Proteste
PIOMBINO
Lucchini, stenta la ripresa
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Un’immagine della acciaieria LucchiniL'altoforno è tornato in marcia da una settimana ma la ripresa produttiva in Lucchini e ancora stentata e la fine della crisi appare tutt'altro che vicina. Tanto che già si prevede, a ottobre, il ricorso alla cassa integrazione straordinaria concessa in deroga dal ministero
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PIOMBINO. L'altoforno è tornato in marcia da una settimana ma la ripresa produttiva in Lucchini e ancora stentata e la fine della crisi appare tutt'altro che vicina. Tanto che già si prevede, a ottobre, il ricorso alla cassa integrazione straordinaria concessa in deroga dal ministero. Circa 500-600 lavoratori per il momento non rientreranno. Questo lo spaccato della situazione della fabbrica emerso nel primo incontro tra la direzione dell'azienda e sindacati dopo la pausa estiva.
«I treni di laminazione - secondo quanto riferisce la Rsu - ripartono in ritardo. Il treno rotaie riprenderà la sua attività non prima del 14 settembre e a 12 turni settimanali su 21 a causa di scelte finanziarie da parte degli Stati-clienti. Analoga situazione al treno profilati medi (Tmp), che produce barre per automobili, che ripartirà non prima del 21 settembre con una prospettiva di lavoro di 15 giorni al mese. Solo al treno vergella la situazione è migliore per gli ordinativi di acciaio antisismico. Quindi continua la produzione con i 17 turni su 21».
Una situazione che si ripercuote, ovviamente, in acciaieria, dove la produzione è ripresa con un solo convertitore e due colate continue, mentre una terza è in stand-by.
«Le notizie di una crisi ormai agli sgoccioli - sostengono dunque i sindacati - non trovano fondamento dalle notizie che ci vengono dalle realtà metalmeccaniche della provincia e in quelle fornite dalla direzione Lucchini su una crisi che invece sta calando, ma ad una velocità lenta. Così lo stabilimento di Piombino riprendere la produzione con i numeri precedenti alla fermata».
Certo nel periodo di fermata dell'altoforno la situazione è stato ancora più grave, con circa 1.800 lavoratori in cassa integrazione. «Ripartiamo tuttavia - commenta Mirko Lami, rappresentante della Fiom nella Rsu - non solo con gli stessi numeri, ma addirittura con la prospettiva di una produzione di minore qualità. L'azienda ha infatti confermato che, mentre diminuisce la produzione di rotaie, i volumi saranno compensati da semiprodotti, bramme e billette, destinati agli stabilimenti dell'Ascometal in Francia».
Questo, anche secondo l'azienda, potrebbe portare ad un incremento delle spedizioni via mare, quindi a un incremento del personale sul pontile. Da verificare anche la situazione della cokeria, che ora sta marciando al ritmo di una sfornata ogni 24 ore, sulla base della valutazione delle scorte rimaste a terra durante la fermata dell'altoforno.
Il sindacato ha comunque chiesto alla direzione incontri specifici sul riassetto degli organici. In particolare si chiede la riconferma del coefficiente delle squadre, con 5 lavoratori disponibili per ogni posto di lavoro. Per questo la Rsu propone forme di addestramento che non gravino sui lavoratori con "turni ballerini" ma con una turnazione omogenea. Il confronto dovrebbe iniziare la prossima settimana, insieme all'incontro messo in programma per venerdì prossimo tra la direzione del personale e la Rsu per riaprire la discussione sul premio di risultato arenatasi prima della fermata estiva.
«I treni di laminazione - secondo quanto riferisce la Rsu - ripartono in ritardo. Il treno rotaie riprenderà la sua attività non prima del 14 settembre e a 12 turni settimanali su 21 a causa di scelte finanziarie da parte degli Stati-clienti. Analoga situazione al treno profilati medi (Tmp), che produce barre per automobili, che ripartirà non prima del 21 settembre con una prospettiva di lavoro di 15 giorni al mese. Solo al treno vergella la situazione è migliore per gli ordinativi di acciaio antisismico. Quindi continua la produzione con i 17 turni su 21».
Una situazione che si ripercuote, ovviamente, in acciaieria, dove la produzione è ripresa con un solo convertitore e due colate continue, mentre una terza è in stand-by.
«Le notizie di una crisi ormai agli sgoccioli - sostengono dunque i sindacati - non trovano fondamento dalle notizie che ci vengono dalle realtà metalmeccaniche della provincia e in quelle fornite dalla direzione Lucchini su una crisi che invece sta calando, ma ad una velocità lenta. Così lo stabilimento di Piombino riprendere la produzione con i numeri precedenti alla fermata».
Certo nel periodo di fermata dell'altoforno la situazione è stato ancora più grave, con circa 1.800 lavoratori in cassa integrazione. «Ripartiamo tuttavia - commenta Mirko Lami, rappresentante della Fiom nella Rsu - non solo con gli stessi numeri, ma addirittura con la prospettiva di una produzione di minore qualità. L'azienda ha infatti confermato che, mentre diminuisce la produzione di rotaie, i volumi saranno compensati da semiprodotti, bramme e billette, destinati agli stabilimenti dell'Ascometal in Francia».
Questo, anche secondo l'azienda, potrebbe portare ad un incremento delle spedizioni via mare, quindi a un incremento del personale sul pontile. Da verificare anche la situazione della cokeria, che ora sta marciando al ritmo di una sfornata ogni 24 ore, sulla base della valutazione delle scorte rimaste a terra durante la fermata dell'altoforno.
Il sindacato ha comunque chiesto alla direzione incontri specifici sul riassetto degli organici. In particolare si chiede la riconferma del coefficiente delle squadre, con 5 lavoratori disponibili per ogni posto di lavoro. Per questo la Rsu propone forme di addestramento che non gravino sui lavoratori con "turni ballerini" ma con una turnazione omogenea. Il confronto dovrebbe iniziare la prossima settimana, insieme all'incontro messo in programma per venerdì prossimo tra la direzione del personale e la Rsu per riaprire la discussione sul premio di risultato arenatasi prima della fermata estiva.
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