Il Tirreno

Contatore sigillato. Asa replica alle accuse degli abitanti del condominio di via Boccaccio

«Quella bolletta risultava non pagata»

Luca Centini
Il difensore civico Salvatici
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Il difensore civico Salvatici

«La bolletta appariva insoluta perché non ci è mai pervenuto l'accredito dell'importo, probabilmente c'è stato un problema legato al flusso di informazioni a livello bancario o postale».

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PIOMBINO. «La bolletta appariva insoluta perché non ci è mai pervenuto l'accredito dell'importo, probabilmente c'è stato un problema legato al flusso di informazioni a livello bancario o postale».
Asa replica così alle accuse lanciate dagli abitanti del condominio di via Boccaccio, a cui, martedì scorso, i tecnici dell'ufficio recupero crediti hanno sigillato il contatore dell'acqua, a causa di una bolletta insoluta di 512 euro risalente a marzo 2008, in realtà pagata con tre giorni di anticipo rispetto alla scadenza. «Il condominio ci ha scritto il 3 giugno, specificando che le bollette erano state pagate - spiegano da Asa - Abbiamo risposto dopo una settimana facendo notare che ciò non risultava e abbiamo spedito di nuovo l'estratto conto con le bollette insolute. Senza risposta, martedì abbiamo chiuso il contatore».
«Sebbene invitati con il nostro sollecito i condomini non ci hanno mai inviato le ricevute del pagamento» continuano dall'azienda.
I condomini di via Boccaccio hanno ricevuto la raccomandata sabato scorso, martedì c'è stato il blitz dei tecnici Asa. «La scadenza della bolletta in esame risaliva a marzo 2008 - replicano da Asa - il contatore è stato chiuso dopo più di un anno».
Gli interventi effettuati per recuperare la morosità in Val di Cornia, tra gennaio e marzo, sono stati 500, anche se non tutti hanno causato l'effettiva chiusura.
Neanche la richiesta, avanzata dal difensore civico Salvatici, di affiggere cartelli di avviso ai portoni dei condomini prima di sospendere l'erogazione idrica sembra convincere la società. «L'azienda valuterà con Ato 5 la proposta - commentano dalla società - ma affiggere i cartelli non è un'attività obbligatoria e comporterebbe dei costi che ricadrebbero in tariffa».

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