Il Tirreno

SAN VINCENZO.

Se la spiaggia diventa un mercato

Angela Feo
Se la spiaggia diventa un mercato

Come in un vero mercato, gli affari entrano nel vivo intorno alle 11 del mattino. Sulla spiaggia cominciano a spuntare banchetti di collane e braccialetti e stand di vestitini, che ogni dieci minuti si spostano di qualche metro. Attaccapanni umani si muovono coperti da borse colorate, asciugamani, copricostume, persino di ombrellini

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SAN VINCENZO. Come in un vero mercato, gli affari entrano nel vivo intorno alle 11 del mattino. Sulla spiaggia cominciano a spuntare banchetti di collane e braccialetti e stand di vestitini, che ogni dieci minuti si spostano di qualche metro. Attaccapanni umani si muovono coperti da borse colorate, asciugamani, copricostume, persino di ombrellini. E poi ci sono i cinesi, con i book di tatuaggi, e i massaggiatori vestiti di bianco, che promettono ai bagnanti sollievo e relax. Turiste fiorentine sorridono, mentre frugano allegre tra articoli di bigiotteria. «Fare acquisti sulla spiaggia per noi è un divertimento - raccontano all'unisono Daniela Faucci, Guglielma Traversali e Meri Maselli - Alcuni venditori li conosciamo da anni. Ci sono Charlie, Alì, tutte brave persone. Qualcuno di loro ha persino imparato a parlare livornese».
In questo tratto di spiaggia sanvincenzina, le polemiche e le proteste contro i venditori itineranti, che hanno portato l'amministrazione comunale ad annunciare l'intenzione di limitare la loro presenza sugli arenili a partire dalla prossima estate, sembrano più che mai lontane. «Certo gli ambulanti non sono pochi - dicono due piombinesi, Lino e Franca Pacini - Li vediamo fare avanti indietro continuamente, a volte si avvicinano due o tre alla volta e fargli capire che non vogliamo comprare niente è un po' difficile. Ma in fondo anche loro devono pur mangiare».
Gruppi di signore si raggruppano intorno a veri e propri armadi con le rotelle. Si provano vestitini colorati sopra i costumi, cercano di trattare sul prezzo. «Ci sono stati momenti, nel passato, in cui la situazione stava diventando insostenibile - ci dice Lucia Becucci mentre sfila da una gruccia una maglietta -. E' capitato che non riuscissi a finire di leggere una pagina di giornale perchè venivo continuamente interrotta. Non nascondo che la situazione mi innervosiva. Ed è ovvio che è impossibile dare qualcosa a tutti. Però i venditori in spiaggia sono anche un diversivo».
Un vigile urbano, maglietta bianca, cappellino e pantaloni blu, fa avanti e indietro lungo il mare. Controlla licenze e diffida i venditori dallo stare troppo fermi. Un bagnante di Milano, Francesco di Serio, ne approfitta per parlargli. Gli spiega che «i problemi dei turisti, a San Vincenzo, non riguardano certo i commercianti sulla spiaggia. Trovo invece molto più grave che le strisce pedonali non siano quasi più visibili - dice - e che bar e ristoranti sistematicamente non rilascino gli scontrini».
Sotto l'ombrellone di uno stabilimento balneare una turista di Lodi, Simona Leccardi, si rinfresca con una bibita. «Per noi i venditori non sono mai stati un fastidio. Credo anzi che queste persone diano solo colore alla spiaggia - spiega - Sono stati cacciati dall'Adriatico e se adesso facciamo la stessa cosa sul Tirreno, mi dite dove potranno andare? Credo che mettere il numero chiuso sia esagerato. Fanno una fatica da matti, a vederli così, mentre noi ci rilassiamo, a volte ti fa sentire pure in colpa».

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