Economia, primi segni di ripresa
Katia Ghilli
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Montegemoli e il presidente della Camera di commercioNel primo trimestre di quest'anno l'economia della Val di Cornia ha retto di fronte ad una crisi economica mondiale che ancora non accenna ad attenuarsi. I primi segnali positivi registrati dalle grandi aziende siderurgiche piombinesi, trovano un riscontro positivo anche nei dati del Centro studi e ricerche della Camera di commercio
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PIOMBINO. Nel primo trimestre di quest'anno l'economia della Val di Cornia ha retto di fronte ad una crisi economica mondiale che ancora non accenna ad attenuarsi. I primi segnali positivi registrati dalle grandi aziende siderurgiche piombinesi, trovano un riscontro positivo anche nei dati del Centro studi e ricerche della Camera di commercio.
Un dato su tutti: al primo aprile di quest'anno le imprese attive in Val di Cornia sono state 5mila 116. Nel primo trimestre del 2008, ben prima del crack delle banche statunitensi che hanno poi scatenato la crisi economica mondiale, erano 48 in meno, ovvero 5mila 68 unità. Un trend positivo se si considera che le imprese funzionanti nel 2008 sono continuate ad aumentare (anche se di qualche decina) rispetto al 2007.
Se l'economia della Val di Cornia non è alle corde, lo si deve alla sua composizione varia. Sotto il profilo percentuale delle imprese presenti ed attive, i cinque settori più significativi sono il commercio con il 27%, l'agricoltura con il 22,7%, le costruzioni col 13,9%, le attività immobiliari col 9,4%, le attività manifatturiere con l'8,2%.
Subito dopo c'è il comparto turistico che, con alberghi e ristoranti, si attesta al 7,7 per cento. Le attività legate ai servizi sono il 5 per cento delle imprese totali.
Per quanto riguarda il commercio le cose non vanno bene. Secondo gli studi della Camera di Commercio, anche la Val di Cornia risente dell'avanzare della presenza dei supermercati e delle grandi catene distributive, a svantaggio del piccolo negozio di vicinato.
Questo perché i prezzi sono piuttosto alti e, la crisi, oltre ad avere imposto una maggiore austerità nelle spese, ha anche minato le basi per riscuotere stipendi sicuri ad una fetta sostanziosa dei residenti (come i cassintegrati). Per quanto riguarda il budget familiare, solo il settore alimentare, per ora si salva. Sui prodotti per la casa e gli elettrodomestici si spende il 6,2% in meno, sull'abbigliamento e gli accessori si è tagliato il 5,9%. A fronte di questi dati, le vendite della grande distribuzione, in tutto il 2008, sono aumentate di un timido 0,4%.
Per gli altri due settori economici portanti della nostra economia, quello agricolo e quello delle costruzioni, le cose stanno diversamente. In agricoltura, ad esempio, ci sono 1.153 imprese attive, che rappresentano il 39,5% di tutta la provincia. «Questa forte specializzazione si avverte anche nelle dinamiche del settore, che in Val di Cornia evidenzia una natalità di imprese più alta che altrove - spiegano da Livorno - La concentrazione delle imprese nella nostra zona è dovuta ad una più alta resistenza al processo di ridimensionamento numerico del settore, in corso nel resto d'Italia».
Per quanto riguarda il settore delle costruzioni, i dati della Camera di commercio evidenziano un 2008 abbastanza solido, che le ha fatte aumentare come numero del 5,1%. Una performance molto positiva, a confronto con gli altri territori provinciali. Delle 719 ditte attive, solo quelle che si dedicano alle costruzioni, nel nostro territorio sono 260. Eppure, stando agli stessi interessati, i dati riportati dalle ricerche statistiche parlano di un crollo, nel 2008, del 3% del fatturato e del 4% degli addetti.
Un dato su tutti: al primo aprile di quest'anno le imprese attive in Val di Cornia sono state 5mila 116. Nel primo trimestre del 2008, ben prima del crack delle banche statunitensi che hanno poi scatenato la crisi economica mondiale, erano 48 in meno, ovvero 5mila 68 unità. Un trend positivo se si considera che le imprese funzionanti nel 2008 sono continuate ad aumentare (anche se di qualche decina) rispetto al 2007.
Se l'economia della Val di Cornia non è alle corde, lo si deve alla sua composizione varia. Sotto il profilo percentuale delle imprese presenti ed attive, i cinque settori più significativi sono il commercio con il 27%, l'agricoltura con il 22,7%, le costruzioni col 13,9%, le attività immobiliari col 9,4%, le attività manifatturiere con l'8,2%.
Subito dopo c'è il comparto turistico che, con alberghi e ristoranti, si attesta al 7,7 per cento. Le attività legate ai servizi sono il 5 per cento delle imprese totali.
Per quanto riguarda il commercio le cose non vanno bene. Secondo gli studi della Camera di Commercio, anche la Val di Cornia risente dell'avanzare della presenza dei supermercati e delle grandi catene distributive, a svantaggio del piccolo negozio di vicinato.
Questo perché i prezzi sono piuttosto alti e, la crisi, oltre ad avere imposto una maggiore austerità nelle spese, ha anche minato le basi per riscuotere stipendi sicuri ad una fetta sostanziosa dei residenti (come i cassintegrati). Per quanto riguarda il budget familiare, solo il settore alimentare, per ora si salva. Sui prodotti per la casa e gli elettrodomestici si spende il 6,2% in meno, sull'abbigliamento e gli accessori si è tagliato il 5,9%. A fronte di questi dati, le vendite della grande distribuzione, in tutto il 2008, sono aumentate di un timido 0,4%.
Per gli altri due settori economici portanti della nostra economia, quello agricolo e quello delle costruzioni, le cose stanno diversamente. In agricoltura, ad esempio, ci sono 1.153 imprese attive, che rappresentano il 39,5% di tutta la provincia. «Questa forte specializzazione si avverte anche nelle dinamiche del settore, che in Val di Cornia evidenzia una natalità di imprese più alta che altrove - spiegano da Livorno - La concentrazione delle imprese nella nostra zona è dovuta ad una più alta resistenza al processo di ridimensionamento numerico del settore, in corso nel resto d'Italia».
Per quanto riguarda il settore delle costruzioni, i dati della Camera di commercio evidenziano un 2008 abbastanza solido, che le ha fatte aumentare come numero del 5,1%. Una performance molto positiva, a confronto con gli altri territori provinciali. Delle 719 ditte attive, solo quelle che si dedicano alle costruzioni, nel nostro territorio sono 260. Eppure, stando agli stessi interessati, i dati riportati dalle ricerche statistiche parlano di un crollo, nel 2008, del 3% del fatturato e del 4% degli addetti.
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