Il Tirreno

I tentacoli della piovra sull'Elba

Maria Antonietta Schiavina
Il generale Antonio Girone direttore della Divisione investigativa antimafia
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Il generale Antonio Girone direttore della Divisione investigativa antimafia

La mafia russa in Versilia, la cinese a Prato, le infiltrazioni camorristiche in regione. Il generale Girone: "Abbiamo arrestato sette aderenti al clan Cutolo che sull'isola facevano estorsioni e riciclaggio"

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MARCIANA MARINA. «In Toscana non ci sono organizzazioni criminali "storiche", però esistono derivazioni delle tradizionali consorterie mafiose: mafia, camorra e 'ndrangheta, attive nel narcotraffico, nel racket delle estorsioni e nell'usura, nonché nell'acquisizione di appalti pubblici e attività commerciali, per il reimpiego di capitali illeciti delle organizzazioni di riferimento». Ad affermarlo è il generale Antonio Girone, direttore della Dia (Divisione investigativa antimafia), l'uomo che ultimamente ha inferto ai mafiosi colpi mortali. Persona riservata, gentile - che svolge serenamente il suo difficile impegno, dedicando il poco tempo libero alla moglie e ai due figli, girando senza scorta e confessando candidamente a chi gli domanda cosa voleva fare da grande: «Il carabiniere, per seguire le orme di famiglia» - Girone, pochi giorni fa all'Elba per un incontro pubblico a tema, "I segreti della mafia", organizzato dal Comune di Marciana Marina e dalla giornalista Anna Corradini Porta, spiega che «l'elevato benessere del tessuto socio-economico toscano costituisce un'attrazione per sodalizi criminali organizzati, il cui fine primario è la realizzazione di profitti illeciti e che, anche sull'isola, come in tutta la Toscana e nell'intero Paese, oggi si registrano anche insediamenti di criminalità organizzata straniera».

Generale Girone, parliamo della mafia russa in Versilia, sul litorale apuano e nella zona dell'Argentario. Esiste davvero? E se sì, che investimenti fa?
«Secondo le nostre informazioni il rischio di introduzione di capitali di origine illecita - in particolare da parte della mafia russa - in progetti di speculazione immobiliare in queste zone è reale, anche se le indagini svolte e tuttora in corso non ci hanno consentito di acquisire le prove per uno sviluppo giudiziario. La stessa cosa vale per l'Argentario».

Si è parlato anche di mafia nelle province di Prato e Firenze...
«Secondo le nostre ricostruzioni si tratta di insediamenti di criminalità cinese. Un sodalizio che mette in luce connotazioni proprie dell'associazione mafiosa, privilegiando il favoreggiamento e la pratica dell'immigrazione clandestina, lo sfruttamento della manodopera giovanile irregolare, l'industria dei marchi contraffatti e il traffico di sostanze stupefacenti, gestendo la prostituzione, che da qualche tempo opera anche all'esterno delle stesse comunità. E incorrendo in reati di rapina, furti ed estorsioni e, in alcuni casi in sequestri di persona, effettuati normalmente da cinesi a danno di altri connazionali».

Mafie varie e Isola d'Elba. La piovra è arrivata fin qua?
«Recentemente, la Dia di Firenze, che, insieme alle forze di polizia elbane, oggi svolge un'intensa attività di monitoraggio, ha disarticolato un sodalizio criminale con a capo un luogotenente del noto camorrista Raffaele Cutolo, che aveva fondato sull'isola un'associazione a delinquere dedita all'usura, alle estorsioni, al riciclaggio e al reimpiego di beni di provenienza illecita. I sette arrestati avevano reinvestito denaro acquisito in Campania, inserendosi anche in attività commerciali locali».

I toscani collaborano o hanno paura e sono anche loro omertosi?
«La collaborazione è costante, anche se, un po' ovunque, le vittime della criminalità organizzata tendono, almeno nella fase iniziale, a non denunciare i fatti, per una comprensibile forma di timore e forse non completa fiducia nelle istituzioni. Il mio appello è invece di non accettare imposizioni e riferire i fatti alla magistratura o alle forze dell'ordine, in grado di contrastare efficacemente manifestazioni illecite, perché uno dei punti di forza della mafia è costituito dall'omertà o mancata collaborazione da parte delle vittime».

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