Il dolore
Il sindacato denuncia la carenza di mezzi e organici nonostante l’aumento delle colate
L'incidente si poteva evitare
Giorgio Pasquinucci
◗
Un abitante in via Portovecchio osserva una finestra andata in frantumiL'esplosione di domenica sera nel reparto acciaieria Lucchini avrebbe potuto avere gravissime conseguenze. Su questo non ci sono dubbi, mentre prosegue l'inchiesta del servizio di prevenzione dell'Asl per accertare le cause dell'incidente. Non tanto dell'esplosione, visto che è certo che è stata provocata dalla fuoriuscita di scorie d'acciaio liquido entrate a contato con l'acqua, quanto sull'organizzazione del lavoro
2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. L'esplosione di domenica sera nel reparto acciaieria Lucchini avrebbe potuto avere gravissime conseguenze. Su questo non ci sono dubbi, mentre prosegue l'inchiesta del servizio di prevenzione dell'Asl per accertare le cause dell'incidente. Non tanto dell'esplosione, visto che è certo che è stata provocata dalla fuoriuscita di scorie d'acciaio liquido entrate a contato con l'acqua, quanto sull'organizzazione del lavoro.
E i primi accertamenti sembrano confermare le tesi sostenute dai sindacati. Chiaramente chi ha preso la decisione di adagiare la paiola a terra riteneva fosse più fredda di quanto era. Ma c'è un interrogativo: sarebbe stato possibile prendere una decisione diversa? I sindacati sostengono - e le indagini sembrano confermalo - che in quel momento non c'erano vagoni disponibili dove appoggiare la paiola. E anche i due stalli, dove vengono collocate in verticale, in attesa di essere trasferite sui vagoni, erano occupati.
Una decisione presa, dunque, in situazione di emergenza, che purtroppo ha dovuto dare i conti con un altro imprevisto. Nel luogo dove la siviera è stata appoggiata - per motivi ancora da accertare - si era infatti formata una pozza d'acqua che ha provocato la reazione esplosiva.
Ieri intanto si è svolto in fabbrica lo sciopero di protesta indetto dai sindacati. Sott'accusa l'aumento di ritmi di lavoro, oltre che, appunto la carenza e l'inefficienza dei mezzi. «L'azienda, in seguito alla crisi - sempre secondo quanto sostengono alla Rsu - fino a una decina di giorni fa aveva ridotto le colate giornaliere, abbassando del 30% il lavoro alle ditte che si occupano della pulizia delle paiole. Ma l'imminente chiusura dell'altoforno, che coincide con una piccola ripresa degli ordinativi, ha fatto passare il numero delle colate giornaliere da 36 ad una media di 45, mentre organici e mezzi sono rimasti gli stessi. Tutto questo ovviamente incide sulla sicurezza».
Ma l'incidente ha posto anche un altro interrogativo, quello della sicurezza esterna. L'allarme previsto dal piano grandi rischi non è scattato. «Quel tipo di incidente non lo prevede - sostiene l'assessore all'ambiente Marco Chiarei - Ed è bene che la sirena non abbia suonato perché si sarebbe provocato il panico e situazioni di ulteriore pericolo. Stiamo tuttavia esaminando la possibilità di mettere in piedi, in collaborazione con l'azienda, un sistema di comunicazione con la popolazione anche nel caso di incidenti minori».
All'Arpat del resto confermano che nessuna delle centraline ha rilevato dati superiori alla media. Anche se l'esplosione, oltre a provocare il sollevamento di un'enorme quantità di polvere, ha anche provocato un principio d'incendio, probabilmente responsabile del colore nero della nube che ha avvolto il reparto.
E i primi accertamenti sembrano confermare le tesi sostenute dai sindacati. Chiaramente chi ha preso la decisione di adagiare la paiola a terra riteneva fosse più fredda di quanto era. Ma c'è un interrogativo: sarebbe stato possibile prendere una decisione diversa? I sindacati sostengono - e le indagini sembrano confermalo - che in quel momento non c'erano vagoni disponibili dove appoggiare la paiola. E anche i due stalli, dove vengono collocate in verticale, in attesa di essere trasferite sui vagoni, erano occupati.
Una decisione presa, dunque, in situazione di emergenza, che purtroppo ha dovuto dare i conti con un altro imprevisto. Nel luogo dove la siviera è stata appoggiata - per motivi ancora da accertare - si era infatti formata una pozza d'acqua che ha provocato la reazione esplosiva.
Ieri intanto si è svolto in fabbrica lo sciopero di protesta indetto dai sindacati. Sott'accusa l'aumento di ritmi di lavoro, oltre che, appunto la carenza e l'inefficienza dei mezzi. «L'azienda, in seguito alla crisi - sempre secondo quanto sostengono alla Rsu - fino a una decina di giorni fa aveva ridotto le colate giornaliere, abbassando del 30% il lavoro alle ditte che si occupano della pulizia delle paiole. Ma l'imminente chiusura dell'altoforno, che coincide con una piccola ripresa degli ordinativi, ha fatto passare il numero delle colate giornaliere da 36 ad una media di 45, mentre organici e mezzi sono rimasti gli stessi. Tutto questo ovviamente incide sulla sicurezza».
Ma l'incidente ha posto anche un altro interrogativo, quello della sicurezza esterna. L'allarme previsto dal piano grandi rischi non è scattato. «Quel tipo di incidente non lo prevede - sostiene l'assessore all'ambiente Marco Chiarei - Ed è bene che la sirena non abbia suonato perché si sarebbe provocato il panico e situazioni di ulteriore pericolo. Stiamo tuttavia esaminando la possibilità di mettere in piedi, in collaborazione con l'azienda, un sistema di comunicazione con la popolazione anche nel caso di incidenti minori».
All'Arpat del resto confermano che nessuna delle centraline ha rilevato dati superiori alla media. Anche se l'esplosione, oltre a provocare il sollevamento di un'enorme quantità di polvere, ha anche provocato un principio d'incendio, probabilmente responsabile del colore nero della nube che ha avvolto il reparto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
