La manifestazione
corte d'appello
Tentato omicidio, pena ridotta
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Il sopralluogo dei periti e l’avvocato difensore Massimiliano ArcioniLa procura generale aveva richiesto una riduzione della pena, ritenendo eccessivi gli otto anni inflitti con il rito abbreviato dal giudice dell'udienza preliminare Marco Mezzaluna (diventati cinque per effetto del condono) a Roberto Vallini, il piombinese di 45 anni condannato per aver cercato di uccidere con una fucilata il nuovo compagno della moglie
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PIOMBINO. La procura generale aveva richiesto una riduzione della pena, ritenendo eccessivi gli otto anni inflitti con il rito abbreviato dal giudice dell'udienza preliminare Marco Mezzaluna (diventati cinque per effetto del condono) a Roberto Vallini, il piombinese di 45 anni condannato per aver cercato di uccidere con una fucilata il nuovo compagno della moglie, il 22 luglio 2005 alla curva dei Peri sulla provinciale di Niccioleta.
E la prima sezione della Corte di appello ha in effetti ridotto la condanna: 6 anni e 2 mesi, con motivazioni che saranno depositate entro 60 giorni.
Non abbastanza, secondo il difensore Massimiliano Arcioni, che preannuncia ricorso in Cassazione per evitare che Vallini trascorra anche un solo giorno in carcere e per consentire invece che (sotto i tre anni) gli venga concesso l'affidamento in prova.
Secondo il giudice di primo grado, Vallini aveva chiaramente l'intenzione di uccidere sparando dal costone della curva e avrebbe sparato per gelosia, perché il suo bersaglio, Graziano Lenzi, sarebbe stato responsabile della separazione dalla moglie.
Il legale ha cercato di dimostrare che è inverosimile credere - contestando il principale testimone oculare - che chi si sta preparando per un agguato si vesta con una sgargiante maglietta arancione e che sosti per oltre un'ora in una piazzola con l'auto quando conosceva perfettamente gli orari e gli spostamenti della vittima.
Arcioni ha contestato anche le conclusioni dei carabinieri sul ritrovamento dello scovolino imbevuto nell'auto di Vallini, sottolineando l'incompatibilità di quello strumento con l'unica arma con la quale, secondo gli inquirenti, Vallini avrebbe potuto sparare (calibro 12 o calibro 28?).
L'accertamento sulla saliva recuperata dai mozziconi di sigaretta rinvenuti sul posto ha escluso ogni compatibilità col dna di Vallini.
Venendo al luogo dell'agguato, la difesa ha ricordato che sparare dall'interno della rigogliosa macchia della curva dei Peri non era certo impresa agevole e che Vallini non aveva alcun graffio addosso.
A proposito delle indagini, anche la procura generale ha concordato sull'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese da Vallini la notte successiva, quando l'uomo era formalmente indagato e avrebbe dovuto essere assistito da un legale.
Alla Corte di appello l'avvocato Arcioni aveva chiesto di rinnovare parzialmente la perizia sulle celle telefoniche agganciate dal cellulare di Vallini allo scopo di dimostrare, come dicono anche vari testimoni, che l'uomo era all'ospedale di Piombino quel pomeriggio.
E comunque nessun tentativo di omicidio, secondo la difesa. L'uso dei pallini riduce la lesività rispetto ai pallettoni (la probabilità di raggiungere il bersaglio è maggiore ma il danno è inferiore), e infine l'aver sparato da sopra il costone ha prodotto un angolo di tiro che impediva di prendere una mira accurata per colpire parti vitali.
Adesso parte l'attesa per le motivazioni della Corte di appello.
E la prima sezione della Corte di appello ha in effetti ridotto la condanna: 6 anni e 2 mesi, con motivazioni che saranno depositate entro 60 giorni.
Non abbastanza, secondo il difensore Massimiliano Arcioni, che preannuncia ricorso in Cassazione per evitare che Vallini trascorra anche un solo giorno in carcere e per consentire invece che (sotto i tre anni) gli venga concesso l'affidamento in prova.
Secondo il giudice di primo grado, Vallini aveva chiaramente l'intenzione di uccidere sparando dal costone della curva e avrebbe sparato per gelosia, perché il suo bersaglio, Graziano Lenzi, sarebbe stato responsabile della separazione dalla moglie.
Il legale ha cercato di dimostrare che è inverosimile credere - contestando il principale testimone oculare - che chi si sta preparando per un agguato si vesta con una sgargiante maglietta arancione e che sosti per oltre un'ora in una piazzola con l'auto quando conosceva perfettamente gli orari e gli spostamenti della vittima.
Arcioni ha contestato anche le conclusioni dei carabinieri sul ritrovamento dello scovolino imbevuto nell'auto di Vallini, sottolineando l'incompatibilità di quello strumento con l'unica arma con la quale, secondo gli inquirenti, Vallini avrebbe potuto sparare (calibro 12 o calibro 28?).
L'accertamento sulla saliva recuperata dai mozziconi di sigaretta rinvenuti sul posto ha escluso ogni compatibilità col dna di Vallini.
Venendo al luogo dell'agguato, la difesa ha ricordato che sparare dall'interno della rigogliosa macchia della curva dei Peri non era certo impresa agevole e che Vallini non aveva alcun graffio addosso.
A proposito delle indagini, anche la procura generale ha concordato sull'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese da Vallini la notte successiva, quando l'uomo era formalmente indagato e avrebbe dovuto essere assistito da un legale.
Alla Corte di appello l'avvocato Arcioni aveva chiesto di rinnovare parzialmente la perizia sulle celle telefoniche agganciate dal cellulare di Vallini allo scopo di dimostrare, come dicono anche vari testimoni, che l'uomo era all'ospedale di Piombino quel pomeriggio.
E comunque nessun tentativo di omicidio, secondo la difesa. L'uso dei pallini riduce la lesività rispetto ai pallettoni (la probabilità di raggiungere il bersaglio è maggiore ma il danno è inferiore), e infine l'aver sparato da sopra il costone ha prodotto un angolo di tiro che impediva di prendere una mira accurata per colpire parti vitali.
Adesso parte l'attesa per le motivazioni della Corte di appello.
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