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Lucchini, via ai lavori per il Red iron

Lucchini, via ai lavori per il Red iron

Produrrà 60mila tonnellate di materiale per l'altoforno, farà risparmiare coke e può consentire di ridurre anche l'inquinamento

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 PIOMBINO. Partiranno lunedì alla Lucchini, e termineranno tra circa un anno, i lavori per realizzare il nuovo impianto "Red Iron". Un investimento da 13 milioni di euro che consentirà di recuperare ferro dalle polveri e dai fanghi dell'altoforno e dell'acciaieria, che verranno poi trasformate in "bricchette" da riutilizzare per la produzione della ghisa. Un'attività che la Lucchini ha già messo alla prova nell'impianto sperimentale "Red Smelt", che ora sarà modificato e ampliato trasformandolo in un vero e proprio impianto industriale che funzionerà in continuo per 7.200 ore all'anno, consentendo di trattamento di circa 60mila tonnellate di semiprodotti.
 L'autorizzazione alla costruzione dell'impianto è stata rilasciata ieri dall'ufficio Suap del Circondario. Lo studio di fattibilità, eseguito congiuntamente dalla Lucchini e dall'azienda impiantistica Paul Wurt, secondo l'azienda ha dimostrato la convenienza economica dell'impianto, consentendo di ottenere un doppio beneficio. Da una parte, infatti, il "Red Iron" ridurrà la quantità di scorie da smaltire e dall'altra di permetterà di recuperare il ferro contenuto nei residui.
 I tecnici della Lucchini prevedono inoltre un risparmio di 250 coke in per ogni tonnellata di "bricchette" caricate. Un indubbio vantaggio economico per l'azienda, che si conta di accompagnare anche ad un miglioramento ambientale, diminuendo gli stoccaggi di polveri pesanti (lo spolverini che conoscono bene gli abitanti del Cotone) e di fanghi che prima finivano tal quali in discarica.
 «Gli effetti ambientali si vedranno nel corso del tempo, ma - commenta l'amministrazione comunale - Si tratta di un investimento significativo, annunciato dall'azienda da circa un anno, che potrà avere ricadute importanti per il territorio e la città».
 Nell'impianto - sottolineano tra l'altro alla Lucchini - lavoreranno a regime 20 persone su tre turni e almeno il 20% dell'investimento avrà ricadute sulle imprese locali.
 Il "Red Iron" fa parte del più ampio progetto "zero waste" che prevede anche la realizzazione dell'impianto "minisinter", nella sostanza un piccolo agglomerato che permetterà il recupero delle di polveri ferrose fini di tagliatura.
 Nel "Red Iron" invece potranno essere trattati i fanghi e il polverino dell'altoforno, i fini di pellet sotto i 3 millimetri, le scaglie di laminazione, le polveri primarie e secondarie dell'acciaieria. Tecnicamente i sottoprodotti della lavorazione siderurgica verranno sottoposti ad un trattamento in un forno a suola rotante, che «permetterà di convertire - spiegano i tecnici Lucchini - gli ossidi di ferro in ferro metallico, eliminando gran parte dello zinco e buona parte degli alcali contenuti nei residui di stabilimento. Successivamente passerà da un sistema di essiccamento e di macinazione».
 La necessità di ridurre i rifiuti in discarica era emersa in tutta la sua acutezza dopo il sequestro da parte della magistratura della discarica non autorizzata tra la Chiusa e il quagliodromo. E' provato che, per ogni tonnellata di acciaio, viene prodotta mezza tonnellata di rifiuti industriali. Una parte sono costituiti da loppe che possono essere riciclate sul mercato. Il compito di recuperare le parti metalliche, invece, era una volta affidato all'impianto di agglomerato, che è stato chiuso però alla fine degli anni Ottanta, senza trovare una soluzione alternativa.
G.P.

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