Il dolore
Il muro di Cala de’ Frati? E’ la punta di un iceberg
Gabriele Dini
Un muro che tronca in due un sentiero impedendo di arrivare a una bella spiaggia di sabbia bianca. Il caso di Cala de'Frati all'Elba è diventato un simbolo per gli ambientalisti che lottano per la liberazione delle spiagge "sequestrate" da privati che bloccano l'accesso al mare
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PORTOFERRAIO. Sopra Cala de’ Frati c’è un muro che blocca il sentiero verso la spiaggia. A costruirlo i proprietari di alcune ville che dominano questa pregiata zona dell’Elba a poche centinaia di metri dal centro del capoluogo Portoferraio e da luoghi frequentatissimi dai turisti come la Padulella e capo Bianco.
Un caso emblematico di ciò che accade sull’isola, dove da anni Legambiente e i Verdi combattono battaglie per “liberare” le spiagge - la legge afferma che l’accesso al litorale deve essere libero - e renderle nuovamente fruibili per i cittadini. «Tutti i sindaci che si sono avvicendati negli ultimi anni - spiega Umberto Mazzantini, responsabile di Legambiente Arcipelago - hanno promesso di risolvere il problema. Ma alla fine nessuno l’ha mai fatto». Ma non è solo la situazione di Portoferraio a preoccupare gli ambientalisti. Innanzitutto dagli altri comuni elbani, come ricorda lo stesso Mazzantini, non è mai arrivata alcuna risposta. E i casi di spiagge prese in ostaggio da privati - l’ultimo dossier di legambiente ne elencava 13 - restano moltissime. Gli stessoi attivisti di Legambiente hanno fatto tre blitz in zona. L’anno scorso furono invece i Verdi a organizzarne uno. Ma a parte le promesse estorte ai sindaci portoferraiesi di risultati per Cala de’Frati non ne sono arrivati. E quel muro continua a stare in piedi, spezzando il sentiero verso quella spiaggia bianchissima e irraggiungibile.
Come spiega il responsabile di Legambiente non sono solo i padroni delle ville a bloccare gli accessi. A volte i sentieri franano dopo anni di incurie. In molti casi sono grosse strutture alberghiere e campeggi a bloccare gli accessi con sbarre e cartelli. Mazzantini cita a proposito il caso del promontorio Costa dei Gabbiani (nome anche di un albergo che si trova in zona) nel comune di Capoliveri. «Tutta la zona di Calamita - spiega il leader ambientalista - è piena di accessi alle spiagge impediti. I privati fanno poco per risolvere la questione, ma a scandalizzare è l’atteggiamento dei comuni che non fanno rispettare la legge».
Ma non ci sono solo casi negativi. Lo stesso Mazzantini cita infatti l’esempio della spiaggia della Ferrata, sempre a Capoliveri. Lì i proprietari, dopo una segnalazione di Legambiente, hanno provveduto ad aprire l’accesso alla spiaggia e addirittura a segnalarla.
Un caso emblematico di ciò che accade sull’isola, dove da anni Legambiente e i Verdi combattono battaglie per “liberare” le spiagge - la legge afferma che l’accesso al litorale deve essere libero - e renderle nuovamente fruibili per i cittadini. «Tutti i sindaci che si sono avvicendati negli ultimi anni - spiega Umberto Mazzantini, responsabile di Legambiente Arcipelago - hanno promesso di risolvere il problema. Ma alla fine nessuno l’ha mai fatto». Ma non è solo la situazione di Portoferraio a preoccupare gli ambientalisti. Innanzitutto dagli altri comuni elbani, come ricorda lo stesso Mazzantini, non è mai arrivata alcuna risposta. E i casi di spiagge prese in ostaggio da privati - l’ultimo dossier di legambiente ne elencava 13 - restano moltissime. Gli stessoi attivisti di Legambiente hanno fatto tre blitz in zona. L’anno scorso furono invece i Verdi a organizzarne uno. Ma a parte le promesse estorte ai sindaci portoferraiesi di risultati per Cala de’Frati non ne sono arrivati. E quel muro continua a stare in piedi, spezzando il sentiero verso quella spiaggia bianchissima e irraggiungibile.
Come spiega il responsabile di Legambiente non sono solo i padroni delle ville a bloccare gli accessi. A volte i sentieri franano dopo anni di incurie. In molti casi sono grosse strutture alberghiere e campeggi a bloccare gli accessi con sbarre e cartelli. Mazzantini cita a proposito il caso del promontorio Costa dei Gabbiani (nome anche di un albergo che si trova in zona) nel comune di Capoliveri. «Tutta la zona di Calamita - spiega il leader ambientalista - è piena di accessi alle spiagge impediti. I privati fanno poco per risolvere la questione, ma a scandalizzare è l’atteggiamento dei comuni che non fanno rispettare la legge».
Ma non ci sono solo casi negativi. Lo stesso Mazzantini cita infatti l’esempio della spiaggia della Ferrata, sempre a Capoliveri. Lì i proprietari, dopo una segnalazione di Legambiente, hanno provveduto ad aprire l’accesso alla spiaggia e addirittura a segnalarla.
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