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Case popolari, è guerra tra poveri

Case popolari, è guerra tra poveri

Sale la protesta di molte famiglie in difficoltà. Sotto accusa anche gli aiuti che il Comune vuol dare agli immigrati per pagare l'affitto L'assessore Tempestini: «Graduatorie compilate secondo i criteri di legge»

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 PIOMBINO. La casa. Un'emergenza che la crisi sta accentuando fino a raggiungere, in alcuni casi, toni assai drammatici. Da qualche settimana in città è attivo un "Comitato per la trasparenza nell'assegnazione degli alloggi pubblici e dei contributi per gli affitti", che si appoggia alla sede di "Cittadinanzattiva". I casi disperati sono tanti e solo in parte vengono alla luce.
 «Sono senza lavoro, con lo sfratto e sono sola con una bambina - racconta Sabrina Gaggi - Ogni volta che vado in Comune mi dicono che le case non ci sono, ma secondo noi non è così: ci sono ma non le vogliono dare».
 Anche Eugenio Barbati, uno dei coordinatori del Comitato, racconta la sua storia. «Avevo un negozio che è fallito. Sono rimasto senza lavoro e ho dovuto lasciare l'alloggio che avevamo in affitto. Ora viviamo in nove nell'appartamento di due stanze di mio suocero, che tra l'altro ha avuto un infarto e soffre di una malattia infettiva che può essere trasmessa ai miei due figli. Sono costretto a mangiare alla mensa della San Vincenzo De' Paoli».
 Ioffredo Pirro invece un lavoro lo aveva, ma è stato costretto a lasciarlo nel 2005 a causa di un'invalidità. «Lavoro saltuariamente due-tre mesi all'anno. Ho presentato un certificato Isee da 3.500 euro, ma non mi hanno concesso un contributo per l'affitto, nonostante abbia più del 60% d'invalidità».
 E spesso al problema della casa se ne aggiungono altri. Antonio Catena è un cassintegrato. «Non mi sembra - dice - che questa crisi sia uguale per tutti. Prendo 800 euro al mese e se mi chiamano al lavoro anche per un giorno mi aumentano le tasse e perdo quello che posso guadagnare in più».
 «Che dobbiamo fare - sbotta una giovane donna - Non abbiamo una casa e non ti prendono il figlio all'asilo nido se non lavori, ma come faccio a lavorare con un bambino piccolo a casa»?
 La crisi rischia di fare esplodere una vera e propria guerra tra poveri. Al Comitato c'è chi se la prende anche con la recente decisione del Comune di fare un bando a parte per i contributi degli affitti agli immigrati, altrimenti esclusi dalla legge che impone, per accedere all'agevolazione, di essere almeno da dieci anni residente in Italia o da almeno cinque anni nella Regione.
 E come succede sempre quando la coperta è corta si scatenano le accuse: «Danno contributi agli extracomunitari e a noi che siamo italiani no». Oppure: «A famiglie con doppio reddito il Comune assegna una casa e a chi è senza lavoro e ha veramente bisogno finisce in fondo alle graduatorie». Da qui la richiesta di un incontro con gli amministratori comunali.
 L'ufficio casa del Comune è continuamente sotto assedio. «L'ultimo bando e del 2007 - dice l'assessore alle politiche sociali Anna Tempestini - e sarà rinnovato a fine 2009. Abbiamo raccolto 324 domande e le graduatorie sono state compilate secondo i criteri stabiliti dalla legge regionale. Le distorsioni che si possono verificare sono dovute al sistema fiscale. Noi comunque, quando assegniamo un alloggio, forniamo i dati relativi al reddito dichiarato alla guardia di finanza per eventuali controlli».
 E' certo possibile che la situazione familiare e del reddito possa cambiare durante la locazione di un alloggio pubblico. «Ma gli inquilini - spiega Tempestini - hanno l'obbligo di denunciare il proprio reddito alla Casalp e se per due anni consecutivi supera un certo limite, può revocare l'assegnazione. Da parte nostra siamo disponibili a dare lo sfratto in questi casi, anche se dal 2005 ad oggi non è mai accaduto».
G.P.

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