Gioco
I "Pooh" a Piombino,si rinnova un legame nato ai tempi del beat
M. Massei Autunnali
Stasera alle 21,30 in piazza Bovio, i Pooh, storico quartetto, attesissimo dal pubblico. Qualche biglietto è ancora disponibile nei punti vendita: 50, 40 e 30 euro sono le quote richieste senza la prevendita, le prime due per i posti numerati, l'ultima per quelli liberi
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PIOMBINO. Stasera alle 21,30 in piazza Bovio, i Pooh, storico quartetto, attesissimo dal pubblico. Qualche biglietto è ancora disponibile nei punti vendita: 50, 40 e 30 euro sono le quote richieste senza la prevendita, le prime due per i posti numerati, l'ultima per quelli liberi.
La polizia municipale ha disposto alcuni provvedimenti: divieto di sosta in viale del Popolo e transenne attorno alla zona del concerto e alle vie limitrofe con qualche possibile deviazione. Nessuno stupore, in ogni caso, per tanto interesse: al di là della popolarità del gruppo a livello nazionale, quella che lega i Pooh a Piombino è una lunga e lontana storia d'amore che risale alla seconda metà degli anni Sessanta, al periodo del beat e della nascita di tutte quelle band, grandi o piccole, che erano ciascuna un po' il simbolo di un'epoca di sogni e di ideali.
Tra queste gli Slenders, piombinesi, e i Pooh nati invece a Bologna: destinati a incontrarsi e a incrociare le proprie sorti nel momento in cui un giovane e talentuoso Riccardo Fogli, nel 1966, decideva di abbandonare gli uni per unirsi agli altri. Gli Slenders, oltre a Fogli, a quel tempo erano Nedo Anselmi, Piero Ballini, Vincenzo Doni e Marino Alberti. «Questo gruppo - ricorda oggi Alberti - era nato grazie a un impresario che si chiamava Ivo Saggini e che aveva concepito questo progetto insieme a Tullio Anselmi, che era il padre di Nedo. Avevamo cominciato in quattro e poi nel '64 si era unito a noi questo ragazzo, questo Riccardo, che veniva da Pontedera e che faceva il gommista. Noi avevamo già avuto qualche ingaggio, avevamo fatto la stagione a Riva del Sole nel '63: con Fogli andammo ad Ariccia, al Festival di Teddy Reno e di Rita Pavone, a Capri, a Cannes, a Marsiglia al ballo delle debuttanti e al Piper di Roma. E allora si cominciava a crederci davvero».
Dopo il Piper di Roma, arriva quello di Milano, dove gli Slenders approdano grazie all'interessamento di un nuovo impresario, Leo Watcher. Qui il gruppo conosce i Rokes, l'Equipe 84, i New Dada, i Bad Boys, Riki Maiocchi con i Camaleonti. «Uno dei complessi che condividevano il palco con noi erano proprio i Pooh, che all'epoca erano in cinque: Roby Facchinetti, Valerio Negrini, Mauro Bertoli, Mario Goretti e Gilberto Faggioli, il bassista, con cui però il gruppo non legava».
«Noi Slenders eravamo molti bravi - spiega Riccardo Fogli, che il gruppo l'avrebbe lasciato poi nel 1973 - Molto bravi e molto rock. Conoscemmo i Pooh e mi proposero di entrare con loro. Noi Slenders avevamo dei problemi seri: i ragazzi lavoravano in fabbrica e dopo aver preso sei mesi e ancora sei mesi di permesso dovevano rientrare. Il nostro sogno comune s'era infranto contro l'Italsider. Io ero un gommista e sarei tornato a casa a fare il gommista e salta agli occhi che tra continuare a fare il gommista, che comunque ho continuato per un po' a fare anche da Pooh, e diventare uno che forse riesce a guadagnarsi da vivere facendo della musica, io ho scelto di fare il musicista. Poi non solo: i Pooh si sono adoperati a pagare il camioncino che noi Slenders altrimenti saremmo stati costretti a rivendere. In seguito è successo più di una volta di venire a suonare a Piombino: avevamo un legame affettivo con la città e la presenza del gruppo sul territorio è stata importante. Due miei amici, Enio e Bruno, lavoravano con noi e poi sono diventati dei tecnici. Anche loro erano due piombinesi e sono stati due personaggi importanti nella vita dei Pooh».
La polizia municipale ha disposto alcuni provvedimenti: divieto di sosta in viale del Popolo e transenne attorno alla zona del concerto e alle vie limitrofe con qualche possibile deviazione. Nessuno stupore, in ogni caso, per tanto interesse: al di là della popolarità del gruppo a livello nazionale, quella che lega i Pooh a Piombino è una lunga e lontana storia d'amore che risale alla seconda metà degli anni Sessanta, al periodo del beat e della nascita di tutte quelle band, grandi o piccole, che erano ciascuna un po' il simbolo di un'epoca di sogni e di ideali.
Tra queste gli Slenders, piombinesi, e i Pooh nati invece a Bologna: destinati a incontrarsi e a incrociare le proprie sorti nel momento in cui un giovane e talentuoso Riccardo Fogli, nel 1966, decideva di abbandonare gli uni per unirsi agli altri. Gli Slenders, oltre a Fogli, a quel tempo erano Nedo Anselmi, Piero Ballini, Vincenzo Doni e Marino Alberti. «Questo gruppo - ricorda oggi Alberti - era nato grazie a un impresario che si chiamava Ivo Saggini e che aveva concepito questo progetto insieme a Tullio Anselmi, che era il padre di Nedo. Avevamo cominciato in quattro e poi nel '64 si era unito a noi questo ragazzo, questo Riccardo, che veniva da Pontedera e che faceva il gommista. Noi avevamo già avuto qualche ingaggio, avevamo fatto la stagione a Riva del Sole nel '63: con Fogli andammo ad Ariccia, al Festival di Teddy Reno e di Rita Pavone, a Capri, a Cannes, a Marsiglia al ballo delle debuttanti e al Piper di Roma. E allora si cominciava a crederci davvero».
Dopo il Piper di Roma, arriva quello di Milano, dove gli Slenders approdano grazie all'interessamento di un nuovo impresario, Leo Watcher. Qui il gruppo conosce i Rokes, l'Equipe 84, i New Dada, i Bad Boys, Riki Maiocchi con i Camaleonti. «Uno dei complessi che condividevano il palco con noi erano proprio i Pooh, che all'epoca erano in cinque: Roby Facchinetti, Valerio Negrini, Mauro Bertoli, Mario Goretti e Gilberto Faggioli, il bassista, con cui però il gruppo non legava».
«Noi Slenders eravamo molti bravi - spiega Riccardo Fogli, che il gruppo l'avrebbe lasciato poi nel 1973 - Molto bravi e molto rock. Conoscemmo i Pooh e mi proposero di entrare con loro. Noi Slenders avevamo dei problemi seri: i ragazzi lavoravano in fabbrica e dopo aver preso sei mesi e ancora sei mesi di permesso dovevano rientrare. Il nostro sogno comune s'era infranto contro l'Italsider. Io ero un gommista e sarei tornato a casa a fare il gommista e salta agli occhi che tra continuare a fare il gommista, che comunque ho continuato per un po' a fare anche da Pooh, e diventare uno che forse riesce a guadagnarsi da vivere facendo della musica, io ho scelto di fare il musicista. Poi non solo: i Pooh si sono adoperati a pagare il camioncino che noi Slenders altrimenti saremmo stati costretti a rivendere. In seguito è successo più di una volta di venire a suonare a Piombino: avevamo un legame affettivo con la città e la presenza del gruppo sul territorio è stata importante. Due miei amici, Enio e Bruno, lavoravano con noi e poi sono diventati dei tecnici. Anche loro erano due piombinesi e sono stati due personaggi importanti nella vita dei Pooh».
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