Il Tirreno

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Incidenti e scelte sbagliate, flotta Toremar sempre più giù

Giorgio Pasquinucci
Incidenti e scelte sbagliate, flotta Toremar sempre più giù

Marmorica dal 17 aprile in cantiere dopo l'urto col molo a Portoferraio e ora un mese per riparare l'aliscafo Traghetti vuoti il Primo Maggio, poi corse saltate per i riposi obbligatori il giorno di punta del controesodo

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PIOMBINO. Che sta succedendo alla flotta Toremar? Il 17 aprile scorso - guarda caso un venerdì - il traghetto Mormorica, in fase di attracco a Portoferraio, subisce un’avaria al motore e sbatte contro la banchina. Domenica pomeriggio l’aliscafo Fabricia s’incaglia a poche decine di metri dall’ormeggio al porto di Piombino, mai successo in tutta la storia dei collegamenti veloci con l’Elba. Sulla compagnia di navigazione pubblica, in via di privatizzazione, sembra davvero piovere sul bagnato. Il Marmorica dal giorno dell’incidente è fermo in cantiere a Livorno per le riparazioni e rientrerà in servizio soltanto alla fine della prossima settimana. Il traghetto in questo mese non è stato sostituito e la compagnia ha tamponato la situazione caricando dieci corse di coppie giornaliere su due navi, l’Aethalia e l’Oglasa, delle undici programmate con tre. Per una settimana, dopo l’incidente al Marmorica, la Toremar ha anche dimezzato le corse del Planasia tra Piombino e Rio Marina, sollevando anche le proteste del sindaco Francesco Bosi, per rafforzare i collegamenti con Portoferraio.

Ed ora, dopo l’incagliamento, anche l’aliscafo dovrà stare fermo per almeno un mese, secondo le valutazioni dei tecnici Toremar, per le riaprazioni all’asse e all’elica di dritta. Un lavoro che si potrebbe fare in tre giorni, ma che implica la messa in secca del Fabricia, che si sta pensando di sollevare dall’acqua con una gru dei portuali e riparare su uno dei piazzali del porto di Piombino. Un incidente che ha sollevato polemiche sullo stato dei fondali del porto, in particolare nel canale che l’aliscafo è costretto a percorrere per raggiungere l’ormeggio. E a quanto sembra dagli accertamenti fatti dai sub, a danneggiare l’asse e la conseguente frantumazione dell’elica sarebbe stato l’urto con una catenaria che non a più ragione di stare sui fondali, visto che sembra risalire all’attività del cantierino chiuso da almeno da una trentina d’anni. Ma non è solo la sfortuna a perseguitare in questo brutto periodo la Toremar. Nel periodo di massima punta del weekend del Primo Maggio, mentre la Moby immetteva fin da giovedì sulla linea per Portoferraio il maxi traghetto Aki (200 persone 750 auto) prevedendo il passaggio di ben trentamila turisti, la Toremar ha ritardato le corse straordinarie, prevedendole solo a partire da venerdì.

Risultato - come hanno evidenziato i sindacati di categoria nelle loro critiche - che i traghetti Toremar sono andati su e già per il Canale semivuoti per tutto il Primo Maggio, visto che la maggioranza dei turisti era già all’Elba dal giorno precedente. Con l’aggiunta che, per effettuare le corse straordinarie venerdì e sabato e domenica, gli equipaggi sono stati sottoposti ad un tour de force e la Toremar ha dovuto far saltare la prima partenza di lunedì mattina da Portoferraio, nel momento di punta del controesodo, per far risposare il personale come previsto dal contratto edalò codice di navigazione. Sembra, dunque, che in questo momento di particolare incertezza sul futuro, tutto concorra ad offuscare l’immagine della compagnia pubblica, che pure resta, tra quelle regionali del gruppo Tirrenia, di gran lunga la più efficiente. Agostino Salsa - uno dei responsabili della Filt provinciale - esclude tuttavia che la situazione di crisi e di incertezza in cui si trova la Toremar incida sulla sicurezza dei lavoratori e dei passeggeri.

«Sui temi della sicurezza non deroghiamo sostiene Salsa - e del resto anche gli ispettori della società, oltre al Rina, vigilano costantemente sulla sicurezza delle navi». «Certo che ci sono state situazioni in cui non veniva garantita - sostiene il segretario provinciale Filt Maurizio Colombai - neanche la fornitura del materiale di necessità quotidiana o delle vernici, così che il personale di bordo era costretto a fare poco più di qualche rattoppo. Per quanto riguarda le navi però la nostra posizione è chiara: quel poco di risorse disponibili che restano devono essere spese per garantire la sicurezza dei lavoratori e dei passeggeri». Per il resto i lavoratori Toremar stanno vivendo una situazione di grave incertezza sul futuro. La Tirrenia ha annunciato un taglio del 40% alla flotta, il che significa rinunciare a ben 28 navi. «Anche se questo - precisa l’onorevole del Pd Silvia Velo, vicepresidente della commissione trasporti della Camera - non è detto che coinvolga la Toremar.

Certo che mancano ancora risposte precise da parte del governo sul percorso di privatizzazione della Tirrenia e ci sono contraddizioni tra quello previsto nel decreto ministeriale e quanto ha sostenuto il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani nella sua audizione alla commissione Trasporti della Camera». «Il problema è - conferma il segretario della Filt Colombai - che il ministro dei Trasporti Altero Matteoli sostiene, a torto, che l’Unione Europea non consentirebbe lo spacchettamento dalla Tirrenia delle compagnie regionali, mentre a noi risulta chi non ci sia alcun impedimento normativo. Come sindacato, dunque, noi sosteniamo la stessa linea proposta dall’assessore regionale Conti: prima lo spacchettamento di Toremar dalla Tirrenia e poi la fase della privatizzazione pilotata dalla Regione, garantendo così la continuità dei servizi». Ma la strada è incerta e tortuosa, tanto da far sospettare che «sia in corso un giochetto - conclude Colombai - per far crescere gli appetiti su qualcosa che costa sempre meno».

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