Sicurezza
Avviso di garanzia al direttore Marcello Calcagni. Sott’accusa l’organizzazione del lavoro
Esplosione in Lucchini, un indagato
Giorgio Pasquinucci
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Il reparto acciaieria dove è avvenuta l’esplosioneL'ipotesi di reato è quella di disastro colposo. La procura ha iscritto al registro degli indagati, per l'esplosione avvenuta domenica sera all'acciaieria - che ha provocato l'intossicazione di cinque operai e il ferimento di un sesto - il direttore della Lucchini Marcello Calcagni
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PIOMBINO. L'ipotesi di reato è quella di disastro colposo. La procura ha iscritto al registro degli indagati, per l'esplosione avvenuta domenica sera all'acciaieria - che ha provocato l'intossicazione di cinque operai e il ferimento di un sesto - il direttore della Lucchini Marcello Calcagni.
Un primo provvedimento in attesa del completamento delle indagini da parte del servizio di igiene e prevenzione dell'Asl, a cui si affiancherà il lavoro di un consulente tecnico già nominato dal magistrato. Non è escluso dunque che, a cascata, altri dirigenti e tecnici dell'azienda si aggiungano al primo indagato.
L'inchiesta sembra dunque confermare la ricostruzione dell'incidente fatta ieri dal nostro giornale. Se infatti non c'è alcun dubbio sul fatto che l'esplosione sia stata provocata dalle scorie incandescenti fuoruscite da una paiola che hanno incontrato una pozza d'acqua - che comunque non avrebbe dovuto esserci - i tecnici dell'Asl in questi giorni hanno approfondito in modo particolare l'organizzazione del lavoro e le procedure utilizzate in acciaieria.
La paiola - secondo quanto hanno finora sostenuto gli stessi sindacati - era stata adagiata insieme a quelle già raffreddate. Le scorie d'acciaio ancora liquide hanno da lì a poco forato la crosta superficiale più solida e hanno formato un rigolo che ha raggiunto la pozza d'acqua.
Ma il vero problema - secondo quanto sta emergendo dall'inchiesta - è che si è trattato di una decisione presa dagli operatori in stato emergenza. In quel momento, infatti, non c'erano carri ferroviari dove appoggiare la paiola e anche i due stalli, dove di solito le paiole vengono appoggiate in verticale (quindi in condizioni di sicurezza) erano occupati da quelle già utilizzate.
Da qui le accuse dei sindacati sull'aumento dei ritmi di lavoro in acciaieria pur in presenza di una riduzione di personale, sulla inefficienza e insufficienza dei mezzi. La Lucchini infatti, in ragione della crisi di mercato, aveva ridotto le colate giornaliere di acciaio, tagliando del 30% il lavoro alle ditte d'appalto che si occupano dello svuotamento delle paiole. Ma da una decina di giorni, in presenza di un aumento degli ordini da soddisfare prima della fermata dell'altoforno di venerdì notte, le colate giornaliere sono passate da 35 ad una media di 45. Tutto questo, secondo il sindacato, a scapito della sicurezza.
Un primo provvedimento in attesa del completamento delle indagini da parte del servizio di igiene e prevenzione dell'Asl, a cui si affiancherà il lavoro di un consulente tecnico già nominato dal magistrato. Non è escluso dunque che, a cascata, altri dirigenti e tecnici dell'azienda si aggiungano al primo indagato.
L'inchiesta sembra dunque confermare la ricostruzione dell'incidente fatta ieri dal nostro giornale. Se infatti non c'è alcun dubbio sul fatto che l'esplosione sia stata provocata dalle scorie incandescenti fuoruscite da una paiola che hanno incontrato una pozza d'acqua - che comunque non avrebbe dovuto esserci - i tecnici dell'Asl in questi giorni hanno approfondito in modo particolare l'organizzazione del lavoro e le procedure utilizzate in acciaieria.
La paiola - secondo quanto hanno finora sostenuto gli stessi sindacati - era stata adagiata insieme a quelle già raffreddate. Le scorie d'acciaio ancora liquide hanno da lì a poco forato la crosta superficiale più solida e hanno formato un rigolo che ha raggiunto la pozza d'acqua.
Ma il vero problema - secondo quanto sta emergendo dall'inchiesta - è che si è trattato di una decisione presa dagli operatori in stato emergenza. In quel momento, infatti, non c'erano carri ferroviari dove appoggiare la paiola e anche i due stalli, dove di solito le paiole vengono appoggiate in verticale (quindi in condizioni di sicurezza) erano occupati da quelle già utilizzate.
Da qui le accuse dei sindacati sull'aumento dei ritmi di lavoro in acciaieria pur in presenza di una riduzione di personale, sulla inefficienza e insufficienza dei mezzi. La Lucchini infatti, in ragione della crisi di mercato, aveva ridotto le colate giornaliere di acciaio, tagliando del 30% il lavoro alle ditte d'appalto che si occupano dello svuotamento delle paiole. Ma da una decina di giorni, in presenza di un aumento degli ordini da soddisfare prima della fermata dell'altoforno di venerdì notte, le colate giornaliere sono passate da 35 ad una media di 45. Tutto questo, secondo il sindacato, a scapito della sicurezza.
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