Finanza
SCUOLA: I GUAI PRIMA DEL VIA
Sos precari, spariscono le cattedre
Mauro Zucchelli
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Insegnante al lavoro in classeLa valigia sarà forse un trolley Samsonite invece del bagaglio legato con lo spago come i loro padri emigrati al Nord, ma il motivo per cui li troviamo a bussare all'Ufficio scolastico provinciale è lo stesso: quarant'anni fa a caccia di un posto da operaio nelle fabbriche del boom, adesso una qualunque cattedra in una qualunque scuola di una qualunque città, compresa la nostra
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PIOMBINO. La valigia sarà forse un trolley Samsonite invece del bagaglio legato con lo spago come i loro padri emigrati al Nord, ma il motivo per cui li troviamo a bussare all'Ufficio scolastico provinciale è lo stesso: quarant'anni fa a caccia di un posto da operaio nelle fabbriche del boom, adesso una qualunque cattedra in una qualunque scuola di una qualunque città, compresa la nostra. E' la "fotografia" che scatta Fulvio Corrieri, numero uno dello Snals provinciale.
Il dirigente del sindacato autonomo racconta un problema che rischia di terremotare l'esistenza quotidiana di un vasto arcipelago di insegnanti precari. Costretti sì ad arrabattarsi con supplenze più o meno prolungate, e comunque in qualche modo contando sul fatto che avrebbero perlomeno lavoricchiato.
Ora non è più così. Il ministero ha modificato i criteri di reclutamento e sono state inserite le cosiddette "code": ciascun precario ha un ventaglio di province in cui farsi inserire in graduatoria anziché solo una, in genere quella in cui si abita, com'era prima. Con una conseguenza: sta arrivando qui da noi, sia pure in "coda", l'onda lunga di uno tsunami di prof precari provenienti dal Sud, dove i tagli agli organici hanno colpito in modo assai duro. Per salvare in extremis la possibilità di avere uno stipendio c'è chi si è buttato sulle zone del Nord che tradizionalmente assorbono docenti e chi invece - perché ha studiato a Pisa, perché così si allontana meno da casa, perché non vuole fare i conti con l'ostilità del leghismo diffuso a nord del Po... - sbarca fra Toscana, Emilia e Marche.
Quanti precari rischiano di trovarsi senza incarico? Claudio Galatolo, leader dell'Unicobas, azzarda una cifra: «Difficile dirlo ma si potrebbe arrivare anche a 200-300 persone». Praticamente quanto una grossa fabbrica. D'altronde, - aggiunge - nel personale non docente quasi la metà dell'organico è coperto a suon di supplenze annuali. La scuola tiene aperto in buona parte grazie ai percari, se è vero che complessivamente, fra insegnanti, impiegati di segreteria e bidelli un posto su cinque è assegnato con contratto a termine.
Dal quartier generale Snals invece non si fanno cifre: «E' un guazzabuglio, - avverte Corrieri - i tanti docenti arrivati dal Sud per strappare comunque una supplenza potrebbero in questi giorni aver ottenuto il posto nella loro zona di provenienza. Insomma, non è escluso che una parte di loro possa rinunciare. Solo nei prossimi giorni potremo avere un quadro reale della situazione».
Galatolo annuncia che «agli inizi di ottobre daremo battaglia con un grande sciopero della scuola». Per il dirigente del sindacato autonomo il prezzo più salato lo pagherà «soprattutto la fascia più debole dei precari»: i non abilitati, che nello scombiccherato gergo burocratese sono catalogati come "terzafascisti". Tradotto: docenti senza abilitazione ma che lavorano da anni eppure non si sa che farne. «Quest'anno - spiega Corrieri - penso che ce la faremo a reggere, ma è una "bomba" a orologeria che prima o poi scoppierà davvero».
Villa va all'attacco del ministro Gelmini: «Con una mano firma la "morte" professionale dei non abilitati e con l'altra ammorbidisce la mazzata promettendo una scappatoia. Cancella i diritti e poi ti strizza l'occhio dicendoti che non ti affogherà».
Il dirigente del sindacato autonomo racconta un problema che rischia di terremotare l'esistenza quotidiana di un vasto arcipelago di insegnanti precari. Costretti sì ad arrabattarsi con supplenze più o meno prolungate, e comunque in qualche modo contando sul fatto che avrebbero perlomeno lavoricchiato.
Ora non è più così. Il ministero ha modificato i criteri di reclutamento e sono state inserite le cosiddette "code": ciascun precario ha un ventaglio di province in cui farsi inserire in graduatoria anziché solo una, in genere quella in cui si abita, com'era prima. Con una conseguenza: sta arrivando qui da noi, sia pure in "coda", l'onda lunga di uno tsunami di prof precari provenienti dal Sud, dove i tagli agli organici hanno colpito in modo assai duro. Per salvare in extremis la possibilità di avere uno stipendio c'è chi si è buttato sulle zone del Nord che tradizionalmente assorbono docenti e chi invece - perché ha studiato a Pisa, perché così si allontana meno da casa, perché non vuole fare i conti con l'ostilità del leghismo diffuso a nord del Po... - sbarca fra Toscana, Emilia e Marche.
Quanti precari rischiano di trovarsi senza incarico? Claudio Galatolo, leader dell'Unicobas, azzarda una cifra: «Difficile dirlo ma si potrebbe arrivare anche a 200-300 persone». Praticamente quanto una grossa fabbrica. D'altronde, - aggiunge - nel personale non docente quasi la metà dell'organico è coperto a suon di supplenze annuali. La scuola tiene aperto in buona parte grazie ai percari, se è vero che complessivamente, fra insegnanti, impiegati di segreteria e bidelli un posto su cinque è assegnato con contratto a termine.
Dal quartier generale Snals invece non si fanno cifre: «E' un guazzabuglio, - avverte Corrieri - i tanti docenti arrivati dal Sud per strappare comunque una supplenza potrebbero in questi giorni aver ottenuto il posto nella loro zona di provenienza. Insomma, non è escluso che una parte di loro possa rinunciare. Solo nei prossimi giorni potremo avere un quadro reale della situazione».
Galatolo annuncia che «agli inizi di ottobre daremo battaglia con un grande sciopero della scuola». Per il dirigente del sindacato autonomo il prezzo più salato lo pagherà «soprattutto la fascia più debole dei precari»: i non abilitati, che nello scombiccherato gergo burocratese sono catalogati come "terzafascisti". Tradotto: docenti senza abilitazione ma che lavorano da anni eppure non si sa che farne. «Quest'anno - spiega Corrieri - penso che ce la faremo a reggere, ma è una "bomba" a orologeria che prima o poi scoppierà davvero».
Villa va all'attacco del ministro Gelmini: «Con una mano firma la "morte" professionale dei non abilitati e con l'altra ammorbidisce la mazzata promettendo una scappatoia. Cancella i diritti e poi ti strizza l'occhio dicendoti che non ti affogherà».
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