Sicurezza
CAMPIGLIA
Italian Food, crisi evitata
Francesco Rossi
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Italian Food, controllo dei pomodoriLo scorso consiglio era durato quasi cinque ore, quello di ieri a malapena mezz'ora. All'ordine del giorno le comunicazioni del sindaco e la nomina dei membri in alcune commissioni. L'intervento del sindaco ha riguardato la situazione dell'Italian Food
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CAMPIGLIA. Lo scorso consiglio era durato quasi cinque ore, quello di ieri a malapena mezz'ora. All'ordine del giorno le comunicazioni del sindaco e la nomina dei membri in alcune commissioni. L'intervento del sindaco ha riguardato la situazione dell'Italian Food; sono state ripercorse le ultime tappe che hanno prefigurato una possibile crisi dei lavori dell'impresa con onseguenti forme di lotta da parte dell'associazione dei produttori (Asport). Tutte eventualità scongiurate.
La ventilata riduzione della produzione di pomodori doveva essere la conseguenza dei limiti del depuratore di Campo alla Croce, non in grado di trattare l'acqua scaricata dopo la lavorazione dell'ortaggio. Si trattava di un superamento dei limiti qualitativi, ha sottolineato il sindaco Rossana Soffritti, non del limite quantitativo dei 110 metri cubi. All'assemblea del 13 di agosto alla sede dell'impresa, l'associazione dei produttori di pomodori aveva risposto con allarme alla possibilità di ridurre la produzione: «Bisogna ormai finire la campagna e rimandare la decisione a settembre - era stato affermato - la riduzione del lavoro anche di una sola settimana può rovinarci». Il 18 di agosto si è dunque tenuta una riunione davanti al prefetto: c'erano, oltre al sindaco di Campiglia e l'associazione dei produttori, anche Asa, Arpat, associazione agricoltori ed rappresentanti dell'Italian Food. Il risultato è stato permettere di utilizzare le strutture della Lucchini per poi scaricare in mare la quantità di acqua in eccedenza (secondo la legge), con conseguente mantenimento della produzione concordata. «Era un problema tecnico - ha spiegato Soffritti - ed in questo modo abbiamo salvato gli interessi, occupazionali e produttivi, fermo restando che la soluzione adottata è transitoria».
Le opposizioni, pur apprezzando il risultato, hanno espresso scetticismo. Massimo Zucconi, della lista Comune dei Cittadini, ha affermato che non si può permettere a questa impresa di operare sempre rischiando di superare i limiti di legge e che l'amministrazione non deve essere contraddittoria e conciliante, come è avvenuto nel caso dell'area vicina all'ingresso dell'Italian Food (e che già doveva essere trasformata in base al programma integrato d'intervento), «ormai concessa come parcheggio per i dipendenti e gli automezzi». Carlo Felice Rafanelli del Pdl ha detto che «le sollecitazioni di Zucconi sono quelle di tutti noi». Per la maggioranza è intervenuto Barabaschi, che ha sostenuto come il problema sia dato dall'inadeguatezza del depuratore ed è quindi destinato a rimanere, anche quando l'Italian Food si trasferirà a Campo alla Croce, evento peraltro non probabile a breve.
Francesco Rossi
La ventilata riduzione della produzione di pomodori doveva essere la conseguenza dei limiti del depuratore di Campo alla Croce, non in grado di trattare l'acqua scaricata dopo la lavorazione dell'ortaggio. Si trattava di un superamento dei limiti qualitativi, ha sottolineato il sindaco Rossana Soffritti, non del limite quantitativo dei 110 metri cubi. All'assemblea del 13 di agosto alla sede dell'impresa, l'associazione dei produttori di pomodori aveva risposto con allarme alla possibilità di ridurre la produzione: «Bisogna ormai finire la campagna e rimandare la decisione a settembre - era stato affermato - la riduzione del lavoro anche di una sola settimana può rovinarci». Il 18 di agosto si è dunque tenuta una riunione davanti al prefetto: c'erano, oltre al sindaco di Campiglia e l'associazione dei produttori, anche Asa, Arpat, associazione agricoltori ed rappresentanti dell'Italian Food. Il risultato è stato permettere di utilizzare le strutture della Lucchini per poi scaricare in mare la quantità di acqua in eccedenza (secondo la legge), con conseguente mantenimento della produzione concordata. «Era un problema tecnico - ha spiegato Soffritti - ed in questo modo abbiamo salvato gli interessi, occupazionali e produttivi, fermo restando che la soluzione adottata è transitoria».
Le opposizioni, pur apprezzando il risultato, hanno espresso scetticismo. Massimo Zucconi, della lista Comune dei Cittadini, ha affermato che non si può permettere a questa impresa di operare sempre rischiando di superare i limiti di legge e che l'amministrazione non deve essere contraddittoria e conciliante, come è avvenuto nel caso dell'area vicina all'ingresso dell'Italian Food (e che già doveva essere trasformata in base al programma integrato d'intervento), «ormai concessa come parcheggio per i dipendenti e gli automezzi». Carlo Felice Rafanelli del Pdl ha detto che «le sollecitazioni di Zucconi sono quelle di tutti noi». Per la maggioranza è intervenuto Barabaschi, che ha sostenuto come il problema sia dato dall'inadeguatezza del depuratore ed è quindi destinato a rimanere, anche quando l'Italian Food si trasferirà a Campo alla Croce, evento peraltro non probabile a breve.
Francesco Rossi
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