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Lucchini, ripresa la produzione

Lucchini, ripresa la produzione

L'altoforno ha ripreso a colare ghisa di qualità sufficiente per alimentare i convertitori. I primi carri siluro sono arrivati in acciaieria giovedì notte e la Lucchini ha messo in marcia il primo convertitore (mentre un altro era ieri in fase d'avvio) e tre colate continue

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PIOMBINO. L'altoforno ha ripreso a colare ghisa di qualità sufficiente per alimentare i convertitori. I primi carri siluro sono arrivati in acciaieria giovedì notte e la Lucchini ha messo in marcia il primo convertitore (mentre un altro era ieri in fase d'avvio) e tre colate continue.
Gradualmente sta dunque rientrando in fabbrica una parte del personale in cassa integrazione. Almeno 250 persone (circa il 50% dell'organico del reparto) sono già state richiamate in servizio all'acciaieria. Altri rientri sono gradualmente previsti nei prossimi giorni.

Per il momento le tre colate continue attivate stanno producendo in prevalenza bramme e billette. «Una ripresa positiva - osserva dunque Mirko Lami, coordinatore Fiom della Rsu - caratterizzata tuttavia da produzioni a basso valore aggiunto».
Al momento l'unica produzione di qualità è quella della vergella. Il reparto non ha infatti smesso di funzionare, anche se a soli 17 turni su 21, neppure durante la lunga fermata dell'altoforno alimentato dalle scorte messe a terra. Sono fermi, e non si sa quando riprenderanno la produzione, il treno medio piccolo ed il treno rotaie. Mentre nei prossimi giorni potrebbe aumentare il lavoro alla cokeria per sostenere la ripresa dell'altoforno.

Una ripresa tormentata quella dell'altoforno. I lavori di manutenzione avrebbero dovuto infatti terminare il 16 agosto, ma la rottura di una piattaforma utilizzata per le riparazioni interne ha costretto l'azienda a rinviare le operazioni di riaccensione al 20 agosto. Subito dopo si è verificato il primo inconveniente che si è ripetuto un paio di giorni fa, a causa della ghisa che aveva intasato le tubiere. Le prime colate, per l'alto contenuto di silicio, sono state scartate prima di avere, giovedì, la qualità giusta per alimentare l'acciaieria.

Ora il sindacato attende la prima di settembre per fare il punto della situazione produttiva e di mercato, e conseguentemente sugli organici, con i dirigenti dello stabilimento. Sembra che l'azienda abbia in previsione un aumento dello sfruttamento dagli impianti, che dall'ultimo trimestre dell'anno scorso hanno marciato al 60% delle loro capacità. L'altoforno potrebbe tornare a raggiungere il trend di 2 milioni di tonnellate all'anno, destinando circa 800 mila tonnellate di semiprodotti (billette) agli stabilimenti francesi della Lucchini-Severstal, che prima della crisi acquistavano acciaio sul mercato.

Questo consentirebbe a molti lavoratori in cassa integrazione di rientrare, aumentando anche lo sfruttamento degli impianti marittimi per le spedizioni anche se certo non costituisce un elemento stabile di ripresa. Secondo le previsioni continueranno infatti a soffrire alcuni reparti, in particolare il Tmp, dove probabilmente si dovranno scontare altre settimane di cassa integrazione.

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