Il Tirreno

SIDERURGIA

Riacceso l'altofornoPrevisti incrementi delle colate d'acciaio

Giorgio Pasquinucci
L’altoforno e operai al lavoro in fabbrica
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L’altoforno e operai al lavoro in fabbrica

Sono iniziate ieri le operazioni di riscaldo dell'altoforno Lucchini, fermo dal 25 luglio. In nottata è stata immessa aria calda necessaria a riportare l'impianto alla temperatura sufficiente per effettuare le prime colate di ghisa, inizialmente di qualità non sufficiente per alimentare l'acciaieria

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PIOMBINO. Sono iniziate ieri le operazioni di riscaldo dell'altoforno Lucchini, fermo dal 25 luglio. In nottata è stata immessa aria calda necessaria a riportare l'impianto alla temperatura sufficiente per effettuare le prime colate di ghisa, inizialmente di qualità non sufficiente per alimentare l'acciaieria.

Saranno necessari almeno quattro-cinque giorni prima di riprendere la produzione d'acciaio. Ammesso tutto vada secondo le previsioni dei tecnici dello stabilimento e non si verifichino gli inconvenienti accaduti nel gennaio scorso, che costrinsero a ritardare la ripresa produttiva.

Il riavvio dell'altoforno è ovviamente atteso dai sindacati e dai lavoratori, costretti alla cassa integrazione o alle ferie forzate. In questo mese in fabbrica sono rimasti solo alcune centinaia di lavoratori addetti alle manutenzioni e alla salvaguardia impianti. In realtà l'altoforno avrebbe dovuto riprendere la marcia giovedì scorso se non si fosse verificata la rottura della piattaforma utilizzata per le riparazioni.

Prima di settembre dovrebbe rientrare in fabbrica un buon numero di lavoratori. Nei colloqui avuti con i sindacati prima della fermata, i dirigenti dell'azienda hanno infatti indicato per settembre un trend di ripresa, che interesserebbe in modo particolare l'acciaieria, dove è prevista l'attivazione del secondo convertitore, le colate continue, che passerebbero da due a tre, e al treno vergella.

«A settembre - dice Mirko Lami - coordinatore delle Rsu per la Fiom - dovremo confrontarci complessivamente con l'azienda sulla situazione di mercato e, conseguentemente sugli organici e la turnista. Riprenderemo anche la discussione su alcuni tempi importanti, come quello del premio di risultato».

Secondo il segretario della Fiom Luciano Gabrielli, la Lucchini avrebbe intenzione di riportare nei prossimi mesi la produzione intorno ai valori di 2 milioni di tonnellate all'anno. «Il problema - sottolinea Gabrielli - è che solo per 1,2 milioni si tratterà di prodotti finiti, mentre 800mila tonnellate di billette saranno destinati agli stabilimenti della francese Ascometal (sempre del Gruppo Lucchini-Severtal), che sospenderanno gli acquisti sul mercato».

«Si tratta quindi di una produzione a basso valore aggiunto - commenta il segretario Fiom - anche se consentirà di far tornare al lavoro la maggior parte degli operai in cassa integrazione. Un reparto che continuerà a soffrire è invece il treno medio piccolo. Qualche problema resta anche per le rotaie, non tanto perché mancano gli ordini, quanto perché gli Stati clienti sono in difficoltà a depositare i crediti richiesti».

Produzione a basso valore a giunto e spinta alla riduzione dei prezzi di vendita stanno comunque preoccupando il sindacato, che già mette le mani avanti. «L'azienda - sostiene infatti Gabrielli - potrebbe essere spinta a risparmiare sugli appalti a scapito della sicurezza. Respingiamo fin da ora questa ipotesi, ritenendo necessario tenero alto il livello di affidabilità delle imprese».

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