Italia
piombino
Altoforno, ridotti i tempi di fermata
L'azienda venderà più semilavorati limitando i problemi tecnici
2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. La Lucchini potrebbe ridurre i tempi della fermata estiva dell'altoforno. L'intenzione è stata comunicata giorni fa i sindacati durante un incontro con il direttore del personale, anche se i sindacati stanno aspettando la conferma ufficiale. L'azienda aveva inizialmente previsto il blocco della produzione dell'impianto per due mesi, dal primo luglio al 31 agosto, svuotando addirittura il crogiuolo per effettuare lavori di manutenzione alle bocche, alle cassette di raffreddamento e ai refrattari. Secondo il nuovo programma, invece, la fermata sarebbe ritardata al 20 luglio, mantenendo l'altoforno a riscaldo con cariche in bianco.
Secondo alcune indiscrezioni, l'azienda avrebbe deciso di ridurre i tempi di fermata per attenuare alcuni problemi tecnici, preferendo prolungare le produzioni di semilavorati per i quali, anche se non a prezzi altamente remunerativi, si sarebbero aperti dei piccoli spazi di mercato.
Di conseguenza potrebbero ridurre anche i tempi del ricorso alla cassa integrazione per il personale in esubero. Subito dopo la fermata dell'altoforno, una volta esaurite le scorte, dovrà infatti fermarsi anche l'acciaieria, dove sarà mantenuto solo il personale necessario alle manutenzioni. Tra i laminatoi il primo a fermarsi potrebbe essere il treno rotaie, seguito, intorno al primo agosto dagli impianti di finimento.
Per una quarantina di giorni, dunque, lo stabilimento tornerà alla situazione del dicembre scorso, quando l'altoforno fu fermato per la quasi totale mancanza di ordini. A casa potrebbero rimanere in questo periodo circa 1600 persone, con ripercussioni pesanti anche nel sistema delle imprese dell'indotto.
L'opportunità piazzare semiprodotti sul filo della convenienza economica, anche se potrà ridurre i problemi tecnici di una ancor più prolungata fermata dell'altoforno, non attenua certo le difficoltà che sta attraversando il centro siderurgico.
Oltre ai problemi del mercato che hanno già imposto una riduzione dello sfruttamento degli impianti al 65%, la Severstal-Lucchini deve vedersela - come tutte le grandi aziende in questo momento - con problemi finanziari, dovuti alla richiesta di maggiori tassi d'interesse su crediti già ottenuti dalle banche.
Secondo alcune indiscrezioni, l'azienda avrebbe deciso di ridurre i tempi di fermata per attenuare alcuni problemi tecnici, preferendo prolungare le produzioni di semilavorati per i quali, anche se non a prezzi altamente remunerativi, si sarebbero aperti dei piccoli spazi di mercato.
Di conseguenza potrebbero ridurre anche i tempi del ricorso alla cassa integrazione per il personale in esubero. Subito dopo la fermata dell'altoforno, una volta esaurite le scorte, dovrà infatti fermarsi anche l'acciaieria, dove sarà mantenuto solo il personale necessario alle manutenzioni. Tra i laminatoi il primo a fermarsi potrebbe essere il treno rotaie, seguito, intorno al primo agosto dagli impianti di finimento.
Per una quarantina di giorni, dunque, lo stabilimento tornerà alla situazione del dicembre scorso, quando l'altoforno fu fermato per la quasi totale mancanza di ordini. A casa potrebbero rimanere in questo periodo circa 1600 persone, con ripercussioni pesanti anche nel sistema delle imprese dell'indotto.
L'opportunità piazzare semiprodotti sul filo della convenienza economica, anche se potrà ridurre i problemi tecnici di una ancor più prolungata fermata dell'altoforno, non attenua certo le difficoltà che sta attraversando il centro siderurgico.
Oltre ai problemi del mercato che hanno già imposto una riduzione dello sfruttamento degli impianti al 65%, la Severstal-Lucchini deve vedersela - come tutte le grandi aziende in questo momento - con problemi finanziari, dovuti alla richiesta di maggiori tassi d'interesse su crediti già ottenuti dalle banche.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
