Sicurezza
La Dalmine congela il piano industriale
Luca Centini
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Il tubificio DalmineLa crisi non allenta la presa sulla Dalmine. L'incontro che si è tenuto ieri a Piombino tra l'amministratore delegato del gruppo Vincenzo Capranzano e i sindacati non ha allontanato gli spettri che gravano da mesi sul futuro di Tenaris e del tubificio piombinese.
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PIOMBINO. La crisi non allenta la presa sulla Dalmine. L'incontro che si è tenuto ieri a Piombino tra l'amministratore delegato del gruppo Vincenzo Capranzano e i sindacati non ha allontanato gli spettri che gravano da mesi sul futuro di Tenaris e del tubificio piombinese.
L'azienda prevede per i primi due trimestri, infatti, una produzione ridotta, che si assesterà sullo stesso ritmo tenuto in questi mesi dallo stabilimento.
La nuova tranche di cassa integrazione, attivata a fine giugno, riguarda, a rotazione, 112 addetti del tubificio che in queste settimane hanno alternato periodi in cassa a giorni di lavoro, in corrispondenza dell'arrivo di nuovi ordinativi.
Nell'incontro di ieri i responsabili del gruppo Tenaris hanno dichiarato che l'alto costo dell'energia e i problemi di infrastrutture mettono in difficoltà le prospettive dei vari siti industriali disseminati sul territorio nazionale. Automatiche, a tal proposito, le domande dei sindacati sulla conferma degli investimenti per la costituzione, a Piombino, del centro logistico del gruppo Tenaris per Italia e Sud Europa. Piano che allo stato attuale è in stand-by, come conferma l'azienda, a causa delle difficoltà economiche del gruppo. La situazione è resa più pesante dalle somme richieste per le bonifiche e per l'aumento, considerato sproporzionato, da parte del Demanio per l'affitto dei terreni.
«Siamo alla finestra - spiega Dalmine - ma è chiaro che, in un momento di crisi, questi esborsi uniti ai ritardi per l'ampliamento del porto rischiano di farci affondare».
A settembre è previsto un nuovo incontro con i sindacati Fim, Fiom e Uilm che, in una nota congiunta, chiedono «un incontro con regione, ministero e governo, perché i costi delle bonifiche rappresentano un freno al futuro dell'impresa, così come la rinegoziazione del Demanio».
L'azienda prevede per i primi due trimestri, infatti, una produzione ridotta, che si assesterà sullo stesso ritmo tenuto in questi mesi dallo stabilimento.
La nuova tranche di cassa integrazione, attivata a fine giugno, riguarda, a rotazione, 112 addetti del tubificio che in queste settimane hanno alternato periodi in cassa a giorni di lavoro, in corrispondenza dell'arrivo di nuovi ordinativi.
Nell'incontro di ieri i responsabili del gruppo Tenaris hanno dichiarato che l'alto costo dell'energia e i problemi di infrastrutture mettono in difficoltà le prospettive dei vari siti industriali disseminati sul territorio nazionale. Automatiche, a tal proposito, le domande dei sindacati sulla conferma degli investimenti per la costituzione, a Piombino, del centro logistico del gruppo Tenaris per Italia e Sud Europa. Piano che allo stato attuale è in stand-by, come conferma l'azienda, a causa delle difficoltà economiche del gruppo. La situazione è resa più pesante dalle somme richieste per le bonifiche e per l'aumento, considerato sproporzionato, da parte del Demanio per l'affitto dei terreni.
«Siamo alla finestra - spiega Dalmine - ma è chiaro che, in un momento di crisi, questi esborsi uniti ai ritardi per l'ampliamento del porto rischiano di farci affondare».
A settembre è previsto un nuovo incontro con i sindacati Fim, Fiom e Uilm che, in una nota congiunta, chiedono «un incontro con regione, ministero e governo, perché i costi delle bonifiche rappresentano un freno al futuro dell'impresa, così come la rinegoziazione del Demanio».
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