Finanza
elba
Spiagge a rischio inquinamento
Valentina Landucci
Gli sversamenti di percolato potrebbero aver raggiunto il mare
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CAMPO NELL’ELBA. Anche le spiagge sono a rischio. L’ipotesi non è da escludere. Lo stabiliranno le indagini, non ancora concluse, del corpo forestale di Marciana Marina. Quelle che hanno preso il via lunedì mattina con il blitz all’interno della discarica di Literno, gestita dalla Esa (Elbana servizi ambientali). Gli sversamenti di percolato, il liquido inquinante proveniente dai rifiuti della discarica, hanno invaso il fosso del Teodolino. Ma potrebbero essere arrivati fino al mare, a contaminare una delle spiagge più grandi dell’isola, quella di Marina di Campo. E’ questa l’ipotesi che preoccupa ambientalisti, operatori turistici e amministratori all’indomani dell’operazione della forestale che, da Literno, ha prelevato dei campioni della sostanza inquinante e acquisito alcuni documenti che verranno messi a disposizione della magistratura. «Le recenti ipotesi di ampliamento di questa discarica - spiega Sauro Rocchi, assessore di Campo nell’Elba - non ci hanno mai preoccupato: ben vengano miglioramenti là dove possibile. Quello che come Comune è sempre stato fonte di timore, e gli ultimi fatti ci danno ragione, è lo stato di salute della discarica, la cura di un sito pericoloso per l’ambiente e per la nostra principale risorsa economica: la spiaggia di Marina di Campo».
La forestale è chiamata anzitutto ad accertare perché siano avvenuti gli sversamenti e quanto grave sia il danno ambientale a essi collegato. Per ora è stata individuata l’origine del problema all’interno del corpo A della discarica: l’ala più vecchia dell’area dove oggi non si conferiscono più rifiuti. Il copro A è chiuso dal 2000. Ma una discarica chiusa non significa un problema risolto: per anni continua a produrre percolato. Ed il problema di Literno è che la quantità di liquido inquinante prodotta è troppa considerato che si tratta di una discarica “vecchia”. Da qui l’ipotesi che siano stati commessi degli errori nella gestione dell’impianto o quanto meno che non siano state prese le dovute precauzioni in una situazione di emergenza, come quella degli ultimi giorni con piogge intense che aumentano il rischio di sversamenti. In proposito una spiegazione potrebbero darla i vertici di Esa che, al momento, preferiscono non parlare in attesa della notifica degli annunciati tre avvisi di garanzia ad altrettanti esponenti dell’azienda pubblica. Non è escluso, tuttavia, che il numero degli indagati possa crescere, coinvolgendo anche altre persone che, nei lunghi anni di vita di Literno, si sono occupate del sito
La forestale è chiamata anzitutto ad accertare perché siano avvenuti gli sversamenti e quanto grave sia il danno ambientale a essi collegato. Per ora è stata individuata l’origine del problema all’interno del corpo A della discarica: l’ala più vecchia dell’area dove oggi non si conferiscono più rifiuti. Il copro A è chiuso dal 2000. Ma una discarica chiusa non significa un problema risolto: per anni continua a produrre percolato. Ed il problema di Literno è che la quantità di liquido inquinante prodotta è troppa considerato che si tratta di una discarica “vecchia”. Da qui l’ipotesi che siano stati commessi degli errori nella gestione dell’impianto o quanto meno che non siano state prese le dovute precauzioni in una situazione di emergenza, come quella degli ultimi giorni con piogge intense che aumentano il rischio di sversamenti. In proposito una spiegazione potrebbero darla i vertici di Esa che, al momento, preferiscono non parlare in attesa della notifica degli annunciati tre avvisi di garanzia ad altrettanti esponenti dell’azienda pubblica. Non è escluso, tuttavia, che il numero degli indagati possa crescere, coinvolgendo anche altre persone che, nei lunghi anni di vita di Literno, si sono occupate del sito
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