Il Tirreno

LA TRAGEDIA NEI CAMPI

Morte nel laghetto, un indagato

Valeria Parrini
Matar Ndaye e il laghetto artificiale dove è annegato mentre cercava refrigerio dopo una giornata di lavoro nei campi
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Matar Ndaye e il laghetto artificiale dove è annegato mentre cercava refrigerio dopo una giornata di lavoro nei campi

Il suo terzo bambino è nato appena una quindicina di giorni fa. E per festeggiare l'arrivo di Chady Abdou Aziz, Matar Ndaye aveva appena spedito un po' di denaro alla sua famiglia. In Senegal

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PIOMBINO. Il suo terzo bambino è nato appena una quindicina di giorni fa. E per festeggiare l'arrivo di Chady Abdou Aziz, Matar Ndaye aveva appena spedito un po' di denaro alla sua famiglia. In Senegal. La festa non ci sarà. Matar tornerà a casa per essere sepolto. Sul corpo dell'operaio agricolo trentenne annegato sabato nella vasca d'irrigazione dove probabilmente stava cercando un po' di refrigerio a fine lavoro, ieri pomeriggio è stata eseguita l'autopsia.
Il viceprocuratore generale, Antonio Giaconi l'ha disposta insieme ad una consulenza tecnica sulla vasca, affidata all'ingegner Domenico Trovato.

Non è stato l'unico atto siglato in Procura. Nella stessa giornata di ieri, Giaconi ha iscritto nel registro degli indagati il titolare dell'azienda agricola sanvincenzina presso la quale il ragazzo lavorava regolarmente già da tempo.
In sostanza l'inchiesta dovrà stabilire se ci sono state carenze di vigilanza sull'utilizzo del laghetto artificiale, nato per irrigare i campi circostanti. In altre parole, se se ne poteva impedire un uso improprio.
La morte di Matar Ndyaye, persona tranquilla e stimata, ha gettato nel lutto la numerosa comunità senegalese di Piombino dove il giovane divideva con amici e familiari un appartamento in corso Italia.

Per affrontare i passaggi burocratici e, soprattutto, economici che consentiranno il rimpatrio della salma, si è attivata l'associazione senegalese La Teranga.
«Sono necessari almeno sei mila euro per coprire i costi di trasporto e per l'acquisto del biglietto aereo necessario ad un accompagnatore», spiegano dall'associazione.
Da qui l'invito a tutti coloro che intendono dare una mano per raggiungere la somma, a rivolgersi allo sportello immigrati Samarcanda, in via Pisacane.

Lì, La Teranga - termine che significa accoglienza, ospitalità - ha la sua sede.
I tempi per il ritorno a casa di Matar, non si conoscono ancora. E' possibile che il suo corpo possa essere restituito ai suoi cari venerdì. E quindi, partire subito dopo.
Gli esiti dell'autospia si conosceranno solo tra qualche tempo. Il medico legale - affiancato da un perito di parte nominato dal legale della famiglia, avvocato Lunghi - potrà fornire elementi utili sulle cause del decesso.

Al momento due restano le ipotesi più accreditate. Forse l'uomo, che si dice non sapesse nuotare, pensava che l'acqua fosse più bassa rispetto ai tre metri effettivi ed è entrato, piombando subito sul fondo. Potrebbe invece essersi seduto sul bordo solo per bagnarsi le gambe, scivolando.
Il materiale plastico con cui è costruita la vasca di irrigazione, avrebbe comunque reso impossibile la risalita. A nulla sono valsi i soccorsi concitati e i tentativi di rianimazione operati dal medico del 118 e dai colleghi di Villamarina.

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