Il dolore
PORTOFERRAIO.
Confitarma detta le regole
Baldo Puccini
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Nicola Coccia di Confitarma, sopra una nave ToremarUna flotta in mano alla Regione. Ma con regole precise: Tirrenia dovrà gestire la cessione del capitale delle società regionali a uno o più operatori privati, individuati con procedure ad evidenza pubblica
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PORTOFERRAIO. Una flotta in mano alla Regione. Ma con regole precise: Tirrenia dovrà gestire la cessione del capitale delle società regionali a uno o più operatori privati, individuati con procedure ad evidenza pubblica. Il tutto per eliminare il rischio di possibili conflitti di interesse che potrebbero scaturire dall'accentramento di più ruoli in un unico decisore pubblico (regolatore e al tempo stesso azionista gestore).
Punti cardini di una nuova rotta che dovrebbe iniziare dopo la fine dell'anno. Un vero e proprio decalogo quello di Confitarma sulla ristrutturazione di Tirrenia la compagnia di navigazione italiana controllata dalla Fintecna.
Dieci punti cardinali di una rotta che traccia il percorso dello scorporo delle linee regionali, (Toremar, Caremar, Siremar, Saremar) e della competenza alle Regioni di alcune linee. Il tutto legato alla privatizzazione.
Una proposta forte quella sul futuro di Tirrenia, di fatto punti chiari su un'azienda dove si stanno concentrando, specie in questi ultimi mesi, pareri e voci a dir poco discordanti. Confitarma ha deciso di proporre al Governo la sua "rotta" alla soluzione del problema Tirrenia. Nicola Coccia è il presidente di Confitarma, la confederazione italiana degli armatori.
Dice: «Tirrenia deve cessare di essere un problema. Ciò può avvenire solo se l'azienda Tirrenia e il suo ruolo vengono calati nel sistema economico di riferimento e qualsiasi conseguenza, economica, sociale, lavorativa, viene valutata in un'ottica di mercato. Fino ad oggi è stata una realtà disomogenea, caratterizzata da una commistione perversa fra servizio di interesse sociale, e linee che dovrebbero essere gestite in una pura ottica economica. E' questo il nodo centrale da sciogliere».
La linea di azione è legata allo scenario Europa.
Occorre acquisire l'assenso comunitario in virtù del quale il processo di privatizzazione delle società del gruppo Tirrenia sarà valutato e assimilato a quello della liberalizzazione attraverso contratti di servizi.
Una linea seguita del resto anche dal Governo e dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli. Il primo passo è uno scorporo delle linee di interesse sociale: l'obiettivo in particolare è teso garantire alle comunità isolane la continuità territoriale dalle linee non sovvenzionabili. Il passaggio del controllo delle Regionali marittime Toremar, Caremar, Saremar e Siremar, assume quindi i caratteri di urgenza.
Rimarca Coccia: «Nel passaggio di competenze dallo Stato alle Regioni dovrà essere valutato, per il caso Sardegna, anche lo shift delle linee della Tirrenia che non potranno mai garantire un ritorno economico. Linee che dovrebbero diventare di competenza delle Regioni che hanno interessi economici allargati: turismo, logistica, approvvigionamenti, a tenerle in vita». Ruolo fondamentale quello delle regioni titolari delle politiche sul trasporto pubblico locale. Sottolinea Coccia: «A loro il compito di scegliere modalità e tempi anche di gare di appalto per la gestione del servizio sovvenzionato. Ciò nell'ottica di corrispondere appieno alle esigenze di mobilità delle popolazioni isolane e di quelle turistiche. Scorporata dalle Regionali marittime, Tirrenia dovrebbe cessare formalmente di essere un peso per lo Stato. L'alternativa: la privatizzazione con conseguenti idonee soluzioni occupazionali da assumere a livello governativo». I tempi sono ristretti: cinque mesi per attivare le procedure di privatizzazione e liberalizzazione dei servizi che dovranno essere definite entro la scadenza del 31 dicembre imposta dalle Autorità comunitarie.
Punti cardini di una nuova rotta che dovrebbe iniziare dopo la fine dell'anno. Un vero e proprio decalogo quello di Confitarma sulla ristrutturazione di Tirrenia la compagnia di navigazione italiana controllata dalla Fintecna.
Dieci punti cardinali di una rotta che traccia il percorso dello scorporo delle linee regionali, (Toremar, Caremar, Siremar, Saremar) e della competenza alle Regioni di alcune linee. Il tutto legato alla privatizzazione.
Una proposta forte quella sul futuro di Tirrenia, di fatto punti chiari su un'azienda dove si stanno concentrando, specie in questi ultimi mesi, pareri e voci a dir poco discordanti. Confitarma ha deciso di proporre al Governo la sua "rotta" alla soluzione del problema Tirrenia. Nicola Coccia è il presidente di Confitarma, la confederazione italiana degli armatori.
Dice: «Tirrenia deve cessare di essere un problema. Ciò può avvenire solo se l'azienda Tirrenia e il suo ruolo vengono calati nel sistema economico di riferimento e qualsiasi conseguenza, economica, sociale, lavorativa, viene valutata in un'ottica di mercato. Fino ad oggi è stata una realtà disomogenea, caratterizzata da una commistione perversa fra servizio di interesse sociale, e linee che dovrebbero essere gestite in una pura ottica economica. E' questo il nodo centrale da sciogliere».
La linea di azione è legata allo scenario Europa.
Occorre acquisire l'assenso comunitario in virtù del quale il processo di privatizzazione delle società del gruppo Tirrenia sarà valutato e assimilato a quello della liberalizzazione attraverso contratti di servizi.
Una linea seguita del resto anche dal Governo e dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli. Il primo passo è uno scorporo delle linee di interesse sociale: l'obiettivo in particolare è teso garantire alle comunità isolane la continuità territoriale dalle linee non sovvenzionabili. Il passaggio del controllo delle Regionali marittime Toremar, Caremar, Saremar e Siremar, assume quindi i caratteri di urgenza.
Rimarca Coccia: «Nel passaggio di competenze dallo Stato alle Regioni dovrà essere valutato, per il caso Sardegna, anche lo shift delle linee della Tirrenia che non potranno mai garantire un ritorno economico. Linee che dovrebbero diventare di competenza delle Regioni che hanno interessi economici allargati: turismo, logistica, approvvigionamenti, a tenerle in vita». Ruolo fondamentale quello delle regioni titolari delle politiche sul trasporto pubblico locale. Sottolinea Coccia: «A loro il compito di scegliere modalità e tempi anche di gare di appalto per la gestione del servizio sovvenzionato. Ciò nell'ottica di corrispondere appieno alle esigenze di mobilità delle popolazioni isolane e di quelle turistiche. Scorporata dalle Regionali marittime, Tirrenia dovrebbe cessare formalmente di essere un peso per lo Stato. L'alternativa: la privatizzazione con conseguenti idonee soluzioni occupazionali da assumere a livello governativo». I tempi sono ristretti: cinque mesi per attivare le procedure di privatizzazione e liberalizzazione dei servizi che dovranno essere definite entro la scadenza del 31 dicembre imposta dalle Autorità comunitarie.
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