Sicurezza
Senegalese aveva minacciato con un coltello e rapinato una prostituta nigeriana
Rifiuta il sesso, lui la violenta
Federico Lazzotti
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Il Tribunale di Grosseto dove si è svolto il processoChiese il prezzo di una prestazione ma la donna rispose con decisione: «Io non vado con gli africani»
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GROSSETO. Ha rifiutato un rapporto a pagamento con un uomo di colore. «Non vado con gli africani», ha risposto quando le è stato chiesto il prezzo della prestazione. Per punizione è stata violentata lungo l'Aurelia, in mezzo al bosco, a due passi dal paradiso di Punta Ala, mentre la stragrande maggioranza delle persone era seduta a tavola per il pranzo. La donna, 33 anni, nata in Nigeria, ma domiciliata a Livorno, ha urlato per chiedere aiuto.
Il suo aguzzino - secondo la querela della vittima - l'avrebbe aggredita e minacciata con un coltello togliendole due cellulari dalla borsa per evitare che chiamasse i soccorsi e rubandole pure trenta euro.
Nonostante questo, la donna è riuscita a divincolarsi e mettere in fuga l'aggressore con l'aiuto di un'altra donna. Infine, ha avuto la freddezza di prendere un biglietto del treno e scriverci sopra il numero di targa mentre il colpevole fuggiva.
I carabinieri sono partiti da quelle sei cifre per risalire all'autore dello stupro. La caccia all'uomo del nucleo radiomobile è durata un paio d'ore.
I militari hanno rintracciato Mor Kare, 21 anni senegalese, a Piombino nel quartiere popolare del Cotone, dove vive con il fratello più grande a cui è intestato anche il ciclomotore.
L'uomo è stato arrestato e trasferito nel carcere fiorentino di Sollicciano con l'accusa di violenza sessuale, lesioni personali aggravate (la donna avuto sette giorni di prognosi ndr) e rapina.
Il suo legale, l'avvocato livornese Valeria Macchia, ha chiesto il giudizio immediato. A distanza di sei mesi dal giorno dello stupro, era il 17 gennaio di quest'anno, il tribunale collegiale di Grosseto ha condannato Mor Kare a cinque anni e sei mesi di reclusione, al risarcimento danni di 20 mila euro e al pagamento delle spese processuali di 1.600 euro.
Dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti, il ventunenne si sarebbe fermato una prima volta nella piazzola intorno alle 13,30.
«Mi ha chiesto quanto volevo - ha raccontato la vittima - gli ho risposto che non volevo avere rapporti con gli africani. Lui mi ha chiesto il perché ma non ho gli ho risposto». A questo punto il giovane avrebbe dato gas allontanandosi. Ma, invece di tornare indietro, deve avere pianificato la vendetta per quello che gli era stata negato.
«Mi sono allontanata un attimo dalla strada - ha raccontato la giovane donna ai giudici - quando sono stata aggredita. Mi ha afferrato per i capelli e mi ha fatto cadere a terra. Si è seduto su di me e mi ha strappato il telefono per impedirmi di chiamare aiuto. Dalla borsa mi ha pure rubato trenta euro. Indossavo i jeans. Li ha abbassati rompendo la cerniera. Poi si è alzato la maglietta e mi ha fatto vedere l'impugnatura di un coltello. Mi ha violentato. Prima che lo facesse gli ho chiesto di indossare il preservativo».
Il suo aguzzino - secondo la querela della vittima - l'avrebbe aggredita e minacciata con un coltello togliendole due cellulari dalla borsa per evitare che chiamasse i soccorsi e rubandole pure trenta euro.
Nonostante questo, la donna è riuscita a divincolarsi e mettere in fuga l'aggressore con l'aiuto di un'altra donna. Infine, ha avuto la freddezza di prendere un biglietto del treno e scriverci sopra il numero di targa mentre il colpevole fuggiva.
I carabinieri sono partiti da quelle sei cifre per risalire all'autore dello stupro. La caccia all'uomo del nucleo radiomobile è durata un paio d'ore.
I militari hanno rintracciato Mor Kare, 21 anni senegalese, a Piombino nel quartiere popolare del Cotone, dove vive con il fratello più grande a cui è intestato anche il ciclomotore.
L'uomo è stato arrestato e trasferito nel carcere fiorentino di Sollicciano con l'accusa di violenza sessuale, lesioni personali aggravate (la donna avuto sette giorni di prognosi ndr) e rapina.
Il suo legale, l'avvocato livornese Valeria Macchia, ha chiesto il giudizio immediato. A distanza di sei mesi dal giorno dello stupro, era il 17 gennaio di quest'anno, il tribunale collegiale di Grosseto ha condannato Mor Kare a cinque anni e sei mesi di reclusione, al risarcimento danni di 20 mila euro e al pagamento delle spese processuali di 1.600 euro.
Dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti, il ventunenne si sarebbe fermato una prima volta nella piazzola intorno alle 13,30.
«Mi ha chiesto quanto volevo - ha raccontato la vittima - gli ho risposto che non volevo avere rapporti con gli africani. Lui mi ha chiesto il perché ma non ho gli ho risposto». A questo punto il giovane avrebbe dato gas allontanandosi. Ma, invece di tornare indietro, deve avere pianificato la vendetta per quello che gli era stata negato.
«Mi sono allontanata un attimo dalla strada - ha raccontato la giovane donna ai giudici - quando sono stata aggredita. Mi ha afferrato per i capelli e mi ha fatto cadere a terra. Si è seduto su di me e mi ha strappato il telefono per impedirmi di chiamare aiuto. Dalla borsa mi ha pure rubato trenta euro. Indossavo i jeans. Li ha abbassati rompendo la cerniera. Poi si è alzato la maglietta e mi ha fatto vedere l'impugnatura di un coltello. Mi ha violentato. Prima che lo facesse gli ho chiesto di indossare il preservativo».
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