coordinato dal Parco nazionale, voluto fermamente dalla direttrice, Franca Zanichelli e dove ieri si sono incontrati i rappresentanti scientifici del consorzio, coordinato da Michele Cocco. Un pool di esperti composto da otto istituti provenienti da 6 Paesi Europei: oltre al Cnr di Pisa, due istituti universitari (Grecia e Portogallo) un centro di ricerche sul monitoraggio ambientale della Norvegia, una azienda hi-tech inglese, il Parco Nazionale Marittimo dell'Isola di Zacinto (Grecia), il Nato undersea research center e il Joint research center della Unione Europea.
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