Il Tirreno

Il muro di Cala de’ Frati? E’ la punta di un iceberg

Gabriele Dini
Il muro di Cala de’ Frati? E’ la punta di un iceberg

Un muro che tronca in due un sentiero impedendo di arrivare a una bella spiaggia di sabbia bianca. Il caso di Cala de'Frati all'Elba è diventato un simbolo per gli ambientalisti che lottano per la liberazione delle spiagge "sequestrate" da privati che bloccano l'accesso al mare

2 MINUTI DI LETTURA





PORTOFERRAIO. Sopra Cala de’ Frati c’è un muro che blocca il sentiero verso la spiaggia. A costruirlo i proprietari di alcune ville che dominano questa pregiata zona dell’Elba a poche centinaia di metri dal centro del capoluogo Portoferraio e da luoghi frequentatissimi dai turisti come la Padulella e capo Bianco.

Un caso emblematico di ciò che accade sull’isola, dove da anni Legambiente e i Verdi combattono battaglie per “liberare” le spiagge - la legge afferma che l’accesso al litorale deve essere libero - e renderle nuovamente fruibili per i cittadini. «Tutti i sindaci che si sono avvicendati negli ultimi anni - spiega Umberto Mazzantini, responsabile di Legambiente Arcipelago - hanno promesso di risolvere il problema. Ma alla fine nessuno l’ha mai fatto». Ma non è solo la situazione di Portoferraio a preoccupare gli ambientalisti. Innanzitutto dagli altri comuni elbani, come ricorda lo stesso Mazzantini, non è mai arrivata alcuna risposta. E i casi di spiagge prese in ostaggio da privati - l’ultimo dossier di legambiente ne elencava 13 - restano moltissime. Gli stessoi attivisti di Legambiente hanno fatto tre blitz in zona. L’anno scorso furono invece i Verdi a organizzarne uno. Ma a parte le promesse estorte ai sindaci portoferraiesi di risultati per Cala de’Frati non ne sono arrivati. E quel muro continua a stare in piedi, spezzando il sentiero verso quella spiaggia bianchissima e irraggiungibile.

Come spiega il responsabile di Legambiente non sono solo i padroni delle ville a bloccare gli accessi. A volte i sentieri franano dopo anni di incurie. In molti casi sono grosse strutture alberghiere e campeggi a bloccare gli accessi con sbarre e cartelli. Mazzantini cita a proposito il caso del promontorio Costa dei Gabbiani (nome anche di un albergo che si trova in zona) nel comune di Capoliveri. «Tutta la zona di Calamita - spiega il leader ambientalista - è piena di accessi alle spiagge impediti. I privati fanno poco per risolvere la questione, ma a scandalizzare è l’atteggiamento dei comuni che non fanno rispettare la legge».

 Ma non ci sono solo casi negativi. Lo stesso Mazzantini cita infatti l’esempio della spiaggia della Ferrata, sempre a Capoliveri. Lì i proprietari, dopo una segnalazione di Legambiente, hanno provveduto ad aprire l’accesso alla spiaggia e addirittura a segnalarla.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa