ELBA
I liquami minacciano le spiagge
Valentina Landucci
Campo, sostanze inquinanti dalla discarica in un canale
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CAMPO NELL’ELBA. Liquame nei fossi. Dalla discarica, giù giù fino al mare. E’ solo un’ipotesi. Ma gli operatori turistici elbani tremano. Non solo la crisi, nemico numero delle vacanze. Ora anche l’inquinamento. Di quello pesante, derivante dai rifiuti accumulati in discarica e rimasti a fermentare, tra gas nocivi e sostanze tossiche, per diversi anni. Quel tipo di inquinamento di cui gli uomini della Forestale hanno già accertato l’esistenza nell’area intorno alla discarica di Literno a Campo nell’Elba, ipotizzando il reato di danno ambientale e deturpamento di bellezze naturali per tre dirigenti della società che gestisce l’impianto. Da qui esce il liquido nero e marrone che ha già invaso il fosso del Teodolino e che potrebbe raggiungere quello di Galea fino al mare e ad alcune delle spiagge più belle dell’isola.
Gli avvisi di garanzia non sono ancora arrivati ai destinatari. Denunce e atti formali per l’avvio dell’indagine da parte della Procura sono in viaggio tra l’Elba e Livorno. Ma non è tanto l’attesa di inquisiti eccellenti a far discutere in queste ore.
Dopo l’intervento della Forestale di Marciana Marina a Literno il pensiero di imprenditori, ambientalisti e politici è andato al mare, «alle spiagge più grandi dell’isola - spiega Sauro Rocchi, assessore a Campo nell’Elba - la nostra principale fonte di reddito». Questa era la principale preoccupazione dell’amministrazione campese: una gestione non oculata dell’impianto di Literno, uno sversamento di percolato. Esattamente quello che la Forestale ha individuato lunedì mattina in un canale a ridosso della discarica, il fosso del Teodolino, affluente del Galea.
Il blitz è scattato intorno alle 10. Prima i rilievi ed i campionamenti sul corso d’acqua, poi le indagini all’interno della discarica, dismessa ormai dal 2004. L’impianto, gestito dalla società pubblica Esa e di proprietà degli otto Comuni dell’Elba, non riceve più rifiuti ma costa, quotidianamente, quasi mille euro. La cifra che serve per svuotare le vasche di raccolta del percolato, caricarlo in autobotti e trasportarlo in continente per il trattamento. Sull’isola, infatti, non ci sono strutture in grado di smaltire il liquido inquinante.
A Literno il guaio, secondo gli inquirenti, sarebbe che in una sezione della discarica, il campo A, chiusa nel 2000, i rifiuti depositati sotto terra producono troppo percolato. Il motivo è ancora da stabilire. Potrebbe anche trattarsi di un problema strutturale, ad esempio infiltrazioni, o di una cattiva gestione dell’impianto. Il dato certo è che le indagini sono tutt’altro che chiuse e ai primi tre indagati, tutti esponenti di Esa, potrebbero presto aggiungersi nuove persone coinvolte, negli anni, in interventi più o meno significativi sulla discarica.
La storia del Literno, infatti, non è mai stata semplice come tutte le storie di rifiuti all’Elba. La spazzatura elbana viaggia ancora sui traghetti perché non sono sufficienti gli impianti locali per il trattamento, la differenziata resta a livelli molto bassi rispetto alla media toscana ed i costi lievitano paurosamente per cittadini ed imprese. Una situazione che Legambiente Arcipelago denuncia da anni e di cui torna a parlare dopo il blitz della Forestale. «E’ chiaro che l’intero ciclo dei rifiuti è fuori dal controllo politico - scrive Legambiente - e che i nostri amministratori stanno giocando con il fuoco di un’emergenza infinita. In mancanza di un progetto serio questa non sarà né l’ultima né la peggiore delle emergenze».
Gli avvisi di garanzia non sono ancora arrivati ai destinatari. Denunce e atti formali per l’avvio dell’indagine da parte della Procura sono in viaggio tra l’Elba e Livorno. Ma non è tanto l’attesa di inquisiti eccellenti a far discutere in queste ore.
Dopo l’intervento della Forestale di Marciana Marina a Literno il pensiero di imprenditori, ambientalisti e politici è andato al mare, «alle spiagge più grandi dell’isola - spiega Sauro Rocchi, assessore a Campo nell’Elba - la nostra principale fonte di reddito». Questa era la principale preoccupazione dell’amministrazione campese: una gestione non oculata dell’impianto di Literno, uno sversamento di percolato. Esattamente quello che la Forestale ha individuato lunedì mattina in un canale a ridosso della discarica, il fosso del Teodolino, affluente del Galea.
Il blitz è scattato intorno alle 10. Prima i rilievi ed i campionamenti sul corso d’acqua, poi le indagini all’interno della discarica, dismessa ormai dal 2004. L’impianto, gestito dalla società pubblica Esa e di proprietà degli otto Comuni dell’Elba, non riceve più rifiuti ma costa, quotidianamente, quasi mille euro. La cifra che serve per svuotare le vasche di raccolta del percolato, caricarlo in autobotti e trasportarlo in continente per il trattamento. Sull’isola, infatti, non ci sono strutture in grado di smaltire il liquido inquinante.
A Literno il guaio, secondo gli inquirenti, sarebbe che in una sezione della discarica, il campo A, chiusa nel 2000, i rifiuti depositati sotto terra producono troppo percolato. Il motivo è ancora da stabilire. Potrebbe anche trattarsi di un problema strutturale, ad esempio infiltrazioni, o di una cattiva gestione dell’impianto. Il dato certo è che le indagini sono tutt’altro che chiuse e ai primi tre indagati, tutti esponenti di Esa, potrebbero presto aggiungersi nuove persone coinvolte, negli anni, in interventi più o meno significativi sulla discarica.
La storia del Literno, infatti, non è mai stata semplice come tutte le storie di rifiuti all’Elba. La spazzatura elbana viaggia ancora sui traghetti perché non sono sufficienti gli impianti locali per il trattamento, la differenziata resta a livelli molto bassi rispetto alla media toscana ed i costi lievitano paurosamente per cittadini ed imprese. Una situazione che Legambiente Arcipelago denuncia da anni e di cui torna a parlare dopo il blitz della Forestale. «E’ chiaro che l’intero ciclo dei rifiuti è fuori dal controllo politico - scrive Legambiente - e che i nostri amministratori stanno giocando con il fuoco di un’emergenza infinita. In mancanza di un progetto serio questa non sarà né l’ultima né la peggiore delle emergenze».
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