Sicurezza
piombino
«Così siamo condannati a fine certa»
Luca Centini
La rabbia dei marittimi Toremar all'assemblea a bordo del Planasia
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PIOMBINO. Il porto di Piombino era avvolto da un’atmosfera strana, più tranquilla del solito ma allo stesso tempo carica di tensione. Ieri mattina i tre traghetti della flotta Toremar, fino a quel momento impegnati a fare la spola tra Piombino e l’Isola d’Elba, si sono fermati, attraccati alle banchine e con i portelloni d’ingresso ben serrati. Un’intera flotta si è bloccata sui moli del porto, svuotata di passeggeri e degli stessi membri degli equipaggi. Bastava alzare di poco lo sguardo per capire il motivo dello stop inatteso. Un motivo ben leggibile nello striscione issato sul ponte del traghetto Aethalia: «Lavoro per tutti, precari e non contro il disarmo». A partire dalle 9,30 i collegamenti dei traghetti Toremar si sono infatti fermati per lasciare spazio all’assemblea dei lavoratori, in agitazione dopo aver appreso la notizia dei possibili tagli che il governo apporterebbe al personale Tirrenia, di cui Toremar è una società controllata. Lo spettro della cassa integrazione e della perdita del posto di lavoro ha infiammato la protesta dei dipendenti della compagnia che, solo qualche metro più in là, hanno organizzato un picchetto di protesta all’interno del traghetto Moby Ale pronto a partire per Portoferraio.
Circa 50 persone, tra membri dell’equipaggio e responsabili sindacali, hanno dato vita a una discussione accesa ma pacifica, conclusa con la comunicazione del comandante del Moby Ale che ha predisposto la partenza con un quarto d’ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia. Qualche minuto di attesa e poi il via all’assemblea, tenuta nel salone della nave Planasia. Per una volta le poltrone adibite al relax dei passeggeri hanno ospitato i lavoratori marittimi, disposti intorno ai responsabili sindacali Pietro Dapelo, coordinatore nazionale Film-Cgil, Andrea Sirabella della Uil Trasporti regionale e Agostino Salza, responsabile Film-Cgil regionale. Fin da subito il dibattito è stato vivace, a tratti spigoloso, con continue interruzioni e interventi dei lavoratori, sensibili alle considerazioni fatte dai sindacalisti. Se i rischi legati ai tagli annunciati dal governo e la pianificazione delle iniziative di protesta hanno occupato un ruolo centrale nella discussione, non è mancato chi, anche in modo colorito, ha cercato di mettere a nudo i problemi della compagnia navale che sta vivendo una fase di forti difficoltà.
«Per curare un malato bisogna capire la causa della malattia - ha spiegato Alessandro Cosci, responsabile Ugl - nessuno sembra chiedersi perché la Toremar sta andando a fondo. Abbiamo un amministrazione capace, gli uffici sono efficienti? Esiste un piano aziendale? Se non si trovano le soluzioni per migliorare, siamo destinati alla fine». Il quadro aziendale tracciato dai dipendenti Toremar non lascia spazio alle interpretazioni. «Mentre “i cugini di campagna della Moby” immettevano l’Aki nella tratta elbana, noi viaggiamo senza passeggeri - continua Cosci - Il 2 maggio siamo tornati da Portoferraio con sette passeggeri e zero macchine a bordo». «Troppo spesso trasportiamo aria, queste cose vanno denunciate - sbotta Pirro Taddei - purtroppo i problemi sono molti, ma credo che le responsabilità principali siano dei dirigenti della società». Diverse le voci che hanno preso parte al dibattito, spesso critiche nei confronti della gestione della compagnia e del piano di privatizzazione in blocco della società Tirrenia, già annunciato dal governo.
«Il problema è legato al mercato del lavoro - spiega uno degli ufficiali Toremar presenti all’assemblea - finchè gli armatori privati non saranno costretti a rispettare gli stessi livelli di garanzia presenti nel pubblico, le compagnie come la Toremar non potranno che sprofondare. Gli armatori privati costruiscono navi su navi, l’Autorità portuale dispone di uffici galattici, mentre da noi si presenta il problema di tutelare i posti di lavoro». C’è invece chi si è soffermato sui problemi concreti, a partire dai tempi di riparazione delle imbarcazioni fino agli aspetti legati alla quotidianetà. «Ci è capitato perfino di aver terminato le scorte d’acqua a bordo del traghetto - spiega Alessandro Cosci - il Marmorica è fermo da un mese quando, in una situazione di normalità, sarebbero bastati 4-5 giorni per renderlo nuovamente operativo». L’agitazione dei lavoratori non si è placata con le iniziative di ieri e proseguirà nei prossimi giorni, preannunciando un’estate movimentata per la compagnia di navigazione. Domani si terranno nuove assemblee tra i dipendenti, mentre è in programma per il prossimo 15 maggio lo sciopero dei marittimi, indetto da tutti i sindacati.
Circa 50 persone, tra membri dell’equipaggio e responsabili sindacali, hanno dato vita a una discussione accesa ma pacifica, conclusa con la comunicazione del comandante del Moby Ale che ha predisposto la partenza con un quarto d’ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia. Qualche minuto di attesa e poi il via all’assemblea, tenuta nel salone della nave Planasia. Per una volta le poltrone adibite al relax dei passeggeri hanno ospitato i lavoratori marittimi, disposti intorno ai responsabili sindacali Pietro Dapelo, coordinatore nazionale Film-Cgil, Andrea Sirabella della Uil Trasporti regionale e Agostino Salza, responsabile Film-Cgil regionale. Fin da subito il dibattito è stato vivace, a tratti spigoloso, con continue interruzioni e interventi dei lavoratori, sensibili alle considerazioni fatte dai sindacalisti. Se i rischi legati ai tagli annunciati dal governo e la pianificazione delle iniziative di protesta hanno occupato un ruolo centrale nella discussione, non è mancato chi, anche in modo colorito, ha cercato di mettere a nudo i problemi della compagnia navale che sta vivendo una fase di forti difficoltà.
«Per curare un malato bisogna capire la causa della malattia - ha spiegato Alessandro Cosci, responsabile Ugl - nessuno sembra chiedersi perché la Toremar sta andando a fondo. Abbiamo un amministrazione capace, gli uffici sono efficienti? Esiste un piano aziendale? Se non si trovano le soluzioni per migliorare, siamo destinati alla fine». Il quadro aziendale tracciato dai dipendenti Toremar non lascia spazio alle interpretazioni. «Mentre “i cugini di campagna della Moby” immettevano l’Aki nella tratta elbana, noi viaggiamo senza passeggeri - continua Cosci - Il 2 maggio siamo tornati da Portoferraio con sette passeggeri e zero macchine a bordo». «Troppo spesso trasportiamo aria, queste cose vanno denunciate - sbotta Pirro Taddei - purtroppo i problemi sono molti, ma credo che le responsabilità principali siano dei dirigenti della società». Diverse le voci che hanno preso parte al dibattito, spesso critiche nei confronti della gestione della compagnia e del piano di privatizzazione in blocco della società Tirrenia, già annunciato dal governo.
«Il problema è legato al mercato del lavoro - spiega uno degli ufficiali Toremar presenti all’assemblea - finchè gli armatori privati non saranno costretti a rispettare gli stessi livelli di garanzia presenti nel pubblico, le compagnie come la Toremar non potranno che sprofondare. Gli armatori privati costruiscono navi su navi, l’Autorità portuale dispone di uffici galattici, mentre da noi si presenta il problema di tutelare i posti di lavoro». C’è invece chi si è soffermato sui problemi concreti, a partire dai tempi di riparazione delle imbarcazioni fino agli aspetti legati alla quotidianetà. «Ci è capitato perfino di aver terminato le scorte d’acqua a bordo del traghetto - spiega Alessandro Cosci - il Marmorica è fermo da un mese quando, in una situazione di normalità, sarebbero bastati 4-5 giorni per renderlo nuovamente operativo». L’agitazione dei lavoratori non si è placata con le iniziative di ieri e proseguirà nei prossimi giorni, preannunciando un’estate movimentata per la compagnia di navigazione. Domani si terranno nuove assemblee tra i dipendenti, mentre è in programma per il prossimo 15 maggio lo sciopero dei marittimi, indetto da tutti i sindacati.
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