Il Tirreno

LA STORIA

Matar Ndaye è ritornato nella sua terra

Matar Ndaye e la vasca in cui ha perso la vita
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Matar Ndaye e la vasca in cui ha perso la vita

Matar Ndaye è tornato a casa. La salma del giovane annegato nella vasca di irrigazione dell'azienda agricola sanvincenzina in cui lavorava, ha raggiunto il Senegal. Il funerale, celebrato con il rito musulmano, si è svolto alla presenza di tanti familiari e amici

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PIOMBINO. Matar Ndaye è tornato a casa. La salma del giovane annegato nella vasca di irrigazione dell'azienda agricola sanvincenzina in cui lavorava, ha raggiunto il Senegal. Il funerale, celebrato con il rito musulmano, si è svolto alla presenza di tanti familiari e amici.

Il denaro per le spese del viaggio è stato raccolto nella comunità senegalese attraverso la propria associazione, La Teranga. Si sono attivati anche singoli cittadini, i servizi sociali dell'Asl, i Comuni di Piombino e Campiglia, la parrocchia del Sacro Cuore.

«E' stato un risultato importante. Ringraziamo le persone che hanno contribuito», spiega Omar Niang, presidente di La Teranga.

Ma si deve fare di più. Ci sono tre bambini da aiutare. L'ultimo non conoscerà mai suo padre. Non ha neanche un mese. La famiglia di Matar, insomma, deve affrontare la fase dell'emergenza, adesso che non può più contare sul sostegno che l'operaio inviava ogni mese a casa.

Per dare una mano, è possibile rivolgersi a Samarcanda (Via Pisacane). Da lì arriva anche un'altra proposta. Dice Milvio Bottai: «Incontreremo le associazioni e non per avere il loro contributo.

Vorremmo che si attivassero con i propri associati chiedendo loro anche una somma minima».
Coinvolgere tante persone vorrebbe dire tessere una rete solidale più che mai significativa di questi tempi.

Dal 2002 Matar Ndaye lavorava in questo Paese. Per questo Paese.

V.P.

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