Il Tirreno

Asl e Procura indagano sull’esplosione di domenica sera alla Lucchini: paura nel quartiere, muri crepati in via Pisacane

Tragedia sfiorata, e l'allarme non ha suonato

Giorgio Pasquinucci
L’esterno dell’impianto dove si è verificata l’esplosione In primo piano una siviera
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L’esterno dell’impianto dove si è verificata l’esplosione In primo piano una siviera

Tragedia sfiorata? Né l'azienda né il sindacato sottovalutano la portata che avrebbe potuto avere l'esplosione avvenuta domenica nel reparto convertitori Lucchini. I 5 lavoratori intossicati hanno lasciato dopo poche ore, necessarie per gli accertamenti, il pronto soccorso di Villamarina

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PIOMBINO. Tragedia sfiorata? Né l'azienda né il sindacato sottovalutano la portata che avrebbe potuto avere l'esplosione avvenuta domenica nel reparto convertitori Lucchini. I 5 lavoratori intossicati hanno lasciato dopo poche ore, necessarie per gli accertamenti, il pronto soccorso di Villamarina.
Il sesto, quello che ha riportato un trauma toracico, è stato dimesso ieri pomeriggio.
Erano le 22,30 quando il boato ha seminato la paura nei quartieri della periferia industriale e non solo. Molti vetri di finestre e porte si sono infranti. Qualcuno aveva la finestra aperta e lo spostamento d'aria ha fatto cadere parte dell'intonaco dei soffitti. I muri esterni di alcuni vecchi edifici in via Pisacane si sono crepati. Niente di strutturale - hanno verificato ieri vigili del fuoco e tecnici del Comune - per cui nessuno ha dovuto lasciare la propria casa.
Subito dopo l'esplosione, dal capannone del reparto acciaieria si è levata una nube nera che ha ancora di più messo in apprensione gli abitanti della zona. Nessun allarme è scattato, nessuna sirena ha suonato, come invece previsto nel protocollo del piano antirischio approvato dalla Prefettura in caso di gravi incidenti. Secondo l'azienda, infatti, si trattava solo di fumo e polvere.
Ma la paura, anche nel ricordo dell'incendio che nella primavera del 2005 distrusse il treno di laminazione della Magona, costringendo le forze dell'ordine a far evacuare gli abitanti, è stata davvero tanta.
Ieri mattina, un grosso squarcio aperto tra le lamiere del capannone dell'acciaieria, rendeva perfettamente l'idea della potenza dell'esplosione. Ma che cosa è realmente successo al convertitore numero 1 dell'acciaieria?
Sull'incidente è aperta un'inchiesta del servizio d'igiene e prevenzione sui luoghi di lavoro dell'Asl. Ieri mattina i tecnici del servizio hanno effettuato un sopralluogo. E' confermato che a provocare l'esplosione è stata una siviera, che ancora conteneva scorie di acciaio incandescente, entrata a contatto con l'acqua. Tuttavia - secondo i primi accertamenti - l'incidente non sembra dovuto a guasti strutturali, bensì a problemi di procedura. La paiola, che ancora conteneva scorie di acciaio liquido sarebbe stata adagiata in un luogo dove in genere vengono lasciate le paiole già raffreddate. Un posto dove frequentemente, anche per abbattere la polvere, viene utilizzata dell'acqua.
Quanto questa procedura sia ordinaria e quanto dettata da particolari condizioni del processo di lavorazione in corso ieri sera, è tuttora in fase di accertamento da parte dell'Asl, che ha comunque già inviato una relazione al viceprocuratore Antonio Giaconi che coordina l'inchiesta utilizzando anche le informazioni e testimonianze raccolte dai carabinieri subito dopo lo scoppio.
L'esplosione della siviera - secondo quanto sta emergendo dall'inchiesta interna dell'azienda, che trova conferma negli accertamenti dell'Asl - ha provocato soprattutto un forte spostamento d'aria che ha sollevato una grande quantità di polvere che gli operai hanno respirato, mentre non sembra che si siano sviluppati quantità rilevanti di gas tossici.
L'operaio che ha riportato il trauma toracico sembra stesse lavorando all'interno del "pulpito" e che, mentre cercava di fuggire, sia stato sbattuto dallo spostamento d'aria contro un angolo della struttura.

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