La Capitaneria a caccia dei pirati
Valentina Landucci
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Turisti in acqua per arginare l’onda di catrameSono ventuno le navi sulle quali si concentrano le attenzioni della Capitaneria. Ventuno imbarcazioni transitate nell'area a sud dell'Elba nelle ore precedenti l'allarme catrame che domenica ha messo in pericolo le coste a sud ovest dell'isola
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PORTOFERRAIO. Sono ventuno le navi sulle quali si concentrano le attenzioni della Capitaneria. Ventuno imbarcazioni transitate nell'area a sud dell'Elba nelle ore precedenti l'allarme catrame che domenica ha messo in pericolo le coste a sud ovest dell'isola. Una di loro è la responsabile della chiazza di olio nero che per poco non ha invaso le spiagge di Cavoli, Seccheto e Fetovaia.
L'allarme ambientale è rientrato. Ieri mattina all'opera sui resti della chiazza oleosa c'era la nave antinquinamento Jersei della Castalia, inviata all'Elba su indicazione del Ministero dell'Ambiente. E nel pomeriggio è entrata in azione una seconda imbarcazione, l'Ecogiglio. Entrambe hanno lavorato in equipe con i mezzi della Capitaneria per raccogliere i resti della marea nera, circa 3 metri cubi di catrame.
Se da un lato l'emergenza è conclusa, dall'altro resta aperta l'indagine, condotta dalla Capitaneria. «Abbiamo concentrato la nostra attenzione - spiega il comandante, Nerio Busdraghi - su 21 navi che potrebbero aver provocato lo sversamento. Le indagini saranno impegnative perché dovremo confrontare le analisi della sostanza prelevata in mare con quelle dei materiali a bordo delle imbarcazioni». Un lavoro faticoso anche per il gran numero di navi che transitano nell'Arcipelago, tutte più o meno pericolose per l'ambiente. Lo sa bene la direttrice del Parco dell'Arcipelago, Franca Zanichelli, che subito dopo l'allarme catrame ha contattato la direzione generale del Ministero dell'Ambiente per chiedere uno stanziamento straordinario per l'acquisto di panne e solventi da mettere a disposizione in caso di emergenza. «Sappiamo bene che l'Arcipelago è zona ad alto rischio di sversamenti - spiega - per questo l'ente si è impegnato nel mettere a punto il progetto Argomarine, di cui il Parco è capofila". Un progetto già finanziato dall'Unione europea con 3milioni e mezzo di euro che doterà l'Arcipelago di sofisticate attrezzature di monitoraggio: un sistema di controllo satellitare e di rilevamento di sostanze chimiche che consentirà di acquisire in tempo reale i segnali di sversamenti in mare e quindi di intervenire in tempi rapidi per evitare l'inquinamento.
L'allarme ambientale è rientrato. Ieri mattina all'opera sui resti della chiazza oleosa c'era la nave antinquinamento Jersei della Castalia, inviata all'Elba su indicazione del Ministero dell'Ambiente. E nel pomeriggio è entrata in azione una seconda imbarcazione, l'Ecogiglio. Entrambe hanno lavorato in equipe con i mezzi della Capitaneria per raccogliere i resti della marea nera, circa 3 metri cubi di catrame.
Se da un lato l'emergenza è conclusa, dall'altro resta aperta l'indagine, condotta dalla Capitaneria. «Abbiamo concentrato la nostra attenzione - spiega il comandante, Nerio Busdraghi - su 21 navi che potrebbero aver provocato lo sversamento. Le indagini saranno impegnative perché dovremo confrontare le analisi della sostanza prelevata in mare con quelle dei materiali a bordo delle imbarcazioni». Un lavoro faticoso anche per il gran numero di navi che transitano nell'Arcipelago, tutte più o meno pericolose per l'ambiente. Lo sa bene la direttrice del Parco dell'Arcipelago, Franca Zanichelli, che subito dopo l'allarme catrame ha contattato la direzione generale del Ministero dell'Ambiente per chiedere uno stanziamento straordinario per l'acquisto di panne e solventi da mettere a disposizione in caso di emergenza. «Sappiamo bene che l'Arcipelago è zona ad alto rischio di sversamenti - spiega - per questo l'ente si è impegnato nel mettere a punto il progetto Argomarine, di cui il Parco è capofila". Un progetto già finanziato dall'Unione europea con 3milioni e mezzo di euro che doterà l'Arcipelago di sofisticate attrezzature di monitoraggio: un sistema di controllo satellitare e di rilevamento di sostanze chimiche che consentirà di acquisire in tempo reale i segnali di sversamenti in mare e quindi di intervenire in tempi rapidi per evitare l'inquinamento.
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